Destra e Sinistra. Il “nuovo”.

Si è aperto in questi giorni un interessante dialogo fra Alessandro Monicelli e Fabio Mazali. Galeotto fu il post in solidarietà ad Antonio Ingroia e i commenti che ne seguirono… Sia Fabio Mazali che Giuliana Pons hanno infatti ritenuto inopportuno l’intervento del magistrato al convegno dei Comunisti italiani.

Poichè il dibattito è avvenuto per mail e non su questo blog, ne riportiamo qui gli stralci (col consenso delle parti!).

Chiediamo al lettore lo sforzo non semplice di dover distinguere gli interlocutori in base al colore. Buona lettura.

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Destra e sinistra: davvero il “nuovo” passa dal superamento di questo dualismo ottocentesco?

E’ la domanda che traspare da ogni discussione e conflitto non solo politico, ma culturale e me la ritrovo, pari pari, in un messaggio con il quale mi si “contesta”

(1 – Alessandro, non contesto nulla, non me lo permetterei mai; sarebbe da parte mia una scorrettezza e una mancanza di educazione … il senso della mia e-mail – più che vederla come una sollecitazione – era quello esposto sopra e nulla più)

l’omaggio che ho voluto tributare al magistrato Ingroia che, definitosi “Partigiano della Costituzione” ad un dibattito del congresso del PdCI, era stato violentemente attaccato da uomini del governo della, ahimè,  “destra” (fascista e s-fascista) che gestisce il potere in Italia negli ultimi 20 anni.

(2 – Se proprio vogliamo parlare di destra, preferirei aver a che fare con quanto ha scritto Cordero spesso su Repubblica: la vera destra era quella liberista che vedeva nello stato un controllore, certo non coercitivo – e qui si apre tutta la questione del “controllo statale” -, ma un controllore ed in cambio ammetteva una forte legalità perché capiva benissimo che il mercato aveva bisogno di regole da rispettare … mica na robetta … questa destra cosa ha a che fare col PDL? Credo che quella italiana degli ultimi 17 anni non abbia avuto nulla a che fare con quel tipo di destra … ecco perché, ma forse sbaglio, dire fascista e s-fascista a questa destra non ha senso; e non lo ha neppure perché così si toglie senso al valore storico che ha la parola fascista; forse lo ha perché dentro nel PDL ci sono numerose persone che arrivano dall’MSI? … non sono uno storico, attenzione, e quindi potrei commettere gravi errori).

Ma evidentemente le idee sono confuse non solo a destra…

(3 – sì, certo, forse sono confuse, ma forse no! Forse sono idee che vogliono scavalcare questo famoso dualismo, senza mettere in dubbio valori condivisi, già acquisiti, dati spesso per scontati; è questo per me il punto fondamentale: superare il dualismo dentro cui ancora vogliamo stare senza capire che il mondo esterno è sfarinato in tanti rivoli che cercano una collocazione; e questo è l’altro errore: cercare per forza una collocazione dentro un recinto storico sorpassato dall’evolversi della realtà (questo non significa per nulla dire che il passato va dimenticato, che le idee devono essere buttate o rottamate, o che ci sono valori fondanti, quelli nella Costituzione, della nostra società cui dare minor peso – giustizia, scuola, formazione, lavoro, impresa ecc – ma che devono essere riviste, cambiate, migliorate per innestarsi nella realtà: attenzione, oggi, la realtà corre più veloce delle idee e quindi pongo un altro problema: se la realtà supera la fantasia, come sostiene qualcuno, e anche le idee spesso inseguono l’evolversi dei cambiamenti sociali, commettiamo un errore o no nel pensare che le nostre idee, di qualunque tipo, possano incidere sulla realtà stessa? E così facendo non commettiamo forse un duplice errore nel volerle ancora inserire in un recinto, dx o sx (nel senso che definirei, forse sbagliando, “classico degli ultimi 65 anni”), di quel tipo?).

Ingroia non ha certo bisogno della mia difesa: ma credo che in questo momento di grande smarrimento dei valori civici, sia di grande insegnamento chi non lesina come lui (nelle scuole – come Gerardo Colombo!, nelle interviste, nelle manifestazioni pubbliche, ovunque lo chiamino – anche nei partiti che hanno perso significato storico – testimonia da che parte sta.)

