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Mobilitazione permanente a Mantova, con la Costituzione

Carissimi,

Libertà e Giustizia assieme agli altri organizzatori (Art.21, Popolo Viola, PD e IDV) della giornata per la Costituzione del 13 febbraio scorso, ha organizzato a Roma per martedì 5 aprile una Notte bianca per la democrazia che avrà inizio il pomeriggio  con un presidio permanente in piazza Montecitorio, mentre la Camera discuterà i provvedimenti sul processo e la prescrizione breve e proseguirà  in piazza SS. Apostoli fino alle ore 24.  Hanno già aderito Antonio di Pietro, Roberto Zaccaria, Vincenzo Vita, Leoluca Orlando, Fabio Granata.

Su questa manifestazione, si innesta un progetto di mobilitazione e manifestazioni in tutto il paese sotto il titolo

LE STRADE E LE PIAZZE DELLA DEMOCRAZIA

Anche a Mantova vogliamo provare a lanciare un’iniziativa permanente di mobilitazione che potrebbe vederci presenti tutte le sere alle 18,30 davanti alla prefettura o in  piazza Mantegna, organizzando turni di presenza, senza altre insegne se non un simbolo tricolore (bandiera, coccarda, nastrino) e la Costituzione.  Niente discorsi, musica o quant’altro, ma un semplice significativo ritrovarsi di cittadini per incontrare e parlare con la gente, parlare di Costituzione e della riforma delle Giustizia, degli immigrati e della guerra, dare materiale informativo con le notizie che l’informazione ufficiale e asservita non dà, tiene nascosta o manipola a uso di questo povero potere che si è instaurato nel nostro paese.

Scriveva un mese fa Sandra Bonsanti:

“Adesso è venuto il tempo di metterci alla prova…..Siamo bravi e decisi e indignati e volenterosi solo a parole o possiamo imparare a fare qualcosa di concreto che arrovelli le coscienze assopite dei cittadini, che diffonda sapere ed informazione, partecipazione ed impegno? Siamo pronti ad affrontare la sfida che il regime dissoluto e corrotto, incapace, egoista e ridicolo, dispensatore di disonore, di falsità e di informazione avvelenata ci sferra quotidianamente?  Le strade della democrazia sono le nostre strade, quelle che percorriamo ogni giorno.. e non è difficile, non è impossibile riempirle di parole e di pensieri….. Opporsi è anche impegno non solo nelle piazze per le grandi manifestazioni mediatiche (di cui siamo stati capaci), ma anche giorno dopo giorno, lontano dalla telecamere, ma vicino alle coscienze con l’unica “arma” della parola, quella che i regimi temono.”

Oggi lancio quindi questa proposta a tutte le persone e le associazioni che sono in rete e della cui realizzazione si potrebbe già abbozzare qualche idea oggi, quando ci incontreremo in piazza Broletto, dalle 16 alle 18, per un presidio sulla guerra e – è inevitabile! – sui mille drammi che questa comporta e sui pericoli che sta correndo la democrazia del nostro paese.

Ricordo ancora il secondo appuntamento del percorso sulla Costituzione di sabato 16 aprile alle ore 9 e/o alle ore 11 per i due momenti in cui si articolerà l’incontro sul problema dei migranti e del diritto di asilo (qui l’evento su Facebook).   Vi ho già inviato il volantino, fatelo girare.  A mia volta, statene certi, ve lo girerò ancora altre volte……La Gazzetta di Mantova darà ampio spazio nella settimana che precede l’evento pubblicando anche diversi interventi delle associazioni promotrici.

A oggi pomeriggio.

Un caro saluto.

Alessandro Monicelli per Libertà e Giustizia Mantova.

Manifestazione Sabato 3 Ottobre per la Libertà di Stampa

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, a proposito della manifestazione di Sabato 3 Ottobre per la Libertà di stampa e informazione.

