Etichettato: Patto Nuovo per Mantova

Cordibella, cosa è successo a Mantova?

Per continuare il dibattito sul dopo-elezioni a Mantova, per concessione di Sergio Cordibella pubblichiamo parte della sua intervista apparsa per i tipi della Cronaca di Mantova il 14 maggio 2010.

————————

Qualche cosa di importante  in forte discontinuità rispetto al passato è avvenuta con  la sconfitta alle elezioni amministrative del centrosinistra ufficiale mantovano e con il passaggio del testimone a un sindaco del centrodestra. Se tuttavia si analizzano attentamente i numeri del ballottaggio, risulta evidente che il centrosinistra rimane maggioritario in città e che la vittoria di Nicola Sodano, per quanