Categoria: DISCUSSIONE

Destra e Sinistra. Il “nuovo”.

Si è aperto in questi giorni un interessante dialogo fra Alessandro Monicelli e Fabio Mazali. Galeotto fu il post in solidarietà ad Antonio Ingroia e i commenti che ne seguirono… Sia Fabio Mazali che Giuliana Pons hanno infatti ritenuto inopportuno l’intervento del magistrato al convegno dei Comunisti italiani.

Poichè il dibattito è avvenuto per mail e non su questo blog, ne riportiamo qui gli stralci (col consenso delle parti!).

Chiediamo al lettore lo sforzo non semplice di dover distinguere gli interlocutori in base al colore. Buona lettura.

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Destra e sinistra: davvero il “nuovo” passa dal superamento di questo dualismo ottocentesco?

E’ la domanda che traspare da ogni discussione e conflitto non solo politico, ma culturale e me la ritrovo, pari pari, in un messaggio con il quale mi si “contesta”

(1 – Alessandro, non contesto nulla, non me lo permetterei mai; sarebbe da parte mia una scorrettezza e una mancanza di educazione … il senso della mia e-mail – più che vederla come una sollecitazione – era quello esposto sopra e nulla più)

l’omaggio che ho voluto tributare al magistrato Ingroia che, definitosi “Partigiano della Costituzione” ad un dibattito del congresso del PdCI, era stato violentemente attaccato da uomini del governo della, ahimè,  “destra” (fascista e s-fascista) che gestisce il potere in Italia negli ultimi 20 anni.

(2 – Se proprio vogliamo parlare di destra, preferirei aver a che fare con quanto ha scritto Cordero spesso su Repubblica: la vera destra era quella liberista che vedeva nello stato un controllore, certo non coercitivo – e qui si apre tutta la questione del “controllo statale” -, ma un controllore ed in cambio ammetteva una forte legalità perché capiva benissimo che il mercato aveva bisogno di regole da rispettare … mica na robetta … questa destra cosa ha a che fare col PDL? Credo che quella italiana degli ultimi 17 anni non abbia avuto nulla a che fare con quel tipo di destra … ecco perché, ma forse sbaglio, dire fascista e s-fascista a questa destra non ha senso; e non lo ha neppure perché così si toglie senso al valore storico che ha la parola fascista; forse lo ha perché dentro nel PDL ci sono numerose persone che arrivano dall’MSI? … non sono uno storico, attenzione, e quindi potrei commettere gravi errori).

Ma evidentemente le idee sono confuse non solo a destra…

(3 – sì, certo, forse sono confuse, ma forse no! Forse sono idee che vogliono scavalcare questo famoso dualismo, senza mettere in dubbio valori condivisi, già acquisiti, dati spesso per scontati; è questo per me il punto fondamentale: superare il dualismo dentro cui ancora vogliamo stare senza capire che il mondo esterno è sfarinato in tanti rivoli che cercano una collocazione; e questo è l’altro errore: cercare per forza una collocazione dentro un recinto storico sorpassato dall’evolversi della realtà (questo non significa per nulla dire che il passato va dimenticato, che le idee devono essere buttate o rottamate, o che ci sono valori fondanti, quelli nella Costituzione, della nostra società cui dare minor peso – giustizia, scuola, formazione, lavoro, impresa ecc – ma che devono essere riviste, cambiate, migliorate per innestarsi nella realtà: attenzione, oggi, la realtà corre più veloce delle idee e quindi pongo un altro problema: se la realtà supera la fantasia, come sostiene qualcuno, e anche le idee spesso inseguono l’evolversi dei cambiamenti sociali, commettiamo un errore o no nel pensare che le nostre idee, di qualunque tipo, possano incidere sulla realtà stessa? E così facendo non commettiamo forse un duplice errore nel volerle ancora inserire in un recinto, dx o sx (nel senso che definirei, forse sbagliando, “classico degli ultimi 65 anni”), di quel tipo?).

Ingroia non ha certo bisogno della mia difesa: ma credo che in questo momento di grande smarrimento dei valori civici, sia di grande insegnamento chi non lesina come lui (nelle scuole – come Gerardo Colombo!, nelle interviste, nelle manifestazioni pubbliche, ovunque lo chiamino – anche nei partiti che hanno perso significato storico – testimonia da che parte sta.)

 

Gherardo Colombo

Gherardo Colombo

(4 – Non ho alcun dubbio di dove stia Ingroia, ma forse io sto da un’altra parte? NO, assolutamente NO. E’ proprio qui l’errore, pensare che se uno è di sinistra deve essere l’unico che sta per valori che per me sono condivisi – per molti dovrebbero esserlo – quali la giustizia, il rispetto per l’individuo, l’attenzione per il più debole ecc. Per me quei valori fondanti nella Costituzione – e diciamolo: la più bella che possa esserci, soprattutto per quanto concerne il Titolo I° – sono già nel mio DNA e in quello di moltissime persone, che non si rivedono più in quel dualismo).

E sì, caro Fabio, bisogna sapere scegliere da quale parte si sta non per perpetrare vecchi schemi, ma per incarnare valori.

