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Cordibella, cosa è successo a Mantova?

Per continuare il dibattito sul dopo-elezioni a Mantova, per concessione di Sergio Cordibella pubblichiamo parte della sua intervista apparsa per i tipi della Cronaca di Mantova il 14 maggio 2010.

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Qualche cosa di importante  in forte discontinuità rispetto al passato è avvenuta con  la sconfitta alle elezioni amministrative del centrosinistra ufficiale mantovano e con il passaggio del testimone a un sindaco del centrodestra. Se tuttavia si analizzano attentamente i numeri del ballottaggio, risulta evidente che il centrosinistra rimane maggioritario in città e che la vittoria di Nicola Sodano, per quanto non risicata, ha visto un incremento dei voti del centrodestra  significativo, ma non clamoroso. Il fatto nuovo è, invece, il numero dei consensi ricevuti dal sindaco uscente  Fiorenza Brioni, che sono diminuiti rispetto al ballottaggio del 2005 di quasi 3mila unità. Questo significa che una parte consistente dell’elettorato del centrosinistra non è andato a votare”.

Le cause riguardano le divisioni profonde che negli ultimi anni hanno caratterizzato la vita del centrosinistra mantovano e, nello specifico, dei partiti  maggiori di questo schieramento poi confluiti nel Pd..

Tutto parte da molto lontano, dalle vicende interne ai Ds con la conquista  nel 1997 del controllo del partito da parte di un nucleo di funzionari  provenienti dal Pci a danno di Giovanni Zavattini,  primo candidato non funzionario a segretario dei Ds. Questo avveniva nel congresso del 1997 perso da Zavattini per un pugno di voti. Da allora la storia di questo partito, poi confluito nel Pd, è stata caratterizzata  quasi esclusivamente dalle intese o dai conflitti di questo ristretto gruppo dirigente che aveva assunto il potere interno.

Nel corso di questi anni sono stati sottovalutati, colpevolmente, i numerosi segnali di disagio dell’elettorato di centrosinistra che si sono espressi nella nostra provincia attraverso le sconfitte che si sono susseguite in alcune storiche roccaforti della sinistra che sembravano inattaccabili.

C’è stato un gravissimo errore di valutazione.

Il gruppo dirigente sembrava ritenere che, sulla scorta della  contrapposizione tra centrosinistra e centrodestra a livello nazionale e del pericolo impersonato da Berlusconi,  il popolo del centrosinistra avrebbe comunque votato anche a Mantova per il proprio schieramento. E’ avvenuto invece che l’astensionismo che nelle consultazioni locali aveva da sempre penalizzato il centrodestra, soprattutto nelle tornate elettorali per la Provincia, ha colpito pesantemente il centrosinistra mantovano. D’altra parte quando per troppe volte si i costringono i propri elettori a votare turandosi il naso alla lunga si viene puniti.

Anche le candidature hanno avuto il loro peso nella vicenda.

A Sodano è riuscito il miracolo di essere il candidato di tutto il centrodestra, mentre la Brioni era la candidata solo di una parte del centrosinistra… Quasi la metà del Pd cittadino era contraria e strati importanti della cittadinanza mantovana erano critici nei confronti della loro amministrazione. Nella vicenda sono stati fatti errori gravissimi dal gruppo dirigente non solo mantovano del Pd, non so se per incapacità o impotenza. Resta il fatto di una direzione politica del tutto inadeguata.

Il Patto Nuovo di Zaniboni

[L’opinione che la causa della sconfitta sia da attribuire all’operazione di Antonino Zaniboni e del Patto Nuovo] è una spiegazione semplicistica e non convincente, comunque ricorrente nel centrosinistra.  Il problema è che non ci si è resi conto che indipendentemente dal giudizio che possiamo dare sulla persona o sulla storia politica di Zaniboni, lui e i suoi sostenitori hanno interpretato un disagio reale  e un giudizio critico piuttosto diffuso nei confronti del Pd da una parte e dell’Amministrazione Brioni dall’altra. E’ troppo comodo affermare che si è perso per le patetiche ambizioni di qualche vecchio politico che si sono tradotte poi in una iniziativa di rottura. D’altra parte si tratta di un atteggiamento non nuovo. Ricordo che nel 2000 quando mi presentai contro Burchiellaro fui oggetto di una pesantissima campagna di denigrazione da parte del gruppo dirigente in questione, con la complicità compiacente, peraltro, della Gazzetta di Mantova del direttore Baraldi. Tranne poi procedere da parte dello stesso gruppo dirigente  senza alcuna autocritica  alla stroncatura di quella esperienza amministrativa e alla demolizione sul piano personale dello stesso Burchiellaro. Ma allora chi aveva ragione nel 2000? C’è comunque dell’altro nella  sconfitta odierna: non sono stati solo gli scontri interni tra fazioni concorrenti a determinarla.

