Categoria: Newsletter Articolo 3

Eventi di Gennaio – Articolo3 a Mantova: Fabio Levi e Gian Antonio Stella

L’Osservatorio sulle discriminazioni di Mantova promuove due eventi per la Giornata della memoria. Libertà e Giustizia_Mantova vi invita dunque a partecipare all’iniziatva di Articolo 3:

  • venerdì 22 gennaio, ore 17.30 – Auditorium Isabella D’este, Mantova:
    Fabio Levi: Corpi e anime – I disabili nel novecento

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  • venerdì 29 gennaio, ore 17.00 Auditorium del Seminario, Mantova:
    Il presente della memoria – rapporto annuale dell’Osservatorio
    i nostri ospiti saranno Gian Antonio Stella, che presenterà il suo ultimo libro Negri, froci, giudei &co. L’eterna guerra contro l’altro, e Mostafa El Ayoubi, caporedattore della rivista Confronti.

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Il crocifisso spada contro gli immigrati a Mantova di Articolo3_MN

Aggiungo come contributo il dato TT di Repubblica, secondo il quale “per gli italiani, gli immigrati sono il 23%, ma in verità sono solo il 6%“.

Razzismo e crocifisso

Coccaglio e San Martino dall’Argine rappresentano il paradigma di una deriva da Ku Klux Klan – come la definisce Curzio Maltese su Repubblica – i cui principali artefici sono gli stessi che rivendicano i “valori cristiani” e usano il crocifisso, in modo strumentale, per alzare muri e seminare odio. “Anche Gesù era un migrante”, ha detto il papa. “Il crocifisso non può essere imposto dall’alto”, affermava lo stesso Benedetto XVI qualche anno fa, quando non era ancora papa, perché Gesù è amore e l’amore non si impone. “Meno croce e più Vangelo” diceva Don Milani. Qui, invece, si fa il contrario: il crocifisso, ridotto a elemento della tradizione, a simbolo della cultura nazionale, viene imposto dallo Stato e diventa corresponsabile delle nefandezze dello Stato stesso. La croce, esibita come una spada, viene così rivolta contro i migranti, i poveri, i deboli, gli emarginati: dall’infame criminalizzazione degli stranieri irregolari, con tutto il carico di violenza e di disagio sociale che ciò comporta, alla pulizia etnica nei confronti di rom e sinti, sfrattati a centinaia, senza preavviso, lasciati spesso in mezzo alla strada, le baracche demolite e i bambini traumatizzati, senza una soluzione abitativa alternativa.

Negli ultimi anni i delitti non sono aumentati, anzi, per molte tipologie i reati sono diminuiti, ma è aumentata, tra i cittadini, la “percezione” di insicurezza. La contraddizione si può spiegare con la retorica della sicurezza che, utilizzando la politica della paura, è diventata una fabbrica di insicurezza. I mass media, e in particolare la televisione, hanno contribuito moltissimo a generare questa situazione. Secondo i dati del Centro d’ascolto dell’informazione radiotelevisiva, i telegiornali della Rai, nel 2003 hanno dedicato, alla cronaca nera, il 10,7% degli spazi. Questa percentuale è cresciuta in modo esponenziale, anno dopo anno, tanto da arrivare, nel 2007, al 22,3%. Ancora peggiori sono i dati relativi ai telegiornali di Mediaset: dall’11,2% del 2003 al 25,6% del 2007, mentre i tg de La7 sono passati dal 6,9% al 22%. Questi dati arrivano al 2007, ma è del tutto evidente – basta guardare i telegiornali di oggi – che il bombardamento mediatico sui fatti di cronaca nera, negli ultimi due anni, è ulteriormente accresciuto, pur in presenza di una sostanziale stabilizzazione del numero dei delitti. C’è inoltre da considerare che i reati compiuti dagli stranieri sono quasi sempre enfatizzati, favorendo in tal modo la generalizzazione dei luoghi comuni e la diffusione della paura del “diverso”.

Ora però, con Coccaglio, il “pensiero” leghista subisce un’involuzione. Come rileva Tonino Bucci, in un recente articolo pubblicato su Liberazione, gli amministratori leghisti non fanno più giri di parole e non sollevano pretesti di ordine pubblico. Non c’è più l’alibi della sicurezza. Il sindaco di Coccaglio l’ha ammesso: «da noi non c’è criminalità», e questo vale anche per San Martino. E allora – si chiede Bucci – che bisogno c’è di mandare i vigili a casa di quattrocento migranti residenti in paese per cacciare chi non è in regola col permesso di soggiorno? «Vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia». Appunto. L’operazione soprannominata White Christmas – è questa la sua conclusione – è un mix terrificante di sentimentalismo natalizio e odio per gli immigrati, ammicca a un’ecologia disumana che vuole «fare pulizia» e bonificare le “nostre” città da immigrati e pattume simil-umano, riducendo l’immigrato a «non-persona». Tema al quale, qualche anno fa, Alessandro Dal Lago aveva dedicato un saggio, Non-persone. L’esclusione dei migranti in una società globale. E Dal Lago conferma: “Il razzismo della Lega ha coordinate differenti dal razzismo classico, non ha niente a che fare con la sicurezza. E’ l’invenzione parossistica dell’uomo nero al fine del consenso. La Lega si produce il nemico come meccanismo essenziale per avere consenso. Non c’è altro. Non esistono problemi di sicurezza, i reati sono minimi. Inventano un nemico simbolico che non esiste perché si crei panico negli elettori. Naturalmente il linguaggio è spaventoso”.

Claudio Morselli

(Invito i lettori del blog a leggere la visita al carcere di Ponte Galeria di Furio Colombo. Dove è detenuto chi non ha commesso reati. NdA)

Fausto Banzi sul bullismo nelle scuole a Mantova di Articolo3_MN

Bullismi e bulli: perché il mondo non diventi cieco

La questione del bullismo assume caratteri spesso drammatici, come rivela anche il caso del sedicenne di Piacenza finito in carcere per minacce, percosse, lesioni aggravate ed estorsione ai danni di un compagno, riportato dagli organi di informazione in questi giorni [è di oggi, 2/12, il titolo in prima pagina sulla Gazzetta di Mantova: Aggredita da tre compagne di classe delle medie, ndr]. Non sono pertanto consentite scorciatoie propagandistiche, mentre è d’obbligo assumere iniziative concrete che vedano scuola, amministrazioni pubbliche e famiglie muoversi in sinergia per affrontare il problema.

La proposta, che ho recentemente ripresentato, di accogliere presso l’Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Mantova i ragazzi colpevoli di prepotenze, se la scuola e le famiglie fossero state d’accordo, era aggiuntiva alla sospensione e aveva lo scopo di accompagnare quella punizione con un percorso educativo che altre volte abbiamo svolto, anche se con giovani di scuole medie superiori. Pensiamo che i ragazzi, in modo particolare gli adolescenti, vadano aiutati a maturare le proprie responsabilità senza criminalizzarli, e se si riuscirà in questo percorso non ci saranno recidive.

Voglio ricordare che molto spesso anche i ragazzi protagonisti di bullismo possono attuare forme di autolesionismo gravi come quelli di chi ne è vittima. Credo che occorra tutelare tutti i ragazzi protagonisti anche se con percorsi differenziati. La scuola è sempre più povera di risorse e si sta attrezzando con una specifica formazione rivolta agli insegnanti, che purtroppo continuano a calare e sarebbe bene che le politiche del Governo (e quindi anche della Lega) sulla scuola, invertissero questo orientamento. Come Provincia in realtà cerchiamo di attuare politiche di sostegno alla scuola con proposte che vedono collaborare Istituti Comprensivi, Enti Locali, Asl e Aziende Ospedaliere. Cito come esempio il progetto La scuola che Ascolta (scarica QUI la presentazione) che viene riproposto all’interno del Piano di zona del Distretto di Mantova e che vede anche la nostra partecipazione.

Per problematiche serie che possono avere anche risvolti sanitari vi sono all’interno di questo progetto anche le istituzioni sanitarie deputate. Come Provincia abbiamo anche aperto uno sportello informativo e di consulenza dedicato ai genitori, che ha lo scopo di aiutarli in presenza di problematiche che riguardano i figli, dando consigli o indirizzandoli presso gli organismi competenti. Stiamo anche predisponendo le pratiche per stipulare un protocollo d’intesa sulla mediazione penale minorile che vede collaborare il Tribunale dei Minori, con le Province di Mantova, Brescia, Bergamo e Cremona per un progetto che vede il sostegno della Regione Lombardia. Questo accordo risponde al bisogno di mettere termine ad un conflitto tra la vittima e il responsabile del reato.