(5 – Mi spiace, non concordo: per me i valori fondanti che come stato, nazione, società civile, ci siamo dati, grazie a quel dualismo, alle lotte del 900, vengono prima, proprio perché già nei nostri DNA, di ogni dualismo; insomma è come dire, prima di iniziare a giocare una qualsiasi partita, che ci sono regole precise, di tutti (ottenute dal passato, da scontri del passato, da lotte, guerre, battaglie, dialettica ecc), che ci permettono di giocare una partita onestamente che il migliore vincerà – sapendo che un giorno tocca a me vincere, un giorno a te -; però questo non ferma la possibilità di modificare le regole, di trovarne delle nuove nel momento in cui una partita ti mette di fronte a questioni nuove e non è onesto dire che le eventuali nuove regole devono essere trovate, ad esempio, solo dagli allenatori o messe dentro un percorso scritto da chi ci precede … non ha senso la storia così!!! Non ha senso la vita!!! Se mi rifaccio al concetto di Democrazia, non è forse nata ad Atene ma ammetteva comunque l’esistenza degli schiavi? Ora siamo ad un nuovo concetto di democrazia … si è arrivati alla web-democrazia, sulla scorta della quale stanno avvenendo infiniti cambiamenti sociali ovunque ti giri con lo sguardo).

Buttiamo a mare tutto, destra, sinistra, centro, fascisti, comunisti, partigiani (ma perché li hai messi fra parentesi dopo comunisti come fossero la stessa cosa – la storia ci dice che partigiani furono chi scelse di stare “contro” il fascismo e questi furono comunisti, socialisti, repubblicani, liberali, cattolici, azionisti -)… e poi?

(6 – In questo non sono stato attento; non ho pensato a quanto mi sottolinei tu; non c’era alcun intento diretto o dietrologico nell’accostare quelle parole che hanno un valore importante; non era mia intenzione sminuirne il valore, il passato, le persone che hanno incarnato quei valori – tanto per esser concorde con te: il miglior Presidente della Repubblica che abbiamo avuto fu Pertini, per me; e conosciamo benissimo la Sua storia -; ma i motivi son due, forse, dell’accostamento: uno, quando si scrivono e-mail, sai benissimo che la velocità o la fretta ti costringe a tagliar corto, senza troppo badare ad accostamenti, errori ecc; secondo, e questo per me è importante, questi 17 anni sono stati una tragedia, un pezzo della nostra storia da lasciare ai libri di storia (ed anche di sociologia … fin anche di antropologia); anni in cui qualcuno, mister B. ed i suoi sodali, ha voluto per motivi strettamente personali – un nemico, che esista o meno, per gli interessi di pochi, lo devi sempre avere e quindi lo devi creare se non esiste … ragionamento che faccio se sto dentro il circuito “o con me o contro di me” – ricreare un nemico che non c’era più dall’89. Ed anche a sinistra siamo stati al gioco … abbiamo commesso l’errore grave di metterci dentro una battaglia del tipo “contro di te” … non abbiamo avuto l’autorevolezza di sbeffeggiare quel tentativo con forza … così han perso di valore anche parole importanti della nostra storia che ci han portato fin qui).

La storia non si butta mai via, ma la si studia con l’attenzione che meritano i materiali fondamentali della vita.

Come un buon contadino sceglie con cura i semi da far fecondare, cosi’ l’uomo dell’oggi sceglie i valori su cui costruire la sua vita e quella della società in cui gli è dato di vivere e scegliere vuol dire selezionare, vuol dire accogliere e rifiutare, vuol dire schierarsi da una parte e non dall’altra.

Credi che senza storia e senza memoria si possa costruire il nuovo che oggi va tanto di moda in uomini che poi si rivelano piccoli e che non si accorgono nemmeno di dire cose  vecchie solo perché “twittano” e “bloggano” e “chattano”…

(7 – Appunto: io la storia vorrei che fosse studiata, per bene, soprattutto quella del 900, perché è la storia da cui è nata questa Repubblica; e quindi mi schiero dalla parte di quei valori che partono dall’attuale Costituzione, come un dato di fatto, che andrebbe portata nelle scuole come faceva Calamandrei – “già, già, lo vorrei ancora qua”, tanto per usare Vasco un po’ rivisto -, ma che di sicuro non si ferma ad un di qua o di la, perché farei un errore gravissimo nei confronti delle nuove generazioni, come della mia, ossia quello di prendere in mano il carretto costruito da altri (quindi apprezzando lo sforzo per costruirlo) e di poterlo abbellire in assoluta autonomia, magari togliendo qualcosa per aggiungere altro).

(8 – Tutto quanto sostieni sotto, è pienamente condivisibile … ma io non lo vorrei trascinare dentro il solito dualismo per quanto detto sopra. E per me, se devo stare con qualcuno, è da stare con coloro che guardano ai più deboli, da sempre. Ma questo non significa porsi in antitesi con chi ha di più o non si accorge di avere di più; ogni nostro passo è fatto di azioni che comportano una presa di posizione, ma sempre più, da ora in avanti, queste prese di posizione non saranno più inscrivibili in un dualismo, ma in un pragmatismo che non offenda la dignità delle persone, in primis quelle più deboli).

Prendiamo come esempio uno slogan del buon Renzi (non è solo lui comunque), uno che si presenta col piglio sicuro di chi, oltre a sapersi muovere con furbizia e destrezza sul grande palcoscenico dell’apparire, non ha dubbi di rappresentare il nuovo: “sto con Marchionne senza se e senza ma!”. ( Cosa c’è di nuovo? A prescindere che personalmente di se e di ma  me ne porto dietro tanti su questo come su altri tanti temi, ma in cosa consiste la novità?  Non ti pare che sia una normalissima per non dire banale presa di posizione di fronte ad un conflitto sociale che da secoli pone il ricco contro il povero, il padrone contro il servo, il capitale contro il lavoro?