Separazione Pd – Società civile.

In realtà il Pd e le Amministrazioni che ha espresso scontano un progressivo isolamento rispetto alle forze più vive e dinamiche della società mantovana. Mi sembra che siano andate perdute  relazioni importanti e la capacità di rappresentare  realtà significative, sociali, economiche e culturali, della città e del territorio. Ad esempio c’è ormai una separazione tra partito e mondo intellettuale, e lo stesso vale per altri settori della società mantovana. C’è stata una chiusura autoreferenziale al proprio interno e i problemi reali della città e della gente sono rimasti sullo sfondo. Nei loro dibattiti  si è quasi sempre parlato d’altro. C’è stato anche un abbandono, talvolta polemico tralaltro silenzioso di personalità e pezzi importanti della società locale indotti  ad  allontanarsi. Devo dire con grande soddisfazione degli attuali dirigenti, perchè tanti possibili concorrenti che potevano insidiare le loro ambizioni se ne andavano. Ma è soprattutto  una povertà di elaborazione  culturale a caratterizzare il Pd mantovano, che si traduce poi in una azione politica inefficace o assente. Così bisogni e interessi importanti rimangono senza risposte, senza  interventi concreti che non siano di generica propaganda. La sanità ne è un esempio, ma ce ne sono molti altri.

Il dibattito che si è sviluppato sulla sconfitta all’interno del Pd mi sembra molto deludente perché, oltre al rimpallo delle responsabilità, non c’è stata un’analisi all’altezza di quello che è avvenuto. Chi non è andato a votare o chi addirittura ha votato per altri candidati e altre liste, diverse da quelle del centrosinistra ufficiale, non l’ha fatto per ragioni “ignobili”, ma aveva delle motivazioni importanti che esigono rispetto e considerazione. Se i dirigenti del Pd non capiscono questo e pensano, come sempre hanno fatto, di imputare al “tradimento” degli altri la loro sconfitta, se non cercano di comprendere le ragioni di chi si è dissociato rispetto alle loro scelte, io credo che il processo di ricomposizione del centrosinistra mantovano non sarà possibile e che le divisioni che si sono determinate continueranno ad approfondirsi, o comunque  a non essere ricomposte.

Settis lascia il Centro Te

Credo che sia legittimo che una nuova Amministrazione possa scegliere di collocare nei posti strategici le  personalità che meglio interpretano i propri progetti e i propri programmi. Tuttavia nella vicenda  Settis è il modo con cui si è arrivati alle sue dimissioni che lascia sconcertati e perplessi. Una personalità come l’ex-presidente del Comitato scientifico del Centro Te non può essere licenziato per interposta persona. Si poteva agire in modo più civile e rispettoso delle persone. Penso poi che nella vicenda qualcuno abbia travalicato le proprie funzioni, e non mi riferisco al Sindaco. Anche gli “amici” troppo zelanti possono far danni.

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Dopo elezioni a Mantova. L’impegno volontario attende l’apertura dei partiti.

Il Pd di Mantova e il Pd di Virgilio, interpellati, non hanno voluto rispondere a questo articolo.

Sentinella, a che punto è la notte?“[v.]

 

E’ passato circa un mese dalla sconfitta elettorale di Mantova e dalle prime considerazioni “a caldo” che anche noi abbiamo  fatto sul blog e via mail prendendo spunto dalla mia lettera aperta al Patto Nuovo. Mi pare, osservando i semplici fatti con fredda concretezza e senza alcun spirito (ormai stanco e improduttivo anche questo) polemico che nulla di nuovo si stia concretizzando, sui due fronti su cui si può giocare il possibile (e auspicabile) cambiamento e cioè quello della politica ufficiale e quello della cosiddetta società civile.

Politica ufficiale

Sul fronte della politica ufficiale, stando alle notizie delle cronache locali, si sono registrate le dimissioni del segretario provinciale PD Massimiliano Fontana subito respinte da tutte le componenti interne del partito che così possono continuare a scontrarsi fra loro in un dibattito surreale (di fronte alla gravità della pesantissima sconfitta elettorale) fra chi cerca “il colpevole” rimpallandosi le responsabilità, chi vuole il cammino della riflessione verso un congresso straordinario e chi vorrebbe la convocazione degli “stati generali” di cui, ma qui è forse colpa mia, non ho colto bene  l’ubi consistam – vedete, anch’io come Zaniboni, posso permettermi citazioni latine! –
La lista il Patto Nuovo per Mantova continua imperterrita a ritenersi il nuovo che avanza e sproloquia con lettere sempre più astruse, sostanziate soprattutto da un politichese che più vecchio e doroteo non potrebbe essere (non per niente ha avuto l’appoggio dell’UDC).

Per quanto riguarda il maggior partito (ora solo di opposizione), la prima e ovvia impressione che si coglie dall’esterno è che ancora una volta nulla cambi, che chi porta la totale resposabilità politica di questa situazione si riproponga come fautore di una diversa quanto non ben precisata stagione politica, che ancora una volta più che un dibattito aperto e franco si sia reinnescato l’ennesimo regolamento di conti fra le correnti, che “il radicamento sul territorio e l’apertura alle istanze diverse della società” restino un puro slogan senza contenuto, non verificandosi di fatto alcuna vera apertura del partito a nulla di diverso da sè, senza alcuna attenzione a quanto nonostante tutto gli lievita attorno e mantenendolo così ben vincolato alle logiche correntizie e personali che lo hanno fin qui guidato e contraddistinto. Non sembra proprio che si sia in grado di cogliere la profondità delle cause di queste sconfitte ripetute, che affondano le sue radici nella profonda debolezza culturale che ha portato la sinistra a una perdita grave di identità, allo smarrimento di valori chiari, certi e condivisi, al rapporto vivo con le speranze delle persone, a rappresentare uno sguardo sul futuro verso cui indirizzare il cammino della società. Sembra piuttosto che la dirigenza e il personale politico viva una “coazione a ripetersi” in ogni circostanza (ormai purtroppo numerosissime): mantenere le proprie posizioni.

VIRGILIO

Prendo ad esempio la situazione a Virgilio (ci abito), dopo la durissima sconfitta alle comunali dello scorso anno: è passato quasi un anno e se ne può quindi vedere il suo sviluppo temporale.
L’essere passati da 1.500 voti di vantaggio nel 1999, ai soli 50 (!) di vantaggio del 2004 grazie a una operazione “clientelare” che ha “comprato” un piccolo ma sufficiente pacchetto di voti sul tema della protezione civile, ai 1.500 voti di svantaggio del 2009 mi pare un trend agghiacciante di fronte al quale una forza politica non può non porsi degli interrogativi seri, cercare di capire cosa c’è stato e immaginare cosa possa esserci domani come risposta diversa e più adeguata… e il primo passo, direi obbligato, mi pareva dovesse essere quello di aprire un confronto a tutto campo, cercando un coinvolgimento il più ampio possibile, l’apertura di un dibattito senza preclusioni e tatticismi, l’individuazione di uno scenario complessivamente diverso dentro il quale collocarsi e muoversi… Personalmente avevo lanciato “messaggi” per qualche incontro “aperto” ( e qualcuno mi aveva pure assicurato che “certamente” ci sarebbero stati.). Nulla si è mosso. L’autunno poi vide il PD impegnato nei congressi e anche questa (ma sono proprio ingenuo!) pensavo potesse diventare un’occasione importante, ma la dirigenza si schierò – ovviamente – con Bersani e ciò costitui, per i soliti addetti ai lavori, la sostanza del percorso che portò il partito alle primarie.
Vi furono comunque oltre 400 votanti: vi andai anch’io non perchè fossi particolarmente interessato alla battaglia per il segretario, ma (come molti altri amici) perchè ritenni importante dover contribuire alla visibilità di una massa numericamente consistente che fosse un segnale politico generale. In un momento di già grande debolezza, vi immaginate cosa avrebbe potuto significare un numero scarso di votanti alle primarie del maggior partito di “opposizione”? Soprattutto perchè ancora una volta ci fosse un segnale forte alla dirigenza per imprimere quella svolta capace di dare finalmente una casa “comune” a tanti che ancora erano disposti a concedere credito e, magari, anche a impegnarsi. Non successe nulla: non si tentò di agganciare con qualche iniziativa chi aveva dimostrato di poter tornare o diventare un patrimonio da valorizzare e non si ritenne ancora una volta di dare voce ad alcuno. A gennaio arrivò solo una lettera un po’ sgangherata in cui si annunciava che era aperto il tesseramento e che la sezione (no scusate, il circolo) era aperta… che la politica costa… In tutti questi mesi quindi, oltre a una politica di opposizione debole e inadeguata in Consiglio comunale e nei fatti mediaticamente, non è partita nessuna iniziativa, nessun percorso programmatico alternativo, nessuna proposta culturale, nessuna ricerca di apertura. E’ di questi giorni (finalmente) la notizia di una iniziativa: gita al Gargano!