 

Gherardo Colombo

Gherardo Colombo

(4 – Non ho alcun dubbio di dove stia Ingroia, ma forse io sto da un’altra parte? NO, assolutamente NO. E’ proprio qui l’errore, pensare che se uno è di sinistra deve essere l’unico che sta per valori che per me sono condivisi – per molti dovrebbero esserlo – quali la giustizia, il rispetto per l’individuo, l’attenzione per il più debole ecc. Per me quei valori fondanti nella Costituzione – e diciamolo: la più bella che possa esserci, soprattutto per quanto concerne il Titolo I° – sono già nel mio DNA e in quello di moltissime persone, che non si rivedono più in quel dualismo).

E sì, caro Fabio, bisogna sapere scegliere da quale parte si sta non per perpetrare vecchi schemi, ma per incarnare valori.

(5 – Mi spiace, non concordo: per me i valori fondanti che come stato, nazione, società civile, ci siamo dati, grazie a quel dualismo, alle lotte del 900, vengono prima, proprio perché già nei nostri DNA, di ogni dualismo; insomma è come dire, prima di iniziare a giocare una qualsiasi partita, che ci sono regole precise, di tutti (ottenute dal passato, da scontri del passato, da lotte, guerre, battaglie, dialettica ecc), che ci permettono di giocare una partita onestamente che il migliore vincerà – sapendo che un giorno tocca a me vincere, un giorno a te -; però questo non ferma la possibilità di modificare le regole, di trovarne delle nuove nel momento in cui una partita ti mette di fronte a questioni nuove e non è onesto dire che le eventuali nuove regole devono essere trovate, ad esempio, solo dagli allenatori o messe dentro un percorso scritto da chi ci precede … non ha senso la storia così!!! Non ha senso la vita!!! Se mi rifaccio al concetto di Democrazia, non è forse nata ad Atene ma ammetteva comunque l’esistenza degli schiavi? Ora siamo ad un nuovo concetto di democrazia … si è arrivati alla web-democrazia, sulla scorta della quale stanno avvenendo infiniti cambiamenti sociali ovunque ti giri con lo sguardo).

Buttiamo a mare tutto, destra, sinistra, centro, fascisti, comunisti, partigiani (ma perché li hai messi fra parentesi dopo comunisti come fossero la stessa cosa – la storia ci dice che partigiani furono chi scelse di stare “contro” il fascismo e questi furono comunisti, socialisti, repubblicani, liberali, cattolici, azionisti -)… e poi?

(6 – In questo non sono stato attento; non ho pensato a quanto mi sottolinei tu; non c’era alcun intento diretto o dietrologico nell’accostare quelle parole che hanno un valore importante; non era mia intenzione sminuirne il valore, il passato, le persone che hanno incarnato quei valori – tanto per esser concorde con te: il miglior Presidente della Repubblica che abbiamo avuto fu Pertini, per me; e conosciamo benissimo la Sua storia -; ma i motivi son due, forse, dell’accostamento: uno, quando si scrivono e-mail, sai benissimo che la velocità o la fretta ti costringe a tagliar corto, senza troppo badare ad accostamenti, errori ecc; secondo, e questo per me è importante, questi 17 anni sono stati una tragedia, un pezzo della nostra storia da lasciare ai libri di storia (ed anche di sociologia … fin anche di antropologia); anni in cui qualcuno, mister B. ed i suoi sodali, ha voluto per motivi strettamente personali – un nemico, che esista o meno, per gli interessi di pochi, lo devi sempre avere e quindi lo devi creare se non esiste … ragionamento che faccio se sto dentro il circuito “o con me o contro di me” – ricreare un nemico che non c’era più dall’89. Ed anche a sinistra siamo stati al gioco … abbiamo commesso l’errore grave di metterci dentro una battaglia del tipo “contro di te” … non abbiamo avuto l’autorevolezza di sbeffeggiare quel tentativo con forza … così han perso di valore anche parole importanti della nostra storia che ci han portato fin qui).

La storia non si butta mai via, ma la si studia con l’attenzione che meritano i materiali fondamentali della vita.

Come un buon contadino sceglie con cura i semi da far fecondare, cosi’ l’uomo dell’oggi sceglie i valori su cui costruire la sua vita e quella della società in cui gli è dato di vivere e scegliere vuol dire selezionare, vuol dire accogliere e rifiutare, vuol dire schierarsi da una parte e non dall’altra.