(9 – Forse … ma forse no: guarda che oggi la complessità del mondo è tale che il lavoro non esiste senza il capitale e viceversa … la situazione attuale è prima di tutto dovuta ad una crisi del sistema mondiale della produzione, non tanto della finanza, che viene in conseguenza del fatto che quel modello di produzione fordista – che ci arriva poi dalla rivoluzione industriale – non funziona più e quindi per mantenerlo in piedi esso si deve trovare nuovi porti in cui insediarsi a danno dei più deboli – si veda il mondo globale, come dici tu, con aziende che si spostano come il vento -; la crisi finanziaria è successiva e va vista come una conseguenza della prima crisi, iniziata già a fine anni 70. Tuttavia le due crisi insieme ci pongono un primo problema del tipo: come rivediamo il sistema mondiale economico? quindi PIL, piuttosto che FIL ecc? senza per forza stare dentro un dualismo come unica strada, sapendo che lavoro e impresa sono solo 2 aspetti di temi molto più complessi?).

Non c’è nulla di nuovo nel conflitto: nell’800 il capitale faceva lavorare 16 ore al giorno anche i bambini per un misero tozzo di pane, Bava Beccaris sparava cannonate sulla folla che chiedeva il pane,  i terrieri facevano fare “san martino” a chi alzava la voce e lo sostituiva con qualcun altro che per fame si mostrava più arrendevole e si lasciava comprare per meno,  l’industria aumentava i ritmi di produzione anche a scapito della salute, della sicurezza , della dignità della persona ed oggi, in questa fase avanzata del capitalismo globale e finanziarizzato, (il solo profitto è lo scopo) si “delocalizza” l’industria, si “riconverte” la produzione e si “precarizza” il lavoro (che bei termini per dire che si chiude la fabbrica, si licenziano gli operai e li si usa quando e come fa comodo).

Non c’è nulla di nuovo nello schierarsi con una delle parti: ci sono sempre state forze che stavano coi padroni di ogni tempo e chi tentava di contrastare questo processo chiedendo dignità, diritti,  salari equi.

Che nome vogliamo dare a questo conflitto reale, che abbiamo davanti agli occhi e che sta spaccando il mondo fra i sempre più pochi che accumulano ricchezze ed i sempre più tanti (individui ed intere nazioni) sempre più poveri ed emarginati?

(10 – Concordo; però vorrei che si guardasse anche l’altra faccia della medaglia: è vero o non è vero che in alcune parti del mondo le condizioni generali di vita sono migliorate, o meglio, che ci sono moltissime persone che sono uscite dalla povertà rispetto alle loro condizioni precedenti? E che nel contempo, concordo, questo pone una serie di problemi sociali ed ambientali e di salute in quelle stesse zone? … insomma, quello che voglio dire è che arrivata l’ora di un approccio pragmatico alla complessità del mondo, sapendo che ci sono valori e diritti che vanno mantenuti però dentro un quadro nuovo).

Ma soprattutto, tu da che parte stai?

Io sono partigiano!  Lo sono sempre stato.

(11 – Sullo stare, spero, sopra, di averti fatto comprendere dove sono; e quindi anche sul fatto di parteggiare, perché parteggio per la complessità e non per il dualismo, sapendo che ci sono, ripeto, diritti/doveri imprescindibili che troveranno grandi ostacoli anche nelle società diverse dalle nostre – dove per nostre intendo quelle europee -, e non solo nel mondo dell’impresa senza regole).

Io oggi sto con gli indignati: sono anni che personalmente lo sono ed usavo proprio questo termine per indicare la mia personale “ribellione” a questo stato di cose, almeno da quando ci siamo conosciuti nelle riunioni dell’amministrazione di Virgilio. Già allora sentivo l’insufficienza, l’inadeguatezza della politica che la classe dirigente metteva in atto ed allora non si era ancora toccato il fondo di questi terribili anni che stiamo vivendo.

(D’ACCORDISSIMO … E TU SAI QUANTO IO LO POSSA ESSERE).

Ho letto cose “diverse” a Davos e ho sentito e trovato discorsi nuovi al G8 di Genova e poi l’anno dopo alla Fortezza di Firenze, ma da una lato non vedo ancora “pensatori” forti in grado di far sentire questa voce di cambiamento e dall’altro il potere,  tronfio della propria capacità finanziaria e comunicativa e dei mezzi leciti ed illeciti per mettere la sordina ad ogni vagito di protesta, fa in modo che solo falsi profeti di novità, cambino qualcosa perché nulla cambi davvero.

Con una gestione poliziesca e con la morte tragica di Carlo Giuliani hanno messo a tacere discorsi sulla finanziarizzazione dell’economia, sull’acqua pubblica, sul clima, sull’energia, sull’industria e sull’agricoltura, sull’ambiente … … hai sentito qualche politico che si interroghi su questi temi? Si deve tornare a far crescere il PIL…

(12 – verissimo … ma vorrei che si stesse anche con i piedi a terra: giustissimo parlare e agire perché tutto questo sia modificato, ma mentre discutiamo, parliamo, agiamo, il mondo procede e nel mondo dobbiamo starci, per cambiarlo … altrimenti il mondo va dove alcuni lo portano – finanza, banche, debito! Parliamo di debito? Se stiamo in questo concetto di economia, allora il debito va controllato e quindi se stiamo in Europa, dove la Germania ha messo più di altri, è giusto che ad un certo punto quelli tirino le orecchie a chi non sa stare alle regole, prima che crolli il sistema. Se invece vogliamo cominciare a discutere del fatto che il debito non è l’unico motore dell’economia, allora bisogna rivedere tutto … e cosa comporta questo? Fare come in Islanda? Forse.

