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Il bronx di Virgilio e il problema sicurezza.

Lettera alla Gazzetta di un iscritto in conseguenza dell’operazione di sicurezza dei Carabinieri a Cerese di Virgilio nel cosiddetto bronx.

Gentile Direttore,

come cittadino di Virgilio desidero esprimermi sul quartiere del mio comune che il Suo giornale definisce bronx. Conosco bene la zona, poiché ci vivo. Il buon cuore dei miei cittadini è l’unico collante sociale per una comunità che da alcuni anni sperimenta sempre più il degrado economico, oltreché morale. Il bronx in particolare è il quartiere con più alta concentrazione di famiglie povere. La Gazzetta a ragione sostiene che i bassi affitti hanno facilitato l’insediarsi di immigrati e di italiani a basso reddito, ma la criminalità Direttore attecchisce nel degrado e nella trascuratezza. Questi i reali motivi che hanno portato affianco a casa mia mafiosi, latitanti e altri criminali che convivono con onesti operai, dipendenti pubblici, giovani famiglie monoreddito. Poiché la Procura sostiene che il carcere di Mantova ospita già il doppio dei detenuti consentiti e per la natura dei reati imputabili agli arrestati del bronx, ho motivo di credere che già oggi la situazione sia tornata tale e quale a prima.

Possiamo, in sincerità, continuare a nasconderci dietro l’Arma dei Carabinieri e sostenere di aver portato l’ordine a Virgilio?

Estirpiamo invece le cause criminogene del bronx!

Quanti degli affittuari pagano in nero? Quanti sono realmente i domiciliati e in che condizioni vivono? Gli appartamenti sono a norma o perdono acqua, hanno fili elettrici scoperti a portata di bambino, calcinacci che cadono? I clandestini lì domiciliati per quale azienda mantovana lavorano in nero? Vede Direttore, non ha senso assumere nuovi vigili urbani per far rispettare l’ordine nel Comune: per quello ci sono le forze di polizia. Mi auguro che la Polizia locale invece possa intensificare il controllo sui cantieri, la regolarità delle locazioni, vigilare anche sugli appalti pubblici.

Fabio Di Benedetto

Libertà e Giustizia a Virgilio (MN), incontriamoci.

Sentinella, a che punto è la notte?

Chiedo scusa al coordinatore provinciale di Libertà e Giustizia, Alessandro Monicelli, se inizio queste mie considerazioni con la stessa domanda che ha introdotto il suo ultimo intervento apparso sulla Gazzetta alcuni giorni fa.
La metafora della notte è ampiamente palese e a tal proposito vorrei scomodare, con tutto il rispetto dovuto, una figura come don Dossetti e prendere da questo frate la lettera inviata al sindaco di Bologna Vitali nel maggio del ’94. Commemorando Giuseppe Lazzati, Dossetti si chiedeva quanto resta della notte per i tanti (perché sono tanti) che non trovano una rappresentanza, una rappresentanza per uno stato libero da ingerenze affaristico politiche, per uno stato laico che rispetta la vita (e la morte) umana, che non vuole usare il dolore di moltitudini di migranti come clava per imporre regole irregolari. Sentinella, quanto resta della notte? E noi dentro a questa notte dove i cittadini non sono tutti sub-lege, uguali nei loro diritti e doveri, dove infrangere le regole diviene un vanto, nel silenzio e nell’indifferenza complessiva. Quanto durerà questa notte della coscienza, dell’etica, una notte iniziata – non a caso – proprio nel 1994 ma allevata già da prima da tanti tramonti di idee, speranze, principi.

Se la notte dunque può trovarci sulla stessa strada, più arduo mi pare individuare la sentinella.

Chi da solo può reggere il lume, spingere lo sguardo e indicare agli altri il sentiero per il mattino?
Può da solo assumersene il compito il Partito Democratico? Può farlo in splendida solitudine Libertà e Giustizia? E’ forse demandato alla rete, alle sacche di resistenza, pur presenti nella società italiana? Mi pare che la risposta sia ardua e complessa, ma che nella sostanza si traduca nella necessità che tutte le componenti di un comune sentire aderiscano a un percorso di incontro e di ascolto.

Vorrei iniziare assumendomi per Virgilio – il paese dove, al pari del coordinatore di LeG_MN, anch’io vivo – il compito di proporre l’inizio della traversata. A chi ha facoltà di farlo agisca. La sentinella nella notte non è passiva, a chi gli chiede risponde: se volete domandare, domandate e venite.

Maurizio Raschini (iscritto Pd e residente a Virgilio)

Come avrei potuto votare alle primarie? Lettera di un iscritto

Pubblichiamo una corrispondenza fra un iscritto LeG_MN e il Coordinatore.

Che mi chiedi? Come avrei potuto votare alle primarie? Sai che questa discussione mi appassiona. Cercherò dunque di essere breve, anche se probabilmente non mi riuscirà di trattenermi.