L’evento avrebbe dovuto tenersi il Sabato 19 Settembre, ma è stato rinviato in seguito alla notizia della morte di sei militari italiani in Afghanistan.

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Roma, 1945. L’Italia che rinasce dopo il ventennio commemora Giovanni Amendola, direttore del Mondo, bastonato a morte dal regime nel 1926. Il ricordo è affidato a uno dei suoi “ultimi redattori”, Mario Ferrara, altra voce del giornalismo messa a tacere che continuò il suo lavoro per la libertà, difendendo gli antifascisti al Tribunale speciale.
Ferrara ricorda la stanza molto piccola in cui, dopo l’urlo dell’ultimo strillone, Giovanni Amendola parlava dei suoi studi e dei suoi sogni. Di quel suo ultimo impegno per la “moralizzazione della vita italiana”. “Che cosa è in fondo un giornale?” chiede Ferrara “Molti di voi non lo sanno, molti più giovani di voi lo apprenderanno forse un giorno; ancora è troppo presto per sapere che cosa fosse quella passione e insieme che cosa fosse quella forza, che cosa potesse essere di bene e di male. Un giorno, se in quelle pagine che escono, in quelle poche parole spesso irte di errori di tipografia, se in quei fogli alita uno spirito di verità, una volontà di credere e di sperare, essi si difenderanno e saranno un alimento e una speranza per tutti. Se viceversa essi conterranno la subdola menzogna, essi saranno un atroce veleno, quel veleno che ancor prima dell’avvento del fascismo e in venti anni di dittatura fascista ha avvelenato la coscienza degli italiani”.
Non ho mai trovato una definizione più nobile e insieme spietata di cosa sia un giornale. Oggi, dobbiamo dire di cosa sia un giornale o una televisione o un qualunque mezzo che informa i cittadini. I mezzi sono evoluti, il principio è quello. Il compito di un giornale è comunicare verità. Se invece diffonde subdole menzogne, non sarà un giornale, ma un veleno.
Noi di Libertà e Giustizia andiamo in piazza sabato con il sindacato dei giornalisti per opporci al più pericoloso dei veleni: il controllo e l’intimidazione della libera informazione, Il progetto di limitare sempre di più l’autonomia dei giornalisti. Un veleno che mai, dalla fine della guerra ad oggi, era stato profuso in maniera tanto spietata e abilmente programmata.
Andiamo in piazza a Roma e in molte città prima di tutto per essere con Repubblica e l’Unità, con l’Avvenire e Famiglia Cristiana, con la Rai che si ribella agli slittamenti e alle minacce, con quella stampa locale libera che quotidianamente rivendica “lo spirito di verità“.
Noi andiamo in piazza perché vogliamo manifestare a chi ci guarda meravigliato da oltre i confini che non siamo pecore, ma giornalisti e cittadini. Per rispondere a chi ci dice che “ciò che vediamo in Italia è l’emergere di una cultura dell’informazione tipica dei regimi autoritari…ed è allarmante che in una democrazia dell’Europa occidentale” una parte così consistente del Paese non sia informata (John Hooper, The Guardian). Vogliamo manifestare perché l’informazione è un bene di tutti, essenziale alla democrazia, e l’organizzazione del consenso la uccide.
E manifesteremo anche per voi, amici giornalisti che ridete della nostra preoccupazione, e per voi, cittadini che non sapete e non potete ormai più riconoscere la menzogna di Stato. Manifesteremo perché vogliamo cercare di essere “una speranza per tutti”.

Sandra Bonsanti

P.S.

Il Circolo mantovano di Libertà e Giustizia è disponibile per organizzare il viaggio da Mantova  a Roma, anche assieme agli altri circoli delle provincie vicine.

Resistenza Sud-americana. A Suzzara, Asola, Viadana…

Eugenio ha scritto al nostro coordinatore, pubblichiamo il suo intervento.

Caro Alessandro,

ricevo il tuo messaggio angosciato e rileggo la lettera drammatica di Sandra Bonsanti al Presidente.