E guarda oggi in che situazione economico finanziaria sta gran parte del mondo nelle mani della finanza, sull’acqua abbiamo dovuto fare anche in Italia un referendum perché non venisse privatizzata, il cambiamento di clima (di cui è colpevole questo sistema economico), unito alla destrutturazione del territorio, muta scenari umani in tragedie, la sovrapproduzione di beni resta inutilizzata e l’agricoltura non basta a sfamare la popolazione, la risposta insensata al bisogno sempre crescente di energia si tramuta in distruzione.

E no, caro Fabio, non serve a nulla pensare che basti superare la dialettica destra /sinistra o di nominare la resistenza  (ma perché in Francia, per esempio, nessuno mette in discussione la Presa della Bastiglia che è di oltre due secoli fa?  Forse perché è il simbolo di Fraternità, Eguaglianza e Libertà? E per noi, questo povero paese non ha forse avuto origine dalla lotta antifascista che ha prodotto una Costituzione senza della quale oggi saremmo senza difesa alcuna contro i protervi ed i prepotenti di questo tempo certamente non degno di memoria?): è ben oltre che si deve andare!

(13 – Concordo ed appunto bisogna andare oltre. Spero, sopra, di averti spiegato al meglio perché serve andare oltre un dualismo che è storia e che ci ha lasciato fondamentali valori da portarci dentro in un mondo, molto più variegato e complesso di quello del 900, con nuove sfide da vincere per nuovi valori che si aggiungano ad altri).

Hai aperto una bella discussione, chissà se altri la ravviveranno.

Con simpatia e  grande stima.

Alessandro

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Cordibella, cosa è successo a Mantova?

Per continuare il dibattito sul dopo-elezioni a Mantova, per concessione di Sergio Cordibella pubblichiamo parte della sua intervista apparsa per i tipi della Cronaca di Mantova il 14 maggio 2010.

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Qualche cosa di importante  in forte discontinuità rispetto al passato è avvenuta con  la sconfitta alle elezioni amministrative del centrosinistra ufficiale mantovano e con il passaggio del testimone a un sindaco del centrodestra. Se tuttavia si analizzano attentamente i numeri del ballottaggio, risulta evidente che il centrosinistra rimane maggioritario in città e che la vittoria di Nicola Sodano, per quanto non risicata, ha visto un incremento dei voti del centrodestra  significativo, ma non clamoroso. Il fatto nuovo è, invece, il numero dei consensi ricevuti dal sindaco uscente  Fiorenza Brioni, che sono diminuiti rispetto al ballottaggio del 2005 di quasi 3mila unità. Questo significa che una parte consistente dell’elettorato del centrosinistra non è andato a votare”.

Le cause riguardano le divisioni profonde che negli ultimi anni hanno caratterizzato la vita del centrosinistra mantovano e, nello specifico, dei partiti  maggiori di questo schieramento poi confluiti nel Pd..

Tutto parte da molto lontano, dalle vicende interne ai Ds con la conquista  nel 1997 del controllo del partito da parte di un nucleo di funzionari  provenienti dal Pci a danno di Giovanni Zavattini,  primo candidato non funzionario a segretario dei Ds. Questo avveniva nel congresso del 1997 perso da Zavattini per un pugno di voti. Da allora la storia di questo partito, poi confluito nel Pd, è stata caratterizzata  quasi esclusivamente dalle intese o dai conflitti di questo ristretto gruppo dirigente che aveva assunto il potere interno.

Nel corso di questi anni sono stati sottovalutati, colpevolmente, i numerosi segnali di disagio dell’elettorato di centrosinistra che si sono espressi nella nostra provincia attraverso le sconfitte che si sono susseguite in alcune storiche roccaforti della sinistra che sembravano inattaccabili.

C’è stato un gravissimo errore di valutazione.

Il gruppo dirigente sembrava ritenere che, sulla scorta della  contrapposizione tra centrosinistra e centrodestra a livello nazionale e del pericolo impersonato da Berlusconi,  il popolo del centrosinistra avrebbe comunque votato anche a Mantova per il proprio schieramento. E’ avvenuto invece che l’astensionismo che nelle consultazioni locali aveva da sempre penalizzato il centrodestra, soprattutto nelle tornate elettorali per la Provincia, ha colpito pesantemente il centrosinistra mantovano. D’altra parte quando per troppe volte si i costringono i propri elettori a votare turandosi il naso alla lunga si viene puniti.

Anche le candidature hanno avuto il loro peso nella vicenda.

A Sodano è riuscito il miracolo di essere il candidato di tutto il centrodestra, mentre la Brioni era la candidata solo di una parte del centrosinistra… Quasi la metà del Pd cittadino era contraria e strati importanti della cittadinanza mantovana erano critici nei confronti della loro amministrazione. Nella vicenda sono stati fatti errori gravissimi dal gruppo dirigente non solo mantovano del Pd, non so se per incapacità o impotenza. Resta il fatto di una direzione politica del tutto inadeguata.