Il progetto riguarda naturalmente solo i reati minori ma gli esperti considerano la mediazione penale minorile la migliore risposta a ciò che è avvenuto tra le parti, anche a quella offesa. La mediazione serve a far capire a livello culturale il disvalore della condotta del reo, che in genere si sente impunibile. Non è vero, quindi, che non pensiamo alle vittime: al contrario, in base alle nostre possibilità, cerchiamo di dare un sostegno a quelle istituzioni che sono in prima fila e hanno poche risorse nell’educare i nostri ragazzi a crescere nel rispetto degli altri. Questi sono solo alcuni dei progetti o servizi che mettiamo a disposizione del territorio per prevenire e combattere questi fenomeni mettendo sempre al centro i ragazzi con progetti educativi e formativi.

I rappresentanti politici dovrebbero dare l’esempio con i loro comportamenti pubblici a non innescare continuamente guerre tra poveri. Sono quelle che generano le condizioni ideali affinché le persone, e quindi i ragazzi, si sentano autorizzati alla prevaricazione di chi è per qualsiasi motivo diverso o più debole. Non credo si debba ragionare secondo il motto dell’ “occhio per occhio” perché il rischio è che il mondo diventi cieco, come sosteneva Gandhi.

Fausto Banzi

Assessore Provinciale Politiche Sociali e Sanitarie

Una brutta storia di Articolo3_MN

Ci preoccupa molto che il contrasto alla clandestinità passi attraverso i bambini e la scuola: ci pare un nuovo atto di spregio alle convenzioni internazionali sulla tutela dell’infanzia che anche l’Italia, ribadiamo, ha sottoscritto (altri ne abbiamo segnalati a proposito dei ‘minori non accompagnati’ passati per il territorio della nostra Provincia).

Una brutta storia (di Articolo 3_MN)

C’era una volta una scuola lontana lontana, ma non lontanissima in fondo, da noi di Articolo3. Lì c’era una classe di ragazzine e ragazzini, piccoli ma non troppo piccoli, con i loro due maestri. Come in ogni classe di quella città, la maggioranza dei bambini era nata in Italia da genitori italiani; altri, però, avevano genitori nati in paesi lontani e anche i bimbi stessi qualche volta erano nati in quei luoghi remoti. Uno di questi, una bimba che chiameremo Consuelo, veniva da oltreoceano, da un paese pieno di sole. Ma era contenta anche qui: la sua mamma lavorava e andava ogni giorno a prenderla a scuola; aveva un cagnolino, tanti amici e due maestri che le volevano davvero bene.

Una mattina bussò alla porta dell’aula un signore; uno dei maestri uscì con lui in corridoio e gli chiese chi fosse; l’uomo, in borghese e con fare un tantino arrogante, si presentò come un rappresentante delle Forze dell’Ordine e disse che voleva avere informazioni da Consuelo sulla sua famiglia. Guardando la fotografia della classe appesa alla porta dell’aula, chiese al maestro di indicare quale fosse Consuelo. Il maestro, un po’ preoccupato ma deciso a proteggere la bambina, disse a quel signore di andarsene subito e, se mai, di chiedere informazioni al Direttore della scuola. Il rappresentante delle Forze dell’Ordine allora andò dal Direttore che, poco dopo, telefonò ai maestri ordinando loro di dare all’Uomo in Divisa tutte le informazioni che voleva, dato che dietro c’era una brutta storia di traffico di droga e di clandestini nascosti in casa. Ancor meno convinti, i due coraggiosi maestri depistarono l’Uomo dell’Ordine per tenerlo lontano da Consuelo. Passò un po’ di tempo, poi i due maestri vennero convocati in un ufficio delle Forze dell’Ordine. Il Comandante e il Direttore erano lì ad attenderli. Come il lupo e la volpe della nota favola di Collodi, alternarono gentilezze e durezze: «Siete stati troppo apprensivi, nessuno voleva far niente di male alla piccola. E poi, oggi come oggi, chiunque può parlare con un bambino. Potremmo forse incriminare un signore che al supermercato, si fa per dire, chiedesse: “Bel bambino dove abiti? E la tua mamma come si chiama?”. Sono domande che chiunque può fare; e voi dovreste imparare a obbedire al vostro Direttore». Il fatto strano è che qualche giorno prima quando, molto preoccupati, i maestri erano andati di loro iniziativa in uno di quegli uffici dell’Ordine per chiedere informazioni su quella strana visita, un altro Comandante aveva detto che no, che quello che gli raccontavano non sarebbe dovuto accadere e che nessuno poteva aver dato quell’ordine.

