Non ci sto. Il Patto Nuovo a Mantova non può sostenere la PDL.

Vi rendo nota la risposta che ho ritenuto di inviare ad Antonino Zaniboni, Il patto Nuovo per Mantova, come riflessione sul documento[1] che mi ha gentilmente inviato e nel quale motiva la posizione del suo gruppo in occasione del ballottaggio per il sindaco di Mantova. Mi farebbe piacere avere qualche vostro commento sia al documento e alla situazione mantovana, sia alla mia risposta. Un caro saluto.

Alessandro Monicelli

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Contrariamente a quanto fatto finora rispetto ai messaggi che mi inviavi, colgo l’occasione, nel ringraziarti, per un breve commento. Non tanto sulla decisione di non appoggiare alcuna lista, che a questo punto era la sola possibile dignitosa soluzione (dopo una campagna di reciproca denigrazione e dopo soprattutto aver imbarcato “tanti” non so se più interessati a un disegno politico alternativo o alla vendetta personale), quanto sulle motivazioni che hai addotto. Per me ne manca una clamorosa e fondamentale, che avrei desiderato leggere e che ancora una volta segna il discrimine fra i nostri modi di guardare alla politica, che hanno fermato l’esperienza di “Rete Democratica” [2]che doveva segnare l”inizio di un nuovo partito e che alla fine ci ha visto entrambi, pur con strade opposte, non parteciparvi.
Alcune volte mi hai fatto  sapere che “non avevi capito” il nostro contendere (politico, intendi bene, mai personale!): cercherò di dirtelo in riferimento a quest’ultimo tuo documento.
Io diffido profondamente (e ne ho grande rifiuto) delle mille liste civiche che nascono all’insegna “dell’apolitica”, del non essere “nè di destra, nè di sinistra”, di non fare riferimento ad alcuna “ideologia” e di cercare solo il “bene e i bisogni dei cittadini” attraverso il mitico “programma”. Proprio perchè sono profondamente convinto che il fatto di fare politica e quindi dell’amministrare la cosa pubblica prima di tutto sia la grande arte del costruire una comunità civile, sono di coseguenza convinto che qualunque programma non può prescindere da alcuni “valori non contrattabili” che vengono prima e che costituiscono un discrimine netto, ancora e a maggior ragione in questa povera Italia di oggi, fra una parte e l’altra. Sono la partecipazione e non il populismo, sono la laicità e non il falso clericalismo, sono la difesa di tutti i diritti di tutti e non la discriminazione e l’ingiustizia, sono l’osservanza delle regole e non l’interpretazione di comodo, sono l’affermazione dei principi democratici scaturiti dalla vittoria sul fascismo (la nostra è una Costituzione “antifascista”), sono il rispetto delle istituzioni che consentono l’esercizio della democrazia e non la loro delegittimazione.
Oggi il centro sinistra nel suo insieme balbetta su tutte queste cose, non sa esprimere valori identitari forti e chiari e anch’io non so bene dove potrei collocarmi.
Ma so di certo, però, con chi non mi metterei mai.
Allora, per tornare a noi e al tuo documento, voglio dire chiaro che non me ne può fregare più di tanto che si possa avere lo stesso programma di dove fare i parcheggi, dove edificare o non edificare, quale economia sviluppare… Se il fine ultimo della politica è la costruzione di una società (nazione, regione, comune) dove ciascun individuo trovi la sua piena e completa realizzazione, la mia scelta non può che avvenire a monte dei programmi che concretamente potrebbero addirittura materialmente coincidere. In questa logica allora ritengo che tu abbia fatto un passaggio non dovuto scegliendo di contattare la PDL (ma in politica, tu mi insegni, non ci possono essere “mai” – ma anche questo è un elemento che ci divide -), ma, una volta fatto, avrei voluto leggere che un democratico e cattolico come te non poteva fare accordi con chi non rappresenta quei valori che prima richiamavo, che fra te e loro c’è un divario insormontabile etico, morale, civico e democratico. Non c’è tutto questo: mi rammarico e mi preoccupa il solo pensiero che in qualche modo si sia anche solo pensato di poter favorire o contribuire all’ascesa al potere di una forza che a livello nazionale sta facendo quello che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno e che localmente attraverso  sue componenti addirittura xenofobe, ci fa convivere con assurdi tagli di panchine[3], con ordinanze sui barboni o sui diversi[4], che paghi (mentre si tagliano i fondi alle forze dell’ordine) qualche povero cristo fallito perchè con pettorina sgargiante e telefonino passeggi per le strade e i giardini a garantire la nostra sicurezza[5], che discrimini i bambini fin dalle scuole materne[6], etc, etc..

Se la politica è questo “mercato delle vacche” dove non ci sono più  elementi identitari e valoriali (non ideologismi preconcetti !!!) capisci perchè non ci sono stato, perchè non ci sto e perchè non ci starò?

Lo  capiamo che sono in gioco i fondamenti della convivenza civile e i percorsi della vita democratica?   Ciao.  Con cordialità.

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  1. Admin

    Zaniboni, Ferrari e Lui non sono capipopolo. Gli elettori, almeno loro, non sono lottizzati e voteranno secondo coscienza.
    Non credo che a Mantova l’elettorato democratico, per il ballottaggio, sosterrà il PDL.

  2. Pingback: Insieme per Mantova
  3. Gabriella

    Grazie, grazie, grazie!!!
    la tua risposta a Zaniboni è chiara, etica, forte, inequivocabile e definitiva; mi riconosco completamente e ti ammiro e ringrazio per averla scritta.
    Saluti

  4. Marco

    Ti ringrazio di aver risposto in maniere chiara e convincente il tuo pensiero, condiviso certamente da me e credo da tanti altre persone che cercano di ragionare con la propria testa.
    Sono altrettanto convinto che il confronto con i “professionisti della politica”, categoria a cui certamente appartiene il tuo interlocutore, siano ormai inutili e quindi una perdita di tempo; penso comunque che sia stato opportuno e corretto ri-affermare alcuni principi rispetto ai quali ogni tipo di mediazione “politica” passa in secondo piano.

    Ti saluto cordialmente

  5. Caterina

    Premetto che io risiedo a Curtatone, perciò non votando il sindaco del
    capoluogo, sono in una situazione di osservatrice.
    Condivido al 100% quello che hai risposto a Zaniboni.
    Lo stato in cui versa il nostro paese a causa anche del basso livello
    della classe dirigente testimonia quanto bisognerebbe ripartire dai
    valori che ci accomunano o dovrebbero farlo. Scendere in campo senza
    idealità di largo respiro per chiunque ( e a maggior ragione per liste
    che si dicono civiche) è invece la costante.
    Entro nell’arena per andare contro qualcuno, sembra essere il motto di
    tanti.
    Aggiungo alla lista delle cose indegne delle giunte di destra i casi di
    quelle scuole che non hanno dato da mangiare ad alunni in ritardo col
    pagamento della retta: anche italiani. Alla faccia della solidarietà per
    chi è in difficoltà.
    Le elezioni mi sembrano diventate una lotta all’ultimo sangue. Stiamo
    regredendo allo stato tribale.

  6. Antonella

    Sono in gran parte d’accordo con quanto affermi
    la posizione di Zaniboni non fa altro che confermare la linea Casini …fare il pesce in barile
    E soprattutto accomodarsi al banchetto di chi vince …

  7. Paolo

    Caro Alessandro
    grazie per il tuo contributo che hai fatto girare. Cerco di dare un contributo alla tua richiesta e, per una volta, sono costretto ad un qualche riferimento personale.
    – Berlusconi non lo reggevo come imprenditore edil-televisivo già prima della fatidica discesa in campo, figuriamoci dopo. Ero ancora giovane aclista quando condividevo le analisi che vedevano la “cultura” di Canale 5 e Rete 4 come un incipit di deriva italiana.
    – Mi sono appassionato al PPI di Martinazzoli. Subito dopo le politiche del 1994 fui tra i primi due o tre in provincia (assieme a Zaniboni e Caramaschi) a sostenere che il PPi doveva uscire dalla posizione di centro per allearsi con la sinistra
    Da quell’epoca sono successe varie cose che, a mio avviso, hanno fatto crescere queste due tendenze:
    – il centrodestra è più destabilizzante e pericoloso di quanto si potesse inizialmente pensare
    – il centrosinistra, dopo un genuino entusiasmo iniziale (il pullmann di Prodi ecc.) è andato vieppiù incontro ad una involuzione sia come dinamiche interne sia come capacità di appeal verso gli elettori
    Anche le ultime elezioni, guardando ai numeri assoluti dei voti validi, ha visto non un incremento del berlusconismo nel corpo elettorale (anzi!) ma una marcata incapacità di attrazione del centrosinistra.

    Zaniboni ha dato una risposta sbagliata (in tempi non sospetti gli scrissi che l’alternativa vera alla Brioni era fare le primarie nel PD e vincerle con un altro candidato). Resta il fatto che alcuni problemi sono veri e non liquidabili come il frutto della fantasia di Zaniboni.

    – Il PD appare sempre più (nell’immaginario collettivo) come un partito di professionisti, o quasi, della politica o di aspiranti tali. Che anche Zaniboni lo sia, poi, non è una risposta ma complessivamente un’aggravante.
    – Ho ben chiaro, spero di averlo dimostrato, che il quadro politico è più importante di un marciapiede da rifare o di una strada da asfaltare. Ma non si può nemmeno confondere un consiglio comunale con il parlamento e viceversa. Sarebbe una mistificazione che ci trasformerebbe in succedanei del trasformismo berlusconiano.
    – C’è una questione aperta della visione di Mantova e dintorni. Riteniamo possibili, giusta e praticabile quella della città “confetto” tutta mostre, festival, agriturismi e votata a demonizzare quasi tutte le attività produttive? Io, e tanti altri, pensiamo di no e che occorra un punto di equilibrio. Libera la Brioni di pensarla diversamente ma non si può accusare chi la pensa diversamente di essere un cripto-berlusconiano mascherato. Se si hanno gli occhi e le orecchie aperte sul fatidico immaginario collettivo si può concludere, a mio avviso, che è proprio questa mentalità che ha sposato il centrosinistra mantovano negli ultimi tempi che lo rende perdente a livello nazionale. Il prolema non è di poco conto a mio avviso. Spesso si dice: nel centrosinistra abbiamo qualche idea a volte diversa sui temi etici, ma la pensiamo omogeneamente su società, economia, lavoro, solidarietà, ecc… Ecco c’è il rischio concreto che emergano diversità difficili da comporre anche su questi ultimi temi. E allora, prima di un patatrac colossale è meglio chiarirsi sino in fondo le idee , anche a costo di qualche durezza
    – Basta poi fare il confronto regionali-comunali e guardare verso Lecco, Lodi o Venezia per notare che la linea che ha sin qui prevalso a Mantova nel centrosinistra non può essere la linea di un centrosinistra vincente e veramente alternativo e competitivo alla destra.

    Detto questo sono contento di non risiedere a Mantova città e di non trovarmi in grave imbarazzo nel ballottaggio di domenica. Al tempo stesso ritengo improprio evocare i valori fondanti e non alienabili della Costituzione per la difesa di una visione e gestione amministrativa del capoluogo che ha suscitato crescenti perplessità e che confonde l’autoritarismo con la autorevolezza.

    Rinnovando il ringraziamento per la diffudione di notizie, commenti e contributi di cui ti fai promotore e restando aperto ad un confronto il più ampio possibile ti saluto cordialmente