Il Patto Nuovo di Zaniboni

[L’opinione che la causa della sconfitta sia da attribuire all’operazione di Antonino Zaniboni e del Patto Nuovo] è una spiegazione semplicistica e non convincente, comunque ricorrente nel centrosinistra.  Il problema è che non ci si è resi conto che indipendentemente dal giudizio che possiamo dare sulla persona o sulla storia politica di Zaniboni, lui e i suoi sostenitori hanno interpretato un disagio reale  e un giudizio critico piuttosto diffuso nei confronti del Pd da una parte e dell’Amministrazione Brioni dall’altra. E’ troppo comodo affermare che si è perso per le patetiche ambizioni di qualche vecchio politico che si sono tradotte poi in una iniziativa di rottura. D’altra parte si tratta di un atteggiamento non nuovo. Ricordo che nel 2000 quando mi presentai contro Burchiellaro fui oggetto di una pesantissima campagna di denigrazione da parte del gruppo dirigente in questione, con la complicità compiacente, peraltro, della Gazzetta di Mantova del direttore Baraldi. Tranne poi procedere da parte dello stesso gruppo dirigente  senza alcuna autocritica  alla stroncatura di quella esperienza amministrativa e alla demolizione sul piano personale dello stesso Burchiellaro. Ma allora chi aveva ragione nel 2000? C’è comunque dell’altro nella  sconfitta odierna: non sono stati solo gli scontri interni tra fazioni concorrenti a determinarla.

Separazione Pd – Società civile.

In realtà il Pd e le Amministrazioni che ha espresso scontano un progressivo isolamento rispetto alle forze più vive e dinamiche della società mantovana. Mi sembra che siano andate perdute  relazioni importanti e la capacità di rappresentare  realtà significative, sociali, economiche e culturali, della città e del territorio. Ad esempio c’è ormai una separazione tra partito e mondo intellettuale, e lo stesso vale per altri settori della società mantovana. C’è stata una chiusura autoreferenziale al proprio interno e i problemi reali della città e della gente sono rimasti sullo sfondo. Nei loro dibattiti  si è quasi sempre parlato d’altro. C’è stato anche un abbandono, talvolta polemico tralaltro silenzioso di personalità e pezzi importanti della società locale indotti  ad  allontanarsi. Devo dire con grande soddisfazione degli attuali dirigenti, perchè tanti possibili concorrenti che potevano insidiare le loro ambizioni se ne andavano. Ma è soprattutto  una povertà di elaborazione  culturale a caratterizzare il Pd mantovano, che si traduce poi in una azione politica inefficace o assente. Così bisogni e interessi importanti rimangono senza risposte, senza  interventi concreti che non siano di generica propaganda. La sanità ne è un esempio, ma ce ne sono molti altri.

Il dibattito che si è sviluppato sulla sconfitta all’interno del Pd mi sembra molto deludente perché, oltre al rimpallo delle responsabilità, non c’è stata un’analisi all’altezza di quello che è avvenuto. Chi non è andato a votare o chi addirittura ha votato per altri candidati e altre liste, diverse da quelle del centrosinistra ufficiale, non l’ha fatto per ragioni “ignobili”, ma aveva delle motivazioni importanti che esigono rispetto e considerazione. Se i dirigenti del Pd non capiscono questo e pensano, come sempre hanno fatto, di imputare al “tradimento” degli altri la loro sconfitta, se non cercano di comprendere le ragioni di chi si è dissociato rispetto alle loro scelte, io credo che il processo di ricomposizione del centrosinistra mantovano non sarà possibile e che le divisioni che si sono determinate continueranno ad approfondirsi, o comunque  a non essere ricomposte.

Settis lascia il Centro Te

Credo che sia legittimo che una nuova Amministrazione possa scegliere di collocare nei posti strategici le  personalità che meglio interpretano i propri progetti e i propri programmi. Tuttavia nella vicenda  Settis è il modo con cui si è arrivati alle sue dimissioni che lascia sconcertati e perplessi. Una personalità come l’ex-presidente del Comitato scientifico del Centro Te non può essere licenziato per interposta persona. Si poteva agire in modo più civile e rispettoso delle persone. Penso poi che nella vicenda qualcuno abbia travalicato le proprie funzioni, e non mi riferisco al Sindaco. Anche gli “amici” troppo zelanti possono far danni.

Dopo elezioni a Mantova. L’impegno volontario attende l’apertura dei partiti.

Il Pd di Mantova e il Pd di Virgilio, interpellati, non hanno voluto rispondere a questo articolo.

Sentinella, a che punto è la notte?“[v.]

 

E’ passato circa un mese dalla sconfitta elettorale di Mantova e dalle prime considerazioni “a caldo” che anche noi abbiamo  fatto sul blog e via mail prendendo spunto dalla mia lettera aperta al Patto Nuovo. Mi pare, osservando i semplici fatti con fredda concretezza e senza alcun spirito (ormai stanco e improduttivo anche questo) polemico che nulla di nuovo si stia concretizzando, sui due fronti su cui si può giocare il possibile (e auspicabile) cambiamento e cioè quello della politica ufficiale e quello della cosiddetta società civile.