Condivido la preoccupazione, oramai assillo, di fare qualcosa, ciascuno di noi. Penso che il Presidente Napolitano sia troppo solo e non possa così com’è reggere il peso delle responsabilità che ogni giorno vengono scaricate sulle sue spalle.
Penso che che i moribondi dell’opposizione parlamentare e i morti di quella extraparlamentare costituiscano, ogni giorno di più, un impedimento alla rivolta contro il regime delle rivalse e delle vendette che governa il paese. Formano un diaframma mediatico, a loro volta, che impedisce alla base democratica del paese, che ancora crede in loro per una buona parte, di esprimersi come saprebbe. La forma-partito, svilita a clientela e da tempo assimilata alla forma-mafia, è oramai strumento improponibile.
Occorre ricominciare dalle nostre forze e dalla nostra immaginazione, di singoli. Come fu dall’8 settembre del 1944.
Mi sento estraneo all’opinione corrente, anche di opposizione. Ancora troppi ex-qualcosa, somari di ritorno che nascondono qualche cappello da porre sulle iniziative comuni; ancora scarsa propensione a rinunciare al sé (berlusconiano o dalemiano che sia). Non convinto io stesso di andare esente da questi difetti, sicuro che altri sono pronti a caricarmeli per pareggiare vecchi conti.
Ciò detto vorrei tuttavia comunicare una proposta, uno stimolo, che già ho provato a far circolare in altre sedi: un modo per cominciare da zero e farsi vedere senza nulla chiedere.
Mi piacerebbe che si cominciasse a scendere per le strade, di persona, e occuparle in parte: uno, due, cinque, dieci, cinquanta persone, in luoghi significativi, con qualche semplice scritta, a ore fisse, ogni giorno (o ogni settimana?). Non nei soliti ghetti dove si fanno rifugiare i banchetti per firmaioli. Ma dove si può dare nell’occhio, o un po’ di fastidio. Davanti al tribunale, alla prefettura, alla questura, davanti alle scuole, ai cinema, alle sale da concerto, ecc. In modo da farsi vedere; per dire che ci siamo, che siamo aperti al dialogo con tutti quelli che stanno contro, contro la menzogna fatta governo, contro l’ignoranza divenuta egemone per mezzo della televisione e della pubblicità commerciale, per far finire l’insolenza della peggiore destra europea. Il modello, come capisci, è quello della resistenza sud-americana.
Non sono forse il più adatto a far proposte di questo genere; ho poche energie da spendere, sono poco propenso agli entusiasmi, poco aperto.
Consegno a te la proposta che credo non bisognosa di approvazioni superiori o di intese ampie. Basterebbe cominciare, come e dove si può, mi pare, e passar parola (a Suzzara, a Asola, a Viadana, ecc.).
Con qualche illusione ancora, ti ringrazio per quel che fai e ti saluto con vivissima cordialità.
Eugenio Camerlenghi

Buon Ferragosto. Facciamoci sentire.

Care amiche e cari amici,

vi trasmetto, se non l’avete vista, la lettera che la nostra Presidente Sandra Bonsanti ha inviato al Presidente della Repubblica.

Quello che sta avvenendo ogni giorno sta stravolgendo di fatto la nostra Costituzione, manomette il funzionamento delle regole democratiche e quindi sta mettendo in grave pericolo la stessa convivenza civile. Il principale partito di opposizione “promette” che potrebbe esserci (se i biricchini continueranno così…….) il prossimo settembre una manifestazione , ma intanto ogni giorno qualcosa viene forzato.Sandra Bonsanti e Umberto Eco in difesa della Costituzione

Guardiamo solo agli ultimi giorni: l’uso abnorme del decreti legge e del ricorso al voto di fiducia che mortifica ed esautora il Parlamento dopo che allo stesso si sono nominati i “dipendenti” del Capo, l’assalto alla Banca d’Italia rea di dare i dati reali della crisi, la tassa sull’oro ancora contro la Banca d’Italia,ma anche contro l’Europa che già aveva dichiarato contrario alle norme europee tale provvedimento, l’ inserimento in un disegno di legge “economico” di norme che bloccavano di fatto le indagini della Corte dei Conti, attacco ai giornali non allineati e ai giornalisti che scrivono cose non gradite, al TG3 reo di ostinarsi a dare le notizie, le nomine a cascata dei posti chiave in Rai e scelte di strategia aziendale nell’ottica degli interessi Mediaset, l’esame di “localismo” per gli insegnanti nelle scuole dopo una riforma della scuola devastante, la bandiera e l’inno locale, il ritorno alle gabbie salariali (che persino la Consindustria non vuole!) la negazione della crisi economica che sta sgretolando il tessuto delle piccole imprese e impoverendo vieppiù un numero enorme di lavoratori senza alcuna protezione e l’insufficente messa in campo degli strumenti di politica economica necessari ad affrontarla, il silenzio su un divario “sociale” che si va ampiando ed aggravando, la pericolossima privatizzazione della sicurezza pubblica con le ronde (dopo che si sono tagliati i fondi alle forse dell’ordine) ed il reato di clandestinità, il tentativo di polverone sulla RU486 …….forse mi sto dimenticando qualcosa………

Non parlo dell’affare “escort”. A proposito è sparita dal calendario l’approvazione tanto sbandierata ed urgente della legge Carfagna sulla prostituzione (cosa intollerabile ed indecorosa era sta definita dalla “stessa” : forse si sarà manifestato un palese conflitto d’interessi!). Una vicenda inqualificabile, così volgare e deprimente….
Mettiamo questi ultimi avvenimenti in relazione con tutto lo svolgimento di questi quattordici mesi di governo: dal lodo Alfano, alle norme sulle intetercettazioni telefoniche, gli scontri cercati col Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale, il tentativo di negare la stessa separazione dei poteri (fondamento irrinunciabile per il funzionamento democratico) come in modo macroscopico si fece in occasione del caso Englaro dove con una leggina si cercò di cambiare una sentenza passata in giudicato, il tentativo di cancellazione o di controllo dei diritti fondamentali della persona. Siamo di fronte ad un vero e proprio disegno strategico di eversione democratica, di stravolgimento materiale della Costituzione.
Bene ha fatto la nostra presidente a cercare di “rompere il silenzio” ancora una volta, rivolgendosi a chi ancora fa da argine e baluardo a tanta tracottanza e insipienza:

purtroppo siamo in una Italia malata, dove troppi italiani sono sordi o perchè si ritrovano in fondo rappresentati nei “valori” di questi imbonitori, o perchè scarsamente informati per propria ignavia e per quella di tanta stampa e TV (quando non direttamente di proprietà del nostro) o perchè smarrita dalla mancanza di una credibile e possibile alternativa.

Intanto, anche se ferragosto, pensiamoci e vediamo se non sia il caso, per ciascuno di noi, di farsi un po’ più carico della situazione e far sentire il nostro “no” chiaro e forte.    Buon Ferragosto.

Alessandro Monicelli, coordinatore circolo Libertà e Giustizia di Mantova.

“Rompiamo il silenzio e…” – Nascita dei Comitati per la Democrazia

Su impulso dell’appello “Rompiamo il silenzio” di Gustavo Zagrebelsky, il 7 Maggio 2009 ore 21.00 alla Sala degli Stemmi di via Frattini n.60 è organizzata una pubblica iniziativa.

La serata vedrà la presenza della nostra Presidente nazionale Sandra Bonsanti che proporrà alcune riflessioni e prospettive di impegno futuro.