    • Alessandro Monicelli

      Caro Paolo, ti ringrazio della risposta articolata e chiara e che in sostanza mi può anche trovare d’accordo. Anch’io sono felice di non votare a Mantova: mi ha levato da un grosso impaccio. Io reputo pesantemente insufficiente sul piano programmatico i cinque anni della Brioni e credo anche negativo il complessivo rapporto “politico” con la città, i gruppi. le associazioni: non l’avrei rivotata.
      Forze politiche diverse da questi “incapaci”, avrebbero affrontato per tempo i problemi per quello che sono e non in chiave di contrapposizioni personali e di incomprensibile politichese, avrebbero potuto costruire un percorso di confronto aperto alla luce del sole dimostrando così nel concreto dei fatti e con la gente il carattere del “nuovo” partito che si dice di voler costruire. Era possibile arrivare a queste amministrative con una piattaforma programmatica ed una chiarezza politica senza dubbio ben diversa di quanto è avvenuto. Nulla di questo purtroppo è accaduto per cui si è arrivati alle primarie così come abbiamo visto: un quadro desolante! Ma ora l’alternativa è secca: qual è il male minore?
      Non confondo certo il consiglio comunale con il parlamento, ma in un momento sociale e politico dove la causa prima della sconfitta è prima di tutto “culturale”, non va sottovalutato il clima generale che anche le scelte locali contribuiscono a creare. E’ di oggi la notizia, per esempio, che a Montichiari la giunta civica(leghista) ha vietato la piazza per le manifestazioni del 25 aprile e del 1° maggio asserendo che “nei luoghi pubblici sono possibili manifestazioni politiche solo in campagna elettorale!” In questo momento di estrema nostra debolezza e di un clima culturale, politico e sociale pesante e foriero di molto peggio, dobbiamo cercare di non perdere anche quegli spazi minimi in cui, nonostante tutto, circoli un po’ di aria libera. La mia non è una scelta in positivo, ma solo la voglia di non cadere più in basso, in attesa che questi nostri personaggi che credono di essere classe dirigente e professionisti della politica vengano spazzati via (speriamo prima, come dici tu, di un patatrac colossale).
      Chi sarà in grado di iniziare questo percorso, di contribuire al suo sviluppo? L’attuale classe dirigente tiene di fatto bloccato attorno a sè il suo piccolo grande potere, impedendo ogni effettivo ricambio, il libero e chiaro confronto di idee e di progetti capaci di inoculare i caratteri identitari di una nuova stagione politica e di una nuova forma partito che la persegua. Purtroppo, chi finora si è opposto all’apparato e alle sue “bande” , o lo ha fatto in termini sostanzialmente identici non facendo altro che formare la propria “banda” o semplicemente andandose rassegnato e sconfortato. Quando, dove e come, ad esempio, queste cose che ci stiamo dicendo, potranno trovare occasione di ascolto, di approfondimento, di confronto, di sintesi….
      Se trovasse risposta quest’ultima osservazione , forse il lungo cammino che ci aspetta sarebbe almeno cominciato. Grazie ancora di avermi partecipato i tuoi pensieri. Ciao.

  8. Paolo

    bravo Sandro,
    ci mancava solo un accenno alla politica come forma di impresa personale,
    ma si sarebbe sentito toccato sul vivo

  9. Virginia

    Caro Alessandro,
    ho letto e condiviso in pieno quanto hai scritto in risposta a Zaniboni. Ti ringrazio per aver colto in pieno quanto ho pensato e manifestato (con chi ho potuto) per tutta questa campagna elettorale, in special modo dopo il primo turno. L’aver dovuto assistere ai tentativi di apparentamenti, che ho definito, in alcuni casi, addirittura “contro natura”, mi ha angosciato profondamente. Grazie ancora per aver condiviso il tuo scritto.

  10. Eugenio

    Caro Alessandro,
    leggo con soddisfazione la tua vibrata risposta al c.d. “patto nuovo”.
    Condivido il tuo giudizio sulla strumentalità e ipocrisia delle liste
    civiche.
    In ispecie non so come si possano presentare assieme, sotto così
    fatto usbergo, i vedovi della repubblica DCpci, se non per ragioni di
    mero potere. Delle nuove idee per la città non ho trovato traccia.
    Lo Zaniboni tocca il colmo sulla pag. 15 della Gazzetta di oggi,
    quando denuncia la modesta (ma coraggiosa) Brioni in nome della
    legalità e della moralità pubblica (!!!).
    Osservo che costoro e altri civici non hanno messo mai, che io abbia
    letto, sul piatto delle trattative precise richieste programmatiche.
    Immagino solo assessorati e spazi di varia qualità. Era invece quello
    il solo modo per andare al ballottaggio alla luce del sole, con la
    testimonianza dell’intera cittadinanza.
    Rimane sempre davanti a noi, caro Alessandro, il problema di parlare
    al più ampio numero possibile di cittadini.
    Troviamo un luogo di discussione aperta e permanente, tipo vecchie
    sezioni di partito? Facciamo un giornale?
    Adesso che il tempo stringe, anche per la mera difesa della
    Costituzione.
    Cari saluti e buon lavoro.

