Etichettato: Referendum 2009

L’Ass. Partigiani contro la Legge elettorale

Monumento al partigiano, Parma, Piazza della PilottaIl prossimo 21 Giugno saremo chiamati a votare per il Referendum Elettorale. Ho già avuto modo di criticare la scelta politica di indire e supportare il Referendum poichè preconizza un’involuzione democratica per il nostro Paese.

Poichè per la prima volta avremo maggioranza e opposizione determinati a votare nello stesso modo, mi son chiesto chi fosse rimasto ancora a difendere l’Italia della degenerazione autoritaria. E a chi potevo rivolgermi…..se non all’ANPI?

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia emetterà il 29 Maggio prossimo un comunicato (qui)in merito alle votazioni amministrative/europee e al Referendum 2009.

Il documento, redatto dal Comitato Nazionale dell’ANPI, mostra una singolare preoccupazione per

..i rischi ai quali è sempre più esposto il nostro Paese a causa di una deriva populistica verso una concezione personalistica del potere; pulsioni di carattere razzistico e tentativi di manipolazione di principi fondamentali della Costituzione che caratterizzano una destra nella quale sono sempre più presenti tendenze di natura autoritaria.

L’ANPI denuncia con forza le gravi lesioni dei diritti individuali perpetrati dall’attuale legge elettorale e ne auspica una immediata modifica.

Ne consegue che,

  • essendo la proposta elettorale referendaria del tutto simile alla legge elettorale attuale (con la differenza che il premio è di lista e non di coalizione)
  • non essendo presente il sistema di preferenze nemmeno nella nuova legge (i candidati sono scelti dalle Segreterie dei partiti)
  • avendo la nuova legge numerose afinità con la Legge Acerbo, che sancì la presa del potere di Benito MussoliniPartigiani italiani

Se il Referendum avrà come esito SI, avremo una legge peggiore di quella attuale.

Se il Referendum avrà come esito NO, potremo pensare a una legge migliore. Ma tale eventualità è scongiurata da PD e PDL che, a braccetto, voteranno compatti e unanimi per il si.

Cosa farà dunque il partigiano italiano? In coerenza con le critiche al porcellum attuale,

voterà NO o NON ANDRA’ A VOTARE.

Referendum: astenersi o votare No

    Astenersi o votare NO: è questa la scelta che Libertà e Giustizia ha deciso di raccomandare ai soci e agli amici che chiedono con insistenza una posizione sul referendum del 21 giugno.

Un referendum su una pessima legge elettorale che avrebbe come risultato, qualora fosse approvato, una legge ancora più devastante, che non costringerebbe affatto il Parlamento a farne una migliore, ma che potrebbe avere come risultato il rafforzamento in Italia non del bipartitismo o del bipolarismo, bensì di un solo partito. Un monopartitismo che aprirebbe le porte a una vera e propria avventura della quale non vogliamo sentirci in alcun modo responsabili e che ci sentiamo di contrastare con la forza della nostra associazione.

Il ragionamento di LeG è sempre partito da alcuni presupposti, punti fondamentali e principi ispiratori. Riteniamo che una legge elettorale debba rispondere ad alcune condizioni:

  1. Deve contribuire ad avvicinare i cittadini elettori alle forze politiche, coinvolgerli nelle scelte dei candidati che saranno chiamati a rappresentarli in Parlamento.
  2. Deve riuscire a stabilire nel risultato un rapporto tra rappresentanti e elettori che corrisponda realmente alla volontà espressa.
  3. Deve essere semplice e facile da capire, affinché ognuno possa votare nella consapevolezza dell’effetto che avrà il suo voto.

 Tutto questo evidentemente ci è stato sottratto con il Porcellum e non sarebbe corretto da un eventuale vittoria del Si nel referendum, che abroga solo alcune disposizioni lasciando invariate o peggiorando le altre.

