Etichettato: libertà

Comitati per la Democrazia

L’ultima del Cavaliere: in Parlamento votino solo i capigruppo. E così “l’escalation” nell’accentramento dei poteri e nello svilimento di ogni altro organo istituzionale al di fuori del suo procede in modo sempre più impudente. Non sono molti, ormai, i passi che mancano all’esercizio di uno strapotere personale.

Lo scenario è quello di una magistratura sempre più annichilita dal governo e screditata da una propaganda martellante che sui giornali e le TV di proprietà o controllate dal Presidente, non perde occasione per attribuirle i limiti e le disfunzioni della giustizia e di un Parlamento esautorato nelle sue funzioni di rappresentanza dall’uso ostentato dei decreti legge e prima ancora, dalla nomina degli eletti, scelti dal Capo in applicazione della legge elettorale di Calderoli. Assistiamo ad un confronto sempre più sfacciato con le prerogative del Presidente della Repubblica, verso il quale il premier si manifesta ogni giorno più insofferente. E poi la prevista riforma della Corte Costituzionale, oggi tacciata di politicizzazione, la cui composizione verrà corretta assegnando la prevalenza alle nomine politiche (!?). E’ di tutta evidenza ormai anche l’acquisito controllo di una “constituency” economica attraverso imprenditori, banchieri e finanzieri di riferimento, che ruota attorno alla Mediobanca di Geronzi e ai principali immobiliaristi, che ritornano nonostante le condanne del passato (vedi Ligresti e il suo ruolo nell’Expo 2015). Si preannuncia anche per i prossimi giorni la completa normalizzazione della RAI, macchiata dalla colpa (per chi non se ne fosse accorto) di essere l’unica tra le TV pubbliche, dice Lui, ad attaccare il governo in carica. Attraverso la normale legiferazione, si sta modificando la carta costituzionale e si sta costruendo di fatto una “costituzione abusiva”: sono infatti messi in gioco il diritto all’istruzione con i tagli ai finanziamenti e agli organici nella scuola pubblica, il diritto alla salute con i tagli ed i vincoli alla ricerca, il diritto al lavoro con leggi che lo rendono sempre più precario e meno tutelato. E che dire della negazione degli stessi diritti fondamentali della persona come è avvenuto e sta avvenendo con la leggi sulla fecondazione assistita, sul testamento biologico, sugli immigrati, sulla libertà di informazione? Insomma, nel complesso una bulimia di potere che non sembra trovare ostacoli e che si è fatta ancor più arrogante dopo la vittoria elettorale in Sardegna. Nelle elezioni sarde si giocava infatti una grande partita politica nella quale la posta in gioco era la conferma ed il proseguimento dell’ancora debole tentativo di realizzare un percorso riformista che introduceva cambiamenti nella prassi amministrativa e politica nell’intento di sottrarsi alle logiche spartitorie dei notabili, della cordate affaristico carrieriste, delle fazioni che si spartiscono il sottopotere locale. Il Cavaliere ha osato l’ennesima forzatura “mettendoci la faccia” e candidando una sorta di “cavallo di Caligola”: con la solita spregiudicatezza vi ha costruito una coalizione che andava dal Partito Sardo d’Azione (di tradizionale matrice di sinistra) ai tanti epigoni locali della politica, dei voti da guadagnare con il sistema dello scambio, con la promessa di incarichi e prebende, perfino con i buoni-acquisto per il supermercato di quartiere. La vittoria gli ha spianato la strada ad un controllo padronale sull’intero costituendo Pdl e a quella sfrontata politica di accentramento di poteri che registra ogni giorno un fatto nuovo e più preoccupante. In questa legislatura il Cavaliere sembra anche più attento a non farsi scalzare, come nelle due precedenti occasioni, e sta impostando una strategia che per un verso gli consente la narcosi dell’opinione pubblica e per l’altro la demolizione degli equilibri istituzionali e del bilanciamento dei poteri. E’ così che siamo ogni giorno sempre più immersi in quello che appare, insieme, un dramma e una farsa.

Quel che rimane di società civile ha la responsabilità di reagire, il dovere di rispondere sul piano della riflessione storica, politica, sociale, giuridica, seguendo l’esempio di alcuni grandi personaggi della cultura (Eco, Mancuso, Zagrebelsky …). Ma a questo livello di contributi deve potersi aggiungere anche un movimento più diffuso nella società, un movimento di opinione che si costituisca come presenza attiva e vigile a tutela dei principi di democrazia e che lo faccia con coerenza dal livello istituzionale più alto a quello più basso locale. E’ a questo punto necessaria e possibile la costituzione di una rete di “comitati di difesa della democrazia” nello spirito di quello che già nel 1994, con la lucidità dell’analisi del presente e la consapevolezza del rischio futuro, Giuseppe Dossetti aveva auspicato.

Perché senza democrazia non è neppure possibile immaginare quello sforzo collettivo e solidale indispensabile per uscire dalla morsa della crisi.

di Alessandro Monicelli

Libertà e Giustizia si mette al lavoro

Un circolo mantovano di Libertà e Giustizia, l’associazione presieduta da Sandra Bonsanti che dall’interno del centro sinistra vuole cogliere «l’insoddisfazione verso la politica, trasformandola in partecipazione», ha iniziato la sua attività.

Nei giorni scorsi a palazzo Soardi l’assemblea costitutiva ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, delle quali oltre trenta hanno già aderito. Promotore dell’associazione è Alessandro Monicelli, ex vicesindaco di Virgilio. Alla serata sono state presenti Elisabetta Rubini del consiglio di presidenza e Costanza Firrao della segreteria nazionale dell’associazione. «Direi che la risposta è stata anche superiore alle attese – spiega lo stesso Monicelli -. Segno evidente del malessere nei confronti della politica e della volontà di ritrovare spazi e strumento di partecipazione, di riflessione e proposta in un momento delicato del Paese». Nato su iniziativa di un gruppo d’intellettuali fra i quali Enzo Biagi, Umberto Eco, Claudio Magris, Libertà e Giustizia ha organizzato nel febbraio 2002 il ‘Giorno della legalità’ a Milano. Il compito che si è dato è quello di «coprire la distanza fra partiti e gente – aggiunge Monicelli -. Per questo non vogliamo essere un partito, ma un luogo di confronto». Nell’associazione si sono costituiti tre gruppi di lavoro. Il primo è sulla Costituzione, con l’adesione all’associazione ‘Salviamo la Costituzione’ per la cui iniziativa referendaria si sono raccolte una sessantina di firme. Sul tema è in cantiere una giornata di studio a fine marzo. Secondo tema è quello dei diritti, a partire da quelli delle donne, dei cittadini elettori, dello Stato. Terzo gruppo di studio sarà quello dedicato alle questioni locali, ivi compresi gli appuntamenti elettorali. Coordinatore della sezione è stato nominato Alessandro Monicelli, al quale vanno indirizzate le richieste d’adesione.

(GAZZETTA DI MANTOVA, Cronaca, pg.19)