    • Alessandro Monicelli

      Caro Eugenio, mi fa tanto piacere ricevere il tuo pensiero sempre così
      proiettato al “che fare?” e che mi interroga sulle mie capacità e
      possibilità di fare. Quando anni fa ormai ho pensato di portare a Mantova
      LeG speravo di poterlo e saperlo usare come strumento per fare politica
      “alta” in questa città “povera” per tanti versi, ma evidentemente non ne ho
      avuto la forza e la capacità soprattutto nel riuscire a trovare attorno
      gente che con me si impegnasse seriamente. I parecchi tentativi di incontro
      anche nell’intento di darci una strategia, un percorso, uno strumento hanno
      avuto scarsissimo accoglimento. Spesso ho pensato che se non si riusciva a
      far uscire la gente, bisognava in qualche modo andare noi da loro, ma anche
      qui mi sono scontrato con una scarsa disponibilità di persone, oltre che di
      mezzi economici. L’unica cosa un po’ positiva è il blog che alcuni giovani
      mi hanno messo in piedi (e lo mantengono) che ha un discreto riscontro: un
      migliaio di persone al mese si collega.
      Forse si potrebbe tentare di creare, come tu dici, un “luogo” permanente di
      incontro e di discussione: ne avevo parlato a suo tempo anche con Benevelli
      (che era disposto anche a metterci qualche soldino), ma dove e con chi
      gestirlo? Ho anche tentato di costruire collaborazioni fra le mille
      associazioni che sono nate e vivono nel nostro tessuto sociale, ma non si è
      riusciti ad andare oltre episodiche iniziative comuni. Comunque proviamo a
      pensarci, vediamoci con qualcun altro, facciamo un elenco di persone
      “contattabili” e proviamo ancora a proporre un incontro…… Spesso mi
      ritrovo deluso e stanco, ma dentro in fondo mi resta sempre, come è per te,
      la voglia di provarci ancora. Chissà………. un caro saluto.

  11. Mario

    Bravo Sandro. Dici come sempre delle cose sacrosante.
    Ma non ti pare che perdi tempo (letteralmente) a rispondere a Zaniboni su questioni di principio?
    Un abbraccio

  12. Corrado

    ben detto, caro Monicelli,
    mi associo alla tua risposta e ti ringrazio di avermela voluta partecipare. Con viva cordialità,
    fraterni saluti

  13. Pino

    commento
    1) al documento: penoso
    2) alla situazione mantovana: vergognosa e di cui vergognarsi tutti i “compagni”
    3) alla tua risposta: condivido pienamente

    ciao

  14. Pingback: Nuovo incontro fra le associazioni mantovane il 2 luglio, mettiamoci in rete « Libertà e Giustizia – Mantova
  15. Pingback: Politica e Associazioni, riflessioni sul futuro di Mantova « Libertà e Giustizia – Mantova
  16. Elio Manfredini

    Me ne frego è fascista m’importa è antifascista. Ragione per cui mi diverta sottrarmi a contributo, non riuscendo mai leggere il nulla. Non sto soffrendo. Non mi dispiace sfuggire l’inadeguato, Con piacere un caro saluto.

  17. Elio Manfredini

    COLLERA E FURORE
    Non conosco associazione entità o partito locale in Italia che non sia razzista. Non conosco una associazione locale democratica. Non conosco un dirigente onesto. Ogni associazione o partito locali con il suo statuto da seguire a giustificare ogni infamia. Considerano offensiva la costituzione della Repubblica italiana. Hanno fatto dell’Olocausto una sacralità in vetrina. Tutto tramutato su il banale. Il riuscire banalizzare tutto, anche tipi di persone come infiniti(e) Primo Levi e Ettj Hillesum, significa diventata razzista anche Bella ciao.

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