Parteciperà allevento la Presidente Sandra Bonsanti

Parteciperà all'evento la Presidente Sandra Bonsanti

Sarà anche la serata in cui lanceremo ufficialmente i “Comitati per la Democrazia“, aperti ai singoli cittadini e alle associazioni attive a Mantova, a cui abbiamo fatto cenno nella lettera alla Gazzetta del 29 marzo. Su questa idea hanno espresso interesse già alcune associazioni presenti sul nostro territorio (l’Ass. Naz. Partigiani d’Italia, Forum, il circolo da Civetta di Castiglione, ecc.). Questa serata sarà il momento di partenza di un raccordo e di possibili future iniziative. A breve si cercherà di redigere un breve documento in cui si esprimono gli scopi e le idee perchè nasca questo coordinamento e si concretizzi in iniziative sul territorio e fra la gente sviluppando le idee ed il lavoro che ciascuno nel suo specifico, magari già da tempo, sta portando avanti.

Giustizia e Libertà sbarca su internet

Creare uno spazio di confronto e di esercizio del pensiero critico nel segno dei valori costituzionali: questo l’obiettivo del movimento Giustizia e Libertà, che in queste settimane sta riorganizzando le proprie attività. Come ha sottolineato il coordinatore Alessandro Monicelli in occasione della riunione dei componenti del circolo di Mantova, svoltasi martedì nella sede della circoscrizione Centro, l’associazione presieduta da Sandra Bonsanti e fondata tre anni fa, dopo aver avuto un ruolo fondamentale nell’ultima battaglia referendaria e aver lavorato alla costruzione del PD, da cui però è uscita sia a livello nazionale che locale, si pone oggi come movimento d’opinione sui temi della Costituzione. «Giustizia e Libertà non è un partito e non scenderà in campo alle prossime elezioni amministrative – ha ribadito Monicelli – il nostro obiettivo è quello di stimolare il confronto e di collaborare con altre realtà associative. Sul fronte organizzativo, sabato parteciperemo ad un incontro a Milano con i coordinatori dei circoli di tutt’Italia; tra i progetti locali c’è anche quello di un sito internet dedicato all’associazione». Il movimento ha ritrovato slancio dopo l’appello di febbraio a firma del presidente onorario Gustavo Zagrebelsky, insigne costituzionalista dell’Università di Torino e già presidente della Corte Costituzionale. Un documento forte, sottoscritto da intellettuali di spicco aderenti al movimento come Giovanni Sartori, Umberto Eco e Claudio Magris, in cui il professore ha denunciato la presenza di “segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizioni per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti”. Le linee fondamentali dell’appello sono state poi riprese dall’avvocato Sandro Somenzi, che ha analizzato in quest’ottica il caso di Eluana Englaro: «Questa vicenda umana così drammatica è stata sfruttata con molto cinismo ai fini dello scontro politico. In un momento in cui l’emotività dell’opinione pubblica era molto sollecitata il Governo ha colto l’occasione per sferrare un attacco violentissimo alle istituzioni». Potere giudiziario in primis: «Per evitare di dare esecutività alla decisione della magistratura – ha proseguito Somenzi – il Governo è ricorso a un decreto legge, attaccando poi il Presidente della Repubblica, che è organo di garanzia, per non aver apposto la firma. La vera posta in gioco nel caso Englaro non è la difesa della vita, bensì la messa in discussione della stessa Costituzione».

di Virginia Novellini (GAZZETTA DI MANTOVA, Cronaca, pg.14)

Il sasso nello stagno

Forse il sasso è troppo piccino per produrre qualche movimento significativo nello stagno della politica in generale e di quella mantovana più in particolare, ma lo stagno è così poco limpido da assomigliare molto di più a una pozzanghera fangosa dentro cui è più facile sprofondare che illudersi di poter produrre qualche movimento. Ma ci vogliamo provare lo stesso.

Il 25 prossimo organizzeremo un’assemblea pubblica, aperta a tutti gli uomini di buona volontà, sul tema del “partito democratico” o di come si vorrà e potrà chiamare questa chimera che da anni (era il 1996 con l’Ulivo!), percorre i sogni o gli incubi della gente di sinistra. Dopo qualche dibattito alle feste di quest’estate, l’attesa di un avvenimento che provi a raccogliere le forze, le idee, le speranze anche qui nella nostra piccola realtà locale si è rivelata vana e nessuno dei principali attori (i partiti) si dimostrano in grado di produrre alcunché di utile.