In uno dei colloqui per tentare di tranquillizzarli (o di intimorirli?) qualcuno disse che non di droga si trattava, ma della notifica di un foglio di via per un giovane zio di Consuelo, uno di quelli che oggi si chiamano clandestini. Come i passeggeri non paganti della navi di un tempo. Una notifica attraverso una bimba? O solo la richiesta di indirizzi e numeri di telefono per notificare, appunto, la notifica?

Sarà venuta a conoscenza la mamma di Consuelo di questa brutta faccenda? Non lo sappiamo. Ma deve essersi comunque preoccupata per il futuro della sua bambina in questo Paese dove in qualche scuola cominciano a entrare gli Uomini dell’Ordine per interrogare i bambini sui loro parenti, e dove sui muri di certi villaggi compaiono manifesti che incoraggiano i cittadini a denunciare i clandestini. Così, prima di Natale, Consuelo, verrà affidata a una hostess che le farà fare un lungo viaggio su un aereo e, sorvolando l’oceano, tornerà in quel Paese lontano dal quale la sua famiglia era partita in cerca di una vita migliore. Forse questa notizia piacerà agli Uomini dell’Ordine e anche a certi Direttori che dicono che quelli lì, gli ‘stranieri’, sono troppi e che dovrebbero tornarsene là da dove vengono. Come farà la bambina Consuelo, alla quale nessuno ha mai notificato un foglio di via.

Questa storia non ha nomi veri, né protagonisti facilmente identificabili, dato che in questo clima tanta gente è intimorita e non ha voglia di guastarsi i rapporti con le Autorità Scolastiche o, tantomeno, con gli Uomini dell’Ordine.


Chi lavora con i bambini e le bambine, con le ragazze e i ragazzi è bene che sappia però, dal momento che cose di questo genere possono accadere ancora, come deve comportarsi nel rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali che anche l’Italia ha sottoscritto. Leggi che valgono per tutti, anche per i Direttori e per i Tutori dell’Ordine; in questo caso sarebbe stata necessaria l’autorizzazione di un tribunale e/o la nomina di un garante.

Se la ‘favola’ che vi abbiamo raccontato fosse basata su fatti veri, e guardate che potrebbe proprio essere così, la potremmo leggere come un ennesimo ‘effetto collaterale’ del cosiddetto Pacchetto Sicurezza. Uno dei più spregevoli, forse, dato che colpisce bambini e adolescenti.

Maria Bacchi

Un invito alla delazione. Articolo 3 denuncia una grave discriminazione a Mantova

Libertà e Giustizia_Mantova inaugura con questo post un appuntamento settimanale con i propri lettori che intende essere anche un pratico contributo alle iniziative dell’associazione Articolo 3. Pubblicheremo periodicamente un estratto dalla newsletter del libero e spontaneo Osservatorio sulle discriminazioni di Mantova, nato nel 2008. Invitiamo a iscriversi alla newsletter facendo richiesta a QUESTO indirizzo.

L’Osservatorio è promosso da Comunità Ebraica, Associazione Sucar Drom, Istituto Mantovano di Storia Contemporanea, Istituto di Cultura Sinta e Comitato Provinciale ArciGay la Salamandra.

La memoria e le discriminazioni dell’età odierna

Articolo 3 è nato nel 2008 in seno al tavolo permanente per le celebrazioni del 27 gennaio, il Giorno della Memoria, con lo scopo di legare la memoria e la storia delle discriminazioni e delle persecuzioni volute dal nazismo e dal fascismo alla creazione di uno strumento che consenta di offrire un punto di riferimento per chi ancora oggi subisce tali violazioni.