Politica ufficiale

Sul fronte della politica ufficiale, stando alle notizie delle cronache locali, si sono registrate le dimissioni del segretario provinciale PD Massimiliano Fontana subito respinte da tutte le componenti interne del partito che così possono continuare a scontrarsi fra loro in un dibattito surreale (di fronte alla gravità della pesantissima sconfitta elettorale) fra chi cerca “il colpevole” rimpallandosi le responsabilità, chi vuole il cammino della riflessione verso un congresso straordinario e chi vorrebbe la convocazione degli “stati generali” di cui, ma qui è forse colpa mia, non ho colto bene  l’ubi consistam – vedete, anch’io come Zaniboni, posso permettermi citazioni latine! –
La lista il Patto Nuovo per Mantova continua imperterrita a ritenersi il nuovo che avanza e sproloquia con lettere sempre più astruse, sostanziate soprattutto da un politichese che più vecchio e doroteo non potrebbe essere (non per niente ha avuto l’appoggio dell’UDC).

Per quanto riguarda il maggior partito (ora solo di opposizione), la prima e ovvia impressione che si coglie dall’esterno è che ancora una volta nulla cambi, che chi porta la totale resposabilità politica di questa situazione si riproponga come fautore di una diversa quanto non ben precisata stagione politica, che ancora una volta più che un dibattito aperto e franco si sia reinnescato l’ennesimo regolamento di conti fra le correnti, che “il radicamento sul territorio e l’apertura alle istanze diverse della società” restino un puro slogan senza contenuto, non verificandosi di fatto alcuna vera apertura del partito a nulla di diverso da sè, senza alcuna attenzione a quanto nonostante tutto gli lievita attorno e mantenendolo così ben vincolato alle logiche correntizie e personali che lo hanno fin qui guidato e contraddistinto. Non sembra proprio che si sia in grado di cogliere la profondità delle cause di queste sconfitte ripetute, che affondano le sue radici nella profonda debolezza culturale che ha portato la sinistra a una perdita grave di identità, allo smarrimento di valori chiari, certi e condivisi, al rapporto vivo con le speranze delle persone, a rappresentare uno sguardo sul futuro verso cui indirizzare il cammino della società. Sembra piuttosto che la dirigenza e il personale politico viva una “coazione a ripetersi” in ogni circostanza (ormai purtroppo numerosissime): mantenere le proprie posizioni.

VIRGILIO

Prendo ad esempio la situazione a Virgilio (ci abito), dopo la durissima sconfitta alle comunali dello scorso anno: è passato quasi un anno e se ne può quindi vedere il suo sviluppo temporale.
L’essere passati da 1.500 voti di vantaggio nel 1999, ai soli 50 (!) di vantaggio del 2004 grazie a una operazione “clientelare” che ha “comprato” un piccolo ma sufficiente pacchetto di voti sul tema della protezione civile, ai 1.500 voti di svantaggio del 2009 mi pare un trend agghiacciante di fronte al quale una forza politica non può non porsi degli interrogativi seri, cercare di capire cosa c’è stato e immaginare cosa possa esserci domani come risposta diversa e più adeguata… e il primo passo, direi obbligato, mi pareva dovesse essere quello di aprire un confronto a tutto campo, cercando un coinvolgimento il più ampio possibile, l’apertura di un dibattito senza preclusioni e tatticismi, l’individuazione di uno scenario complessivamente diverso dentro il quale collocarsi e muoversi… Personalmente avevo lanciato “messaggi” per qualche incontro “aperto” ( e qualcuno mi aveva pure assicurato che “certamente” ci sarebbero stati.). Nulla si è mosso. L’autunno poi vide il PD impegnato nei congressi e anche questa (ma sono proprio ingenuo!) pensavo potesse diventare un’occasione importante, ma la dirigenza si schierò – ovviamente – con Bersani e ciò costitui, per i soliti addetti ai lavori, la sostanza del percorso che portò il partito alle primarie.
Vi furono comunque oltre 400 votanti: vi andai anch’io non perchè fossi particolarmente interessato alla battaglia per il segretario, ma (come molti altri amici) perchè ritenni importante dover contribuire alla visibilità di una massa numericamente consistente che fosse un segnale politico generale. In un momento di già grande debolezza, vi immaginate cosa avrebbe potuto significare un numero scarso di votanti alle primarie del maggior partito di “opposizione”? Soprattutto perchè ancora una volta ci fosse un segnale forte alla dirigenza per imprimere quella svolta capace di dare finalmente una casa “comune” a tanti che ancora erano disposti a concedere credito e, magari, anche a impegnarsi. Non successe nulla: non si tentò di agganciare con qualche iniziativa chi aveva dimostrato di poter tornare o diventare un patrimonio da valorizzare e non si ritenne ancora una volta di dare voce ad alcuno. A gennaio arrivò solo una lettera un po’ sgangherata in cui si annunciava che era aperto il tesseramento e che la sezione (no scusate, il circolo) era aperta… che la politica costa… In tutti questi mesi quindi, oltre a una politica di opposizione debole e inadeguata in Consiglio comunale e nei fatti mediaticamente, non è partita nessuna iniziativa, nessun percorso programmatico alternativo, nessuna proposta culturale, nessuna ricerca di apertura. E’ di questi giorni (finalmente) la notizia di una iniziativa: gita al Gargano!