Le proposte abrogative su cui si voterà sono le seguenti: 1) per la Camera, soppressione della norma che consente la candidatura di una persona in una pluralità di collegi: cesserebbe così la possibilità per i dirigenti dei partiti di candidarsi ovunque, in testa di lista. 2) Sia per la Camera che per il Senato , soppressione della possibilità di formare coalizioni: la maggioranza assoluta dei seggi (54% nazionale alla camera, 55% in ogni collegio regionale al Senato) andrebbe alla singola “lista” che abbia conseguito la maggioranza relativa (anche un voto più degli altri), quale che sia la percentuale dei voti conseguita. Resterebbe dunque immutato il meccanismo delle liste bloccate con un ordine di lista deciso dalle segreterie dei partiti.

Non vi è dubbio alcuno dunque che se fosse raggiunto il quorum e vincessero i Sì, i cittadini sarebbero sempre più espropriati del diritto di eleggere i propri rappresentanti, diritto fondamentale in ogni democrazia. La maggioranza assoluta assegnata al partito vincente, quale che sia la percentuale di voti ottenuta, estremizza il premio di maggioranza rendendolo non uno strumento di governabilità, bensì uno strumento che stravolge il senso della volontà realmente espressa dagli elettori. Questo forte partito vincente sarebbe in grado da solo di cambiare la costituzione secondo i propri interessi particolari e con eventuali singole alleanze modificarla addirittura con i due terzi, maggioranza che preclude il ricorso al referendum confermativo. Queste sono le preoccupazioni espresse dal nostro presidente onorario Gustavo Zagrebelsky. Della stessa natura era la valutazione espressa da Leopoldo Elia anche all’interno del “Comitato salviamo la Costituzione” (di cui era presidente del comitato scientifico).

Alcune forze politiche in questi giorni vanno sostenendo che il rischio della nascita in Italia di un forte partito unico potrebbe esser contrastato all’indomani del referendum da nuove forme di intese con la Lega, o, forse, dal ritorno al Mattarellum, per il quale in Senato si stanno raccogliendo le firme. Anche Libertà e Giustizia sosteneva da sola che questa fosse una soluzione possibile: ma eravamo nel 2007, 2008 e si sperava ancora di poter andare alle future elezioni con una legge diversa dal Porcellum.

A questo punto i calcoli politici devono lasciare lo spazio ai problemi di fondo della democrazia. Questo referendum la ferisce e dobbiamo dunque contrastarne un esito positivo. Riteniamo che coloro che giudicano indispensabile riconfermare col proprio voto il valore dello strumento referendum possano proprio nel nome della democrazia votare No (purché abbiano presente che contribuiscono al raggiungimento del quorum). Coloro invece che ritengono prioritario far fallire questo specifico referendum, possono “nel nome della democrazia” (Massimo Teodori) astenersi e non ritirare la scheda.

E se il Referendum elettorale passasse?

Piccola analisi delle conseguenze del prossimo governo Berlusconi

E se il Referendum Elettorale passasse?

Sarebbe garantito al PDL il controllo completo delle Istituzioni, nominerebbe il Presidente della Repubblica

Cosa farai al Referendum 2009? Andrai a votare? Il PD non ha fretta di correre alle urne, mentre il PDL giura che è solo questione di settimane.

Chissà, la faccenda potrebbe essere davvero molto seria questa volta. Se passa il Referendum, con probabilità in poco tempo avremo il solo PDL a controllare l’intero Parlamento, un’opposizione al minimo e un Presidente della Repubblica di nomina di centrodestra.

Il Referendum tratta di una nuova legge elettorale, proporzionale con premio di maggioranza per il partito che ottiene più voti. In tali casi, una volta approvato il referendum è consuetudine scogliere le Camere e indire nuove elezioni per votare con la nuova legge. In tutto questo chi ci guadagna è il PDL e chi ci perde è il Paese, trascinato in una condizione molto pericolosa: Governo e più di metà Parlamento controllati da un solo partito (intriso di pregiudicati e condannati), un’opposizione gambizzata e un probabile Silvio Berlusconi a capo della Magistratura e delle Forze Armate. Il tutto condito da una situazione internazionale di acuta crisi finanziaria e militare.Occhio al voto!