Pagina Facebook del gruppo "Lega Nord Mirano", 5.100 iscritti.

Il nostro lavoro consiste, tra le altre cose, nella lettura dei giornali locali e regionali, ed è appunto leggendo il giornale Brescia Oggi dell’11 novembre, che abbiamo incontrato la notizia riguardante il “Treno per la memoria”.

Il Treno per la memoria è uniniziativa, organizzata dal centro studi Officina della Memoria con i sindacati bresciani Cgil, Cisl e Uil, che ha visto il coinvolgimento di numerosi studenti nella visita dei campi di concentramento nazisti in Polonia Dopo Auschwitz, sono più responsabili (Brescia Oggi, 11/11).

Dell’articolo ci ha colpito la domanda che i studenti si sono posti al termine del loro viaggio di studio: «Cosa accadrebbe se domani il Governo ci obbligasse a denunciare i clandestini? Saremmo tutti bravi esecutori della legge, o saremo in grado di opporci, rischiando la nostra libertà?».

Ebbene l’ipotesi paventata nell’articolo è diventata realtà per due paesi della provincia di Mantova. A Ceresara l’Amministrazione comunale attraverso il suo bollettino, e a San Martino dall’Argine la firma dell’Amministrazione su un manifesto affisso sui muri invitano – in virtù delle nuove disposizioni previste dal decreto sicurezza in materia di immigrazione – la cittadinanza a comunicare alle autorità la presenza sul territorio comunale di immigrati clandestini. Il fatto di S. Martino ci è stato segnalato da Roberto Baschè, giornalista mantovano amico di Articolo 3, e dopo una ricerca abbiamo rintracciato anche il notiziario ceresarese:

APPLICAZIONE DELLA NUOVA LEGGE SICUREZZA:
IMMIGRAZIONE CLANDESTINA
SI RICORDA A TUTTI I PROPRIETARI DI ABITAZIONI AFFITTATE ED ABITATE DA EXTRACOMUNITARI,
CHE NEL CASO FOSSE RISCONTRATA NEGLI STABILI LA PRESENZA (ANCHE OCCASIONALE
) DI IMMIGRATI CLANDESTINI , GLI STESSI SARANNO CORRESPONSABILI ED
INCORRERANNO NELLE SANZIONI PENALI
( DA 6 MESI A 3 ANNI DI RECLUSIONE) PREVISTE DALLA NUOVA LEGGE SULLA SICUREZZA
( Art,1 comma 14 L.94/2009 )
PER L’APPLICAZIONE E L’OSSERVAZIONE DELLE STESSE DISPOSIZIONI DI LEGGE ( Art 5 ter ),
CHIUNQUE FOSSE A CONOSCENZA DELLA PRESENZA SUL TERRITORIO COMUNALE DI IMMIGRATI
CLANDESTINI E’ PREGATO DI COMUNICARLO CON TEMPESTIVITA’ AL SINDACO,
ALL’UFFICIO DI POLIZIA MUNICIPALE O ALL’UFFICIO ANAGRAFE DEL COMUNE PER I
NECESSARI ATTI CONSEGUENTI
GRAZIE PER LA COLLABORAZIONE

IL SINDACO (Enzo Fozzato)

L’obbligo di comunicare la notizia di reato non spetta al cittadino ma alle autorità di pubblica sicurezza. La legge 94/2009

NON PREVEDE L’OBBLIGO di denuncia di una notizia di reato. Se non si trae un vantaggio iniquo dalla presenza di una persona non in regola con i documenti di soggiorno non c’è alcun obbligo di riferire della stessa.

Riteniamo questo gesto un invito alla delazione.

Il cittadino è un privato e in questo campo deve rispondere solo alla propria coscienza; non è un pubblico ufficiale e non gli si può chiedere di segnalare la semplice presenza nel territorio comunale di esseri umani.

Tale iniziativa costituisce un precedente pericolosissimo invitiamo pertanto tutti i lettori a condurre con noi alcune riflessioni in merito, inviare suggerimenti, commenti legali.