Credi che senza storia e senza memoria si possa costruire il nuovo che oggi va tanto di moda in uomini che poi si rivelano piccoli e che non si accorgono nemmeno di dire cose  vecchie solo perché “twittano” e “bloggano” e “chattano”…

(7 – Appunto: io la storia vorrei che fosse studiata, per bene, soprattutto quella del 900, perché è la storia da cui è nata questa Repubblica; e quindi mi schiero dalla parte di quei valori che partono dall’attuale Costituzione, come un dato di fatto, che andrebbe portata nelle scuole come faceva Calamandrei – “già, già, lo vorrei ancora qua”, tanto per usare Vasco un po’ rivisto -, ma che di sicuro non si ferma ad un di qua o di la, perché farei un errore gravissimo nei confronti delle nuove generazioni, come della mia, ossia quello di prendere in mano il carretto costruito da altri (quindi apprezzando lo sforzo per costruirlo) e di poterlo abbellire in assoluta autonomia, magari togliendo qualcosa per aggiungere altro).

(8 – Tutto quanto sostieni sotto, è pienamente condivisibile … ma io non lo vorrei trascinare dentro il solito dualismo per quanto detto sopra. E per me, se devo stare con qualcuno, è da stare con coloro che guardano ai più deboli, da sempre. Ma questo non significa porsi in antitesi con chi ha di più o non si accorge di avere di più; ogni nostro passo è fatto di azioni che comportano una presa di posizione, ma sempre più, da ora in avanti, queste prese di posizione non saranno più inscrivibili in un dualismo, ma in un pragmatismo che non offenda la dignità delle persone, in primis quelle più deboli).

Prendiamo come esempio uno slogan del buon Renzi (non è solo lui comunque), uno che si presenta col piglio sicuro di chi, oltre a sapersi muovere con furbizia e destrezza sul grande palcoscenico dell’apparire, non ha dubbi di rappresentare il nuovo: “sto con Marchionne senza se e senza ma!”. ( Cosa c’è di nuovo? A prescindere che personalmente di se e di ma  me ne porto dietro tanti su questo come su altri tanti temi, ma in cosa consiste la novità?  Non ti pare che sia una normalissima per non dire banale presa di posizione di fronte ad un conflitto sociale che da secoli pone il ricco contro il povero, il padrone contro il servo, il capitale contro il lavoro?

(9 – Forse … ma forse no: guarda che oggi la complessità del mondo è tale che il lavoro non esiste senza il capitale e viceversa … la situazione attuale è prima di tutto dovuta ad una crisi del sistema mondiale della produzione, non tanto della finanza, che viene in conseguenza del fatto che quel modello di produzione fordista – che ci arriva poi dalla rivoluzione industriale – non funziona più e quindi per mantenerlo in piedi esso si deve trovare nuovi porti in cui insediarsi a danno dei più deboli – si veda il mondo globale, come dici tu, con aziende che si spostano come il vento -; la crisi finanziaria è successiva e va vista come una conseguenza della prima crisi, iniziata già a fine anni 70. Tuttavia le due crisi insieme ci pongono un primo problema del tipo: come rivediamo il sistema mondiale economico? quindi PIL, piuttosto che FIL ecc? senza per forza stare dentro un dualismo come unica strada, sapendo che lavoro e impresa sono solo 2 aspetti di temi molto più complessi?).

Non c’è nulla di nuovo nel conflitto: nell’800 il capitale faceva lavorare 16 ore al giorno anche i bambini per un misero tozzo di pane, Bava Beccaris sparava cannonate sulla folla che chiedeva il pane,  i terrieri facevano fare “san martino” a chi alzava la voce e lo sostituiva con qualcun altro che per fame si mostrava più arrendevole e si lasciava comprare per meno,  l’industria aumentava i ritmi di produzione anche a scapito della salute, della sicurezza , della dignità della persona ed oggi, in questa fase avanzata del capitalismo globale e finanziarizzato, (il solo profitto è lo scopo) si “delocalizza” l’industria, si “riconverte” la produzione e si “precarizza” il lavoro (che bei termini per dire che si chiude la fabbrica, si licenziano gli operai e li si usa quando e come fa comodo).

Non c’è nulla di nuovo nello schierarsi con una delle parti: ci sono sempre state forze che stavano coi padroni di ogni tempo e chi tentava di contrastare questo processo chiedendo dignità, diritti,  salari equi.

Che nome vogliamo dare a questo conflitto reale, che abbiamo davanti agli occhi e che sta spaccando il mondo fra i sempre più pochi che accumulano ricchezze ed i sempre più tanti (individui ed intere nazioni) sempre più poveri ed emarginati?

(10 – Concordo; però vorrei che si guardasse anche l’altra faccia della medaglia: è vero o non è vero che in alcune parti del mondo le condizioni generali di vita sono migliorate, o meglio, che ci sono moltissime persone che sono uscite dalla povertà rispetto alle loro condizioni precedenti? E che nel contempo, concordo, questo pone una serie di problemi sociali ed ambientali e di salute in quelle stesse zone? … insomma, quello che voglio dire è che arrivata l’ora di un approccio pragmatico alla complessità del mondo, sapendo che ci sono valori e diritti che vanno mantenuti però dentro un quadro nuovo).