    Tralasciando per brevità in questo commento i possibili scenari di politica internazionale, vorrei limitarmi a una breve analisi delle conseguenze di un’eventuale approvazione del Referendum elettorale 2009.

La legge in questione, se approvata, prevederebbe l’assegnazione di un premio di maggioranza per il “partito” (e non per la “coalizione”) con maggior percentuale di consensi. Faccio un esempio: le elezioni politiche che hanno eletto questa legislatura Berlusconi hanno assegnato alla Camera al solo centrodestra 340 seggi (271 per il PDL, 60 per la Lega, 8 per Movimento per l’Autonomia del Sud) con uno scarto di cento voti circa con il centrosinistra. Con la nuova legge, 340 seggi andrebbero al solo PDL se ottenesse una percentuale analoga di voti. L’unica opposizione efficace in termini numerici dovrebbe essere costituita dal Fronte Nazionale LegaNord-PD-UDC-Idv. Se anche uno solo di questi partiti decidesse di non opporsi al PDL, vi sarebbe il dominio incontrastato dei Berluscones.

    Effettivamente in tal modo il PDL potrebbe risolvere l’annoso problema di essere costretto a governare con decreti legge e mai con leggi vere. Partendo dalla piccola considerazione che il neonato PDL nemmeno ha valutato l’ipotesi di presentare al congresso fondativo una lista di candidati ma ha avuto cieca fiducia nell’eleggere con plebiscito Silvio Berlusconi, possiamo credere che tale fede difficilmente possa essere tradita dai dirigenti e in questo caso avremmo un Governo e un Parlamento interamente controllati dall’uomo più ricco d’Italia. Il nostro Silvio avrebbe molti più poteri di quelli attuali, pare impossibile, ma sarà così.

Dovrebbe inoltre preoccupare, se si avverasse questo scenario, il fatto che il Parlamento potrebbe (e dovrà farlo) scegliere il nuovo Presidente della Repubblica. Anche se costui non fosse Berlusconi, sarebbe praticamente di diretta nomina PDL. Silvio potrebbe accontentarsi di fare, chennesò, il Presidente del Senato.  Se al Presidente della Repubblica venisse per sfortuna un malanno, Berlusconi potrebbe assumere (ad interim, come è abituato) il controllo delle Forze Armate e della Magistratura.

    Ovviamente in tutto questo il PD non può far nulla. Sperare di raggiungere il 37% berlusconiano è a dir poco cosa vana. Ma in fondo…. eravamo davvero convinti che il PD potesse confrontarsi col Berlusca? In coalizione forse si, ma la nuova legge elettorale sarebbe in questo caso implacabile. Questa volta nemmeno la storiella del voto utile potrà preservare il PD dalla sconfitta. Ma non mi dilungherò sulle responsabilità del PD, che a mio parere si dimostra in ogni occasione connivente col PDL piuttosto che alternativo:

Potevano ridarci la possibilità di esprimere le preferenze con questo Referendum, non l’han fatto.

Potevano reintrodurre quorum più bassi per le liste a livello regionale (evitando così di affidare gran parte dei seggi spettanti a Rifondazione, al PDL per esempio!), non l’han fatto.

Questo solo per rimanere all’interno delle responsabilità legate alla gestione e promozione del Referendum 2009. Ora invece i dirigenti PD possono solo chiedere di spostare l’iniziativa referendaria al 2010, sperando che fra un anno il PDL sia travolto da qualche crisi finanziaria o sia costretto a più pesanti tagli di spesa pubblica. Miseri!! Nessuno a raccontare la verità?

Ancor peggio della Legge Truffa della DC, come la legge fascista Acerbo che permise l’instaurarsi (per molto tempo)in Parlamento di Mussolini, la nuova legge elettorale avrebbe l’effetto di trasformare un partito da maggioranza relativa a maggioranza assoluta. Seguendo l’esempio (solo per semplificazione) delle ultime elezioni, il PDL passerebbe dal 37,4% al 55,1%.

Devo già mettere l’elmetto?

Devo già mettere l'elmetto?