Società civile

Anche la società civile però è in grande difficoltà.  Ne sono la conferma e l’immagine locale le reazioni al nostro intervento dopo i risultati elettorali: ho raccolto voci di rabbia, indignazione, delusione, sconforto…ma un po’ impotenti. I contatti che ho cercato e avuto con altri gruppi e associazioni mantovane testimoniano il comune smarrimento e il rimpallarsi della domanda “che fare?”. Molte sono le persone e i gruppi che stanno facendo grandi cose sul territorio, ma restano “sacche di resistenza e di testimonianza” che non trovano alcun ascolto dalla politica ufficiale che da una parte non sa molto probabilmente cosa farsene (dovrebbero essere capaci di un salto culturale che probabilmente non è nel loro dna) e dall’altra sono seriamente “temute” perchè senza dubbio rischierebbero di far saltare le logiche dei consolidati poteri interni.  Nè ciascuna di queste associazioni ha ancora la forza di imporsi, di farsi sentire, di riuscire a condizionare il dibattito politico, a indirizzarlo su altre strade e verso altri orizzonti.

Conclusioni

Vaga nell’aria questa idea di costituirsi “in rete” (oggi si usa dire così: ci sembra di essere più moderni), cioè di tentare di unire gli sforzi perchè le identità e le specificità di ciascun gruppo e associazione non solo diventino patrimonio di tutti, ma soprattutto trovino la forza di rompere il cerchio della nostra autoreferenzialità e di aggredire le logiche di una cultura – senza dubbio putroppo oggi divenuta maggioritaria – di assai basso profilo, appiattita  sulle “paure” della gente e sugli “istinti” che questa cultura produce nella pura logica della ricerca del consenso.
E’ un compito arduo che spetta a tutti quelli (e per fortuna sono ancora tanti) che non si vogliono rassegnare al decadimento della nostra vita sociale, all’abbattimento delle conquiste democratiche, al venire meno dei diritti di uguaglianza e di libertà della persona. Ma è un impegno che dobbiamo assumerci per imbastire una nuova e approfondita riflessione comune e per metterci nelle condizioni di svolgere una conseguente azione efficace sul nostro territorio.

Alessandro Monicelli, coordinatore Circolo Mantovano di Libertà e Giustizia
(lettera pubblicata il 12/05/10 sulla Gazzetta di Mantova, pg. 33)

Come avrei potuto votare alle primarie? Lettera di un iscritto

Pubblichiamo una corrispondenza fra un iscritto LeG_MN e il Coordinatore.

Che mi chiedi? Come avrei potuto votare alle primarie? Sai che questa discussione mi appassiona. Cercherò dunque di essere breve, anche se probabilmente non mi riuscirà di trattenermi.