Ma soprattutto, tu da che parte stai?

Io sono partigiano!  Lo sono sempre stato.

(11 – Sullo stare, spero, sopra, di averti fatto comprendere dove sono; e quindi anche sul fatto di parteggiare, perché parteggio per la complessità e non per il dualismo, sapendo che ci sono, ripeto, diritti/doveri imprescindibili che troveranno grandi ostacoli anche nelle società diverse dalle nostre – dove per nostre intendo quelle europee -, e non solo nel mondo dell’impresa senza regole).

Io oggi sto con gli indignati: sono anni che personalmente lo sono ed usavo proprio questo termine per indicare la mia personale “ribellione” a questo stato di cose, almeno da quando ci siamo conosciuti nelle riunioni dell’amministrazione di Virgilio. Già allora sentivo l’insufficienza, l’inadeguatezza della politica che la classe dirigente metteva in atto ed allora non si era ancora toccato il fondo di questi terribili anni che stiamo vivendo.

(D’ACCORDISSIMO … E TU SAI QUANTO IO LO POSSA ESSERE).

Ho letto cose “diverse” a Davos e ho sentito e trovato discorsi nuovi al G8 di Genova e poi l’anno dopo alla Fortezza di Firenze, ma da una lato non vedo ancora “pensatori” forti in grado di far sentire questa voce di cambiamento e dall’altro il potere,  tronfio della propria capacità finanziaria e comunicativa e dei mezzi leciti ed illeciti per mettere la sordina ad ogni vagito di protesta, fa in modo che solo falsi profeti di novità, cambino qualcosa perché nulla cambi davvero.

Con una gestione poliziesca e con la morte tragica di Carlo Giuliani hanno messo a tacere discorsi sulla finanziarizzazione dell’economia, sull’acqua pubblica, sul clima, sull’energia, sull’industria e sull’agricoltura, sull’ambiente … … hai sentito qualche politico che si interroghi su questi temi? Si deve tornare a far crescere il PIL…

(12 – verissimo … ma vorrei che si stesse anche con i piedi a terra: giustissimo parlare e agire perché tutto questo sia modificato, ma mentre discutiamo, parliamo, agiamo, il mondo procede e nel mondo dobbiamo starci, per cambiarlo … altrimenti il mondo va dove alcuni lo portano – finanza, banche, debito! Parliamo di debito? Se stiamo in questo concetto di economia, allora il debito va controllato e quindi se stiamo in Europa, dove la Germania ha messo più di altri, è giusto che ad un certo punto quelli tirino le orecchie a chi non sa stare alle regole, prima che crolli il sistema. Se invece vogliamo cominciare a discutere del fatto che il debito non è l’unico motore dell’economia, allora bisogna rivedere tutto … e cosa comporta questo? Fare come in Islanda? Forse.

E guarda oggi in che situazione economico finanziaria sta gran parte del mondo nelle mani della finanza, sull’acqua abbiamo dovuto fare anche in Italia un referendum perché non venisse privatizzata, il cambiamento di clima (di cui è colpevole questo sistema economico), unito alla destrutturazione del territorio, muta scenari umani in tragedie, la sovrapproduzione di beni resta inutilizzata e l’agricoltura non basta a sfamare la popolazione, la risposta insensata al bisogno sempre crescente di energia si tramuta in distruzione.

E no, caro Fabio, non serve a nulla pensare che basti superare la dialettica destra /sinistra o di nominare la resistenza  (ma perché in Francia, per esempio, nessuno mette in discussione la Presa della Bastiglia che è di oltre due secoli fa?  Forse perché è il simbolo di Fraternità, Eguaglianza e Libertà? E per noi, questo povero paese non ha forse avuto origine dalla lotta antifascista che ha prodotto una Costituzione senza della quale oggi saremmo senza difesa alcuna contro i protervi ed i prepotenti di questo tempo certamente non degno di memoria?): è ben oltre che si deve andare!

(13 – Concordo ed appunto bisogna andare oltre. Spero, sopra, di averti spiegato al meglio perché serve andare oltre un dualismo che è storia e che ci ha lasciato fondamentali valori da portarci dentro in un mondo, molto più variegato e complesso di quello del 900, con nuove sfide da vincere per nuovi valori che si aggiungano ad altri).

Hai aperto una bella discussione, chissà se altri la ravviveranno.

Con simpatia e  grande stima.

Alessandro

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