Società civile

Anche la società civile però è in grande difficoltà.  Ne sono la conferma e l’immagine locale le reazioni al nostro intervento dopo i risultati elettorali: ho raccolto voci di rabbia, indignazione, delusione, sconforto…ma un po’ impotenti. I contatti che ho cercato e avuto con altri gruppi e associazioni mantovane testimoniano il comune smarrimento e il rimpallarsi della domanda “che fare?”. Molte sono le persone e i gruppi che stanno facendo grandi cose sul territorio, ma restano “sacche di resistenza e di testimonianza” che non trovano alcun ascolto dalla politica ufficiale che da una parte non sa molto probabilmente cosa farsene (dovrebbero essere capaci di un salto culturale che probabilmente non è nel loro dna) e dall’altra sono seriamente “temute” perchè senza dubbio rischierebbero di far saltare le logiche dei consolidati poteri interni.  Nè ciascuna di queste associazioni ha ancora la forza di imporsi, di farsi sentire, di riuscire a condizionare il dibattito politico, a indirizzarlo su altre strade e verso altri orizzonti.

Conclusioni

Vaga nell’aria questa idea di costituirsi “in rete” (oggi si usa dire così: ci sembra di essere più moderni), cioè di tentare di unire gli sforzi perchè le identità e le specificità di ciascun gruppo e associazione non solo diventino patrimonio di tutti, ma soprattutto trovino la forza di rompere il cerchio della nostra autoreferenzialità e di aggredire le logiche di una cultura – senza dubbio putroppo oggi divenuta maggioritaria – di assai basso profilo, appiattita  sulle “paure” della gente e sugli “istinti” che questa cultura produce nella pura logica della ricerca del consenso.
E’ un compito arduo che spetta a tutti quelli (e per fortuna sono ancora tanti) che non si vogliono rassegnare al decadimento della nostra vita sociale, all’abbattimento delle conquiste democratiche, al venire meno dei diritti di uguaglianza e di libertà della persona. Ma è un impegno che dobbiamo assumerci per imbastire una nuova e approfondita riflessione comune e per metterci nelle condizioni di svolgere una conseguente azione efficace sul nostro territorio.

Alessandro Monicelli, coordinatore Circolo Mantovano di Libertà e Giustizia
(lettera pubblicata il 12/05/10 sulla Gazzetta di Mantova, pg. 33)

Nella scuola regna sovrana la confusione

Pubblichiamo nella sezione DISCUSSIONE un commento di Morena Madaschi sulla Scuola, in riferimento a questo post.

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Nella scuola regna sovrana la confusione.

Non è solo una sensazione, sta purtroppo diventando una certezza perchè mi accorgo (io, persona mediamente interessata alla politica attiva ma attenta “ascoltatrice” delle voci e degli umori miei e altrui) e noto con sconforto che risposte semplici a domande semplici, riguardanti questioni “normali” di vita scolastica, non si trovano, o meglio, se ne trovano tante a volte anche contradditorie. Si cerca l’ omogeneità nel dare le risposte, ci si rifà alla normativa ma poi……..sarà quella giusta? …..sarà giusta l’interpretazione?…….ma nella tal scuola fanno così………il tal collega fa così…..
Alla fine si rimane spesso senza risposta, nell’incertezza e affidandosi al buon senso e all’esperienza.

Solo l’annosa questione della valutazione, dopo l’introduzione dei VOTI, (con la quale “scoperta” – soprattutto quella del voto in condotta – sembrava che si risolvessero i problemi legati al rendimento e alla convivenza civile) ci ha lasciati con una manciata di numeri, che peraltro conosciamo benissimo, ai quali dobbiamo dare noi le definizioni, i pesi e le declinazioni giuste.
Il voto è trasparente e obiettivo …anche per i bambini che hanno criticità tali per cui risulta molto difficile “rinchiuderli” in un numero, quel numero che dovrebbe andare bene per tutti al di là delle performances di ciascuno.

Già, è vero, sono previsti i PERCORSI INDIVIDUALIZZATI: in classi con oltre 25 alunni, con la presenza di bambini stranieri (anche oltre la famosa soglia del 30%), di bambini che vengono da altre realtà sociali (figli di emigranti precari ), con un buon numero di “casi critici” (gli alunni in disagio scolastico per vari motivi – dalle difficoltà di apprendimento alle problematiche sociali, famigliari, affettive…. – sono mediamente 4 o 5 per classe), senza ore di compresenza (vengono impiegate per le supplenze brevi e lunghe) che permettano di realizzare un percorso costante e coerente, direi che è piuttosto difficile. E’ vero anche che se seguiamo alla lettera i MODULI che dobbiamo compilare seguire, aggiornare, fotocopiare abbiamo buona parte del lavoro fatto……ma scherziamo?! La guerra si combatte sul campo, con le risorse e gli strumenti opportuni, poi ci possono stare anche le carte.

Mah, sarà l’età della canizie, sarà che in questa giornata di protesta vedo tutto più nero, sarà l’amarezza nel notare che mi avvio alla fine della carriera lavorativa con un senso di incompiutezza, di irrisolto, di confuso, che offuscano la speranza nel futuro.
Ho sempre creduto che alla base di una “buona persona libera” ci debba essere una buona preparazione culturale e un’apertura sociale ampia che tengano rinnovate la curiosità e la speranza……qualcosa si sta sgretolando.

Come avrei potuto votare alle primarie? Lettera di un iscritto

Pubblichiamo una corrispondenza fra un iscritto LeG_MN e il Coordinatore.

Che mi chiedi? Come avrei potuto votare alle primarie? Sai che questa discussione mi appassiona. Cercherò dunque di essere breve, anche se probabilmente non mi riuscirà di trattenermi.