Lo spettacolo politico offerto è davvero povero, qualche volta meschino, nonostante i tentativi, molto spesso patetici, di chi regge le sorti dei partiti e (ahinoi con il nostro voto!) delle istituzioni di rendere nobile, con roboanti richiami al bene comune e agli interessi dei cittadini, il loro piccolo cabotaggio quotidiano. Davvero ci si può aspettare un colpo d’ala verso nuovi orizzonti da chi ne persegue quotidianamente di così piccoli?  Si può credere che chi comunque detiene, oggi, il potere di gestire ogni cosa della cosa pubblica, possa percorrere un itinerario che, domani, gliene toglierebbe tanta parte? Si può sperare che si possa aprire al confronto con la società chi non è in grado di trovare al proprio interno una sintesi accettabile dei suoi stessi pensieri? Come trovare spazio per le nostre idee, quali valori fondanti sono da individuare, come e dove profondere il nostro impegno ed il nostro lavoro, quali strutture e quali metodi per una reale partecipazione?

A Orvieto intanto non ha preso la parola alcuno che fosse estraneo ai partiti, nessuna delle associazioni che pure erano presenti come nessuno dei pochissimi giovani presenti ha avuto diritto di parola. Così anche i momenti che dovrebbero essere sempre più aperti al confronto e al dibattito, ancora una volta diventano confronto ristretto, messaggi cifrati, schermaglie dialettiche, opportunismi correntizi.

La realtà è che ci sono due modi di pensare al partito democratico: quello degli uomini di apparato che lo vedono come un bisogno elettorale a cui prima o poi bisognerà arrivare pena la grande sconfitta storica della sinistra e quindi una procedura di aggregazione di ceto politico, di sommatorie di macchine di partito, magari imbellettati da qualche cooptato illustre; quello degli elettori che pensano a qualcosa di veramente nuovo, a partire dagli stessi criteri di accesso alla politica e di selezione della dirigenza, capace di suscitare sentimenti di appartenenza e quindi di coinvolgimento, aperto a forti e radicati valori etici fondanti un diverso processo politico.

Il 16 ottobre è l’anniversario delle elezioni primarie, quando 4 milioni e 300mila persone sono andate spontaneamente a votare travolgendo le stesse aspettative e “speranze” dei soloni della politica che avevano previsto il successo a quota un milione di partecipanti. Sono stati sorpresi loro stessi, se ne sono attribuiti il merito come fosse stato un consenso verso di loro e non invece una forte spinta al cambiamento e ora si domandano chi gestisce quel patrimonio di indirizzi, quasi fossimo noi una merce da utilizzare a loro piacimento!

Come mai non si sono ricordati di questo popolo delle primarie al momento delle liste elettorali decidendo tutto dentro le loro segrete stanze, nominando di fatto l’attuale Parlamento che poi ci hanno costretti a votare? Come mai, una volta al governo, quell’esigenza unitaria è quotidianamente tradita da una perenne polemica interna, da una litigiosità che rende ogni giorno più debole un governo che già lo è di suo? A chi giova? Qual è il reale disegno di questa politica?

L’on. Serafini, diessina (moglie di Fassino) commentando i lavori di Orvieto osservava che la sola domanda che i giornalisti avrebbero dovuto porre all’on. D’Alema era: come mai sino a ieri sosteneva in ogni sede la necessità di fare il partito di Prodi e ora non più? E’ la domanda che facciamo non solo a D’Alema, ma ai tanti addetti ai lavori: sono le domande che vogliamo porre e porci nell’incontro del 25 ottobre, assieme alla nostra presidente Sandra Bonsanti che era tra gli invitati di Orvieto.

di Alessandro Monicelli