Ho organizzato a Virglio il Comitato per Prodi alle prime primarie del Paese. Si trattava allora dell’unico comitato per Prodi presente in tutto il territorio mantovano. Fu allora e rimane a tutt’oggi l’unico tentativo (riuscito) nel mio Comune di far cooperare (anche finanziariamente) in un unico progetto DS, Margherita e Socialisti.
Allora si trattava però di eleggere il candidato della sinistra (tutta) per il governo del Paese. Come in America. Le primarie successive sono servite a eleggere il segretario di un partito, e la cosa mi pare diversa.
Già allora ho potuto constatare in sede di votazione come ovunque le schede elettorali potessero essere fotocopiate con disinvoltura, come gli euro donati scomparissero misteriosamente dalle casse della federazione provinciale e come i dati raccolti (nome, indirizzo, telefono,…) fossero gelosamente custoditi dai DS nazionali e non venissero rivelati a nessuno nemmeno su esplicita richiesta dei partiti con i quali collaboravano (vedi gli appelli inascoltati della Margherita).
Aggiungo un altra considerazione non meno importante: le primarie per Prodi stabilivano un candidato premier e lo individuavano in colui che avesse raccolto più voti di tutti. Le primarie per Veltroni/Bersani, svolgendosi all’interno di uno stesso partito, servivano a eleggere i rappresentanti di lista, non i candidati segretario.
Vorrei essere il più chiaro possibile: chi ha votato alle ultime primarie non ha avuto la facoltà di scegliere Marini/Bersani/Franceschini, ma una delle liste disponibili. Organizzare la votazione per liste ha favorito accordi politici fra i dirigenti e disperso la sovranità (se sovranità c’era) dell’elettore.
Cerco di essere più esplicito: i votanti alle primarie a Mantova hanno eletto: Fontanili, Brioni, Bellodi, Santachiara, Forattini, Zani e Gualtieri nell’assemblea nazionale (3 bersaniani, 3 franceschiniani); inoltre hanno eletto Pavesi, Tavernari, Camocardi, Giusti, Trazzi, Gazzoni, I. Formigoni, Blasevich, Dian, Martelli, Zanella, Marconcini, Petrella, Mazali, Benaglia, Benatti, Stancari, Oselini, Galli e Salvarani all’assemblea regionale (11 Bers, 6, Franc, 3 Marini).
Come noti, nessun elettore ha scelto nè Marini, nè Bersani, nè Franceschini. Ciò vuol dire che in sede di assemblea, i nomi sopra citati potranno scegliere a proprio piacimento per chi votare. La lista di appartenenza non è infatti una discriminante.
A ciò si aggiungano alcuni giochetti. A titolo di esempio, a un franceschiniano di seconda linea conveniva candidarsi con Marino per sperare di essere eletto.
Inoltre, sai bene che se a Mantova ci sono i camocardiani e i carriani (permettimi il paradigma, cerco di chiarire il concetto in modo semplice), una volta che questi prendono parte all’assemblea nazionale non diventano franceschiniani e bersaniani ma restano camocardiani e carriani. Normale che sia così.
Non mi dilungo poi sui brogli pre, durante e post primarie perchè questa lettera rischierebbe di diventare davvero indigesta.
Perciò, no. Non ho votato alle primarie del PD. Si aggiunga inoltre che non sono un elettore del PD.
I quasi 3 milioni di voti serviranno molto, come mi chiedi tu. Sono un sacco di soldi. Purtroppo non andrà un solo euro ai circoli territoriali. Inoltre sono un grande database di dati sensibili per il controllo del voto, utilissimi anche in altre situazioni. Ci sono molte possibilità d’impiego in questo senso.
Un partito d’opposizione forte? Da quando Bersani è stato eletto (pressochè da quest’estate, ricordi? Ho pubblicato un post proprio su Leg_MN…), non lo si sente più. A tal proposito, un assise nazionale formata da camocardiani, carriani e vattelapeschiani non può essere unitaria e tantomeno può produrre una forte segreteria d’opposizione.

Non spero in questo PD, spero nella sua base.

Conosco la base e so che è disposta ai più grandi sacrifici per restare disciplinata all’interno di un grande partito. Il Partito di massa ha lasciato in eredità la consapevolezza che la forza viene dall’unione. Non abbandoneranno il PD nemmeno se questo inciuciasse apertamente con Berlusconi.
Ma l’esperienza del PCI e della DC si sta dissolvendo con l’avanzare delle generazioni. Ora è molto più concepibile l’astensione.
Da che i partiti hanno cessato di avere una prospettiva ideale, hanno estromesso l’etica dalla politica.
In tal senso, il confronto con il giudizio popolare non è più rilevante.
La reificazione del cittadino si è concretizzata nel diventare un punto percentuale di una logica di strategia politica. Si vincono le elezioni non in base a un progetto politico, ma in base alla capacità di modellare il consenso popolare attraverso i mezzi di comunicazione. Il voto è un’esperienza di marketing. Come tale, si basa sull’individuazione delle aspettative di un votante medio. Il problema della scienza statistica rimane quello di concentrarsi sulle esigenze di un cittadino medio, che nei fatti è proprio l’unico che non c’è.