Ho organizzato a Virglio il Comitato per Prodi alle prime primarie del Paese. Si trattava allora dell’unico comitato per Prodi presente in tutto il territorio mantovano. Fu allora e rimane a tutt’oggi l’unico tentativo (riuscito) nel mio Comune di far cooperare (anche finanziariamente) in un unico progetto DS, Margherita e Socialisti.
Allora si trattava però di eleggere il candidato della sinistra (tutta) per il governo del Paese. Come in America. Le primarie successive sono servite a eleggere il segretario di un partito, e la cosa mi pare diversa.
Già allora ho potuto constatare in sede di votazione come ovunque le schede elettorali potessero essere fotocopiate con disinvoltura, come gli euro donati scomparissero misteriosamente dalle casse della federazione provinciale e come i dati raccolti (nome, indirizzo, telefono,…) fossero gelosamente custoditi dai DS nazionali e non venissero rivelati a nessuno nemmeno su esplicita richiesta dei partiti con i quali collaboravano (vedi gli appelli inascoltati della Margherita).
Aggiungo un altra considerazione non meno importante: le primarie per Prodi stabilivano un candidato premier e lo individuavano in colui che avesse raccolto più voti di tutti. Le primarie per Veltroni/Bersani, svolgendosi all’interno di uno stesso partito, servivano a eleggere i rappresentanti di lista, non i candidati segretario.
Vorrei essere il più chiaro possibile: chi ha votato alle ultime primarie non ha avuto la facoltà di scegliere Marini/Bersani/Franceschini, ma una delle liste disponibili. Organizzare la votazione per liste ha favorito accordi politici fra i dirigenti e disperso la sovranità (se sovranità c’era) dell’elettore.
Cerco di essere più esplicito: i votanti alle primarie a Mantova hanno eletto: Fontanili, Brioni, Bellodi, Santachiara, Forattini, Zani e Gualtieri nell’assemblea nazionale (3 bersaniani, 3 franceschiniani); inoltre hanno eletto Pavesi, Tavernari, Camocardi, Giusti, Trazzi, Gazzoni, I. Formigoni, Blasevich, Dian, Martelli, Zanella, Marconcini, Petrella, Mazali, Benaglia, Benatti, Stancari, Oselini, Galli e Salvarani all’assemblea regionale (11 Bers, 6, Franc, 3 Marini).
Come noti, nessun elettore ha scelto nè Marini, nè Bersani, nè Franceschini. Ciò vuol dire che in sede di assemblea, i nomi sopra citati potranno scegliere a proprio piacimento per chi votare. La lista di appartenenza non è infatti una discriminante.
A ciò si aggiungano alcuni giochetti. A titolo di esempio, a un franceschiniano di seconda linea conveniva candidarsi con Marino per sperare di essere eletto.
Inoltre, sai bene che se a Mantova ci sono i camocardiani e i carriani (permettimi il paradigma, cerco di chiarire il concetto in modo semplice), una volta che questi prendono parte all’assemblea nazionale non diventano franceschiniani e bersaniani ma restano camocardiani e carriani. Normale che sia così.
Non mi dilungo poi sui brogli pre, durante e post primarie perchè questa lettera rischierebbe di diventare davvero indigesta.
Perciò, no. Non ho votato alle primarie del PD. Si aggiunga inoltre che non sono un elettore del PD.
I quasi 3 milioni di voti serviranno molto, come mi chiedi tu. Sono un sacco di soldi. Purtroppo non andrà un solo euro ai circoli territoriali. Inoltre sono un grande database di dati sensibili per il controllo del voto, utilissimi anche in altre situazioni. Ci sono molte possibilità d’impiego in questo senso.
Un partito d’opposizione forte? Da quando Bersani è stato eletto (pressochè da quest’estate, ricordi? Ho pubblicato un post proprio su Leg_MN…), non lo si sente più. A tal proposito, un assise nazionale formata da camocardiani, carriani e vattelapeschiani non può essere unitaria e tantomeno può produrre una forte segreteria d’opposizione.

Non spero in questo PD, spero nella sua base.

Conosco la base e so che è disposta ai più grandi sacrifici per restare disciplinata all’interno di un grande partito. Il Partito di massa ha lasciato in eredità la consapevolezza che la forza viene dall’unione. Non abbandoneranno il PD nemmeno se questo inciuciasse apertamente con Berlusconi.
Ma l’esperienza del PCI e della DC si sta dissolvendo con l’avanzare delle generazioni. Ora è molto più concepibile l’astensione.
Da che i partiti hanno cessato di avere una prospettiva ideale, hanno estromesso l’etica dalla politica.
In tal senso, il confronto con il giudizio popolare non è più rilevante.
La reificazione del cittadino si è concretizzata nel diventare un punto percentuale di una logica di strategia politica. Si vincono le elezioni non in base a un progetto politico, ma in base alla capacità di modellare il consenso popolare attraverso i mezzi di comunicazione. Il voto è un’esperienza di marketing. Come tale, si basa sull’individuazione delle aspettative di un votante medio. Il problema della scienza statistica rimane quello di concentrarsi sulle esigenze di un cittadino medio, che nei fatti è proprio l’unico che non c’è.

Anche chi crede che la politica abbia una natura realista e cinica, dovrebbe comprendere che il modo migliore per vincere è partire da un partito unito e forte. In alternativa, ci terremo un Paese ingovernabile dove non è possibile promuovere alcuna stabile riforma.
Concludo qui, anche perchè sono stato non prolisso ma torrenziale direi.
I miei più cari saluti,
a presto,
grazie ancora per quel che fai.
Fabio Di Benedetto