Ho organizzato a Virglio il Comitato per Prodi alle prime primarie del Paese. Si trattava allora dell’unico comitato per Prodi presente in tutto il territorio mantovano. Fu allora e rimane a tutt’oggi l’unico tentativo (riuscito) nel mio Comune di far cooperare (anche finanziariamente) in un unico progetto DS, Margherita e Socialisti.
Allora si trattava però di eleggere il candidato della sinistra (tutta) per il governo del Paese. Come in America. Le primarie successive sono servite a eleggere il segretario di un partito, e la cosa mi pare diversa.
Già allora ho potuto constatare in sede di votazione come ovunque le schede elettorali potessero essere fotocopiate con disinvoltura, come gli euro donati scomparissero misteriosamente dalle casse della federazione provinciale e come i dati raccolti (nome, indirizzo, telefono,…) fossero gelosamente custoditi dai DS nazionali e non venissero rivelati a nessuno nemmeno su esplicita richiesta dei partiti con i quali collaboravano (vedi gli appelli inascoltati della Margherita).
Aggiungo un altra considerazione non meno importante: le primarie per Prodi stabilivano un candidato premier e lo individuavano in colui che avesse raccolto più voti di tutti. Le primarie per Veltroni/Bersani, svolgendosi all’interno di uno stesso partito, servivano a eleggere i rappresentanti di lista, non i candidati segretario.
Vorrei essere il più chiaro possibile: chi ha votato alle ultime primarie non ha avuto la facoltà di scegliere Marini/Bersani/Franceschini, ma una delle liste disponibili. Organizzare la votazione per liste ha favorito accordi politici fra i dirigenti e disperso la sovranità (se sovranità c’era) dell’elettore.
Cerco di essere più esplicito: i votanti alle primarie a Mantova hanno eletto: Fontanili, Brioni, Bellodi, Santachiara, Forattini, Zani e Gualtieri nell’assemblea nazionale (3 bersaniani, 3 franceschiniani); inoltre hanno eletto Pavesi, Tavernari, Camocardi, Giusti, Trazzi, Gazzoni, I. Formigoni, Blasevich, Dian, Martelli, Zanella, Marconcini, Petrella, Mazali, Benaglia, Benatti, Stancari, Oselini, Galli e Salvarani all’assemblea regionale (11 Bers, 6, Franc, 3 Marini).
Come noti, nessun elettore ha scelto nè Marini, nè Bersani, nè Franceschini. Ciò vuol dire che in sede di assemblea, i nomi sopra citati potranno scegliere a proprio piacimento per chi votare. La lista di appartenenza non è infatti una discriminante.
A ciò si aggiungano alcuni giochetti. A titolo di esempio, a un franceschiniano di seconda linea conveniva candidarsi con Marino per sperare di essere eletto.
Inoltre, sai bene che se a Mantova ci sono i camocardiani e i carriani (permettimi il paradigma, cerco di chiarire il concetto in modo semplice), una volta che questi prendono parte all’assemblea nazionale non diventano franceschiniani e bersaniani ma restano camocardiani e carriani. Normale che sia così.
Non mi dilungo poi sui brogli pre, durante e post primarie perchè questa lettera rischierebbe di diventare davvero indigesta.
Perciò, no. Non ho votato alle primarie del PD. Si aggiunga inoltre che non sono un elettore del PD.
I quasi 3 milioni di voti serviranno molto, come mi chiedi tu. Sono un sacco di soldi. Purtroppo non andrà un solo euro ai circoli territoriali. Inoltre sono un grande database di dati sensibili per il controllo del voto, utilissimi anche in altre situazioni. Ci sono molte possibilità d’impiego in questo senso.
Un partito d’opposizione forte? Da quando Bersani è stato eletto (pressochè da quest’estate, ricordi? Ho pubblicato un post proprio su Leg_MN…), non lo si sente più. A tal proposito, un assise nazionale formata da camocardiani, carriani e vattelapeschiani non può essere unitaria e tantomeno può produrre una forte segreteria d’opposizione.

Non spero in questo PD, spero nella sua base.

Conosco la base e so che è disposta ai più grandi sacrifici per restare disciplinata all’interno di un grande partito. Il Partito di massa ha lasciato in eredità la consapevolezza che la forza viene dall’unione. Non abbandoneranno il PD nemmeno se questo inciuciasse apertamente con Berlusconi.
Ma l’esperienza del PCI e della DC si sta dissolvendo con l’avanzare delle generazioni. Ora è molto più concepibile l’astensione.
Da che i partiti hanno cessato di avere una prospettiva ideale, hanno estromesso l’etica dalla politica.
In tal senso, il confronto con il giudizio popolare non è più rilevante.
La reificazione del cittadino si è concretizzata nel diventare un punto percentuale di una logica di strategia politica. Si vincono le elezioni non in base a un progetto politico, ma in base alla capacità di modellare il consenso popolare attraverso i mezzi di comunicazione. Il voto è un’esperienza di marketing. Come tale, si basa sull’individuazione delle aspettative di un votante medio. Il problema della scienza statistica rimane quello di concentrarsi sulle esigenze di un cittadino medio, che nei fatti è proprio l’unico che non c’è.

Anche chi crede che la politica abbia una natura realista e cinica, dovrebbe comprendere che il modo migliore per vincere è partire da un partito unito e forte. In alternativa, ci terremo un Paese ingovernabile dove non è possibile promuovere alcuna stabile riforma.
Concludo qui, anche perchè sono stato non prolisso ma torrenziale direi.
I miei più cari saluti,
a presto,
grazie ancora per quel che fai.
Fabio Di Benedetto