Anche chi crede che la politica abbia una natura realista e cinica, dovrebbe comprendere che il modo migliore per vincere è partire da un partito unito e forte. In alternativa, ci terremo un Paese ingovernabile dove non è possibile promuovere alcuna stabile riforma.
Concludo qui, anche perchè sono stato non prolisso ma torrenziale direi.
I miei più cari saluti,
a presto,
grazie ancora per quel che fai.
Fabio Di Benedetto

Il PD a Mantova. Un problema di struttura.

Poichè deve vincere Bersani, non credo che la richiesta di Paolo Flores D’Arcais possa essere utile. Egli sostiene la nascita della lista girotondi per Marino per contrastare la nomenklatura.Brioni logoMN

  • In primo luogo, il sistema elettorale adottato per l’Assemblea nazionale sarebbe spietato nei confronti di una lista tanto piccola e poco diffusa sul territorio.
  • In secondo luogo, l’Assemblea nazionale non conta un fico secco. Come il Parlamento europeo, solo che non si riunisce nemmeno.
  • Terzo, chi indice le primarie ha sia il pieno controllo delle operazioni di voto, sia il netto interesse a mantenere il potere.

Credo dunque che la proposta di Micromega sarà un buco nell’acqua. Mantova avrà 4-5 candidati all’assise nazionale, che avrà la responsabilità di scegliere il segretario PD nel caso le primarie non indichino un vincitore col 50% dei voti. L’Assemblea nazionale degli iscritti non si divide in tre grossi gruppi (Mariniani, Bersaniani, Franceschiniani) ma in sotto-correnti, disposte a mercanteggiare la propria quota.

Anche a Mantova, i dirigenti politici locali si comportano come consuetudine: salgono tutti sul carro del vincitore Bersani. “Ti piace vincere facile…”.

La suddivisione in piccole correnti politiche ha sempre reso il dibattito interno al centrosinistra mantovano molto fumoso e riservato a pochi. Caso lampante sono le lettere al direttore della Gazzetta: esercizio quotidiano di mistica interpretazione sia dei reali contenuti delle lettere, sia dei reali firmatari. La chiave per interpretare le logiche correntizie mantovane non è in mano né agli iscritti, né a molti amministratori e dirigenti. Solo una parte del partito, segretamente, ha l’effettiva capacità di deliberare le politiche locali.

Non è una questione di persone, ma un problema strutturale.

Come osserva Antonio Floridia (in questo interessante documento), è la struttura di un partito a incentivare l’atteggiamento del gruppo dirigente. Nel caso del PD, abbiamo un partito elitistico-elettoralistico e dunque il rischio della deriva plebiscitaria: le assemblee degli iscritti avrebbero la sola funzione elettiva e non deliberativa.

A Mantova da anni sta accadendo questo: segretari eletti col 100% dei voti, congressi non convocati, segreterie chiuse, assenza di gruppi tematici interni e in generale l’annichilimento degli iscritti. Non è opera di perfidi funzionari, ma si tratta in prevalenza di una questione strutturale a mio parere.

Lo statuto del PD, dopo un anno e mezzo, è ancora incompleto nella sua parte attuativa. Ciò non consente di applicare misure di diffusione del dibattito interno e d’informazione e garanzia per gli iscritti PD. Si capisce che per i dirigenti sia inusuale cedere proprio motu possibilità deliberative agli iscritti.

Patrizia Rettori ha letto i programmi dei tre candidati PD, trovando tre discriminanti fondamentali: laicità, alleanze, forma partito. Su quest’ultimo punto Marino è vago, Franceschini è per il PD “liquido”, Bersani per il PD “solido”. Ciò che sappiamo già da ora è che nelle democrazie moderne il partito ha una struttura snella e uno sfumato contenuto valoriale. A Mantova c’è ancora gente che crede sia possibile tornare al sistema delle sezioni di venti e più anni fa..

Ora il sindaco di Mantova Fiorenza Brioni chiede il sostegno delle associazioni di volontariato per il nuovo mandato, offrendo cariche in giunta. Il proprio partito, il PD, anziché aprirsi alla società civile conserva il sistema di correnti interne e di assenza informativa, proseguendo da oltre un decennio la ripida discesa verso il baratro elettorale.

Si potrebbe cominciare non oscurando il sito pdmantova.it, non aggiornato da (guarda caso) le ultime primarie, un anno e mezzo fa. Promuovendo forum tematici con pubblico dibattito. Garantendo più trasparenza nella gestione delle Feste, delle Primarie, del tesseramento. Pur mantenendo la struttura di un partito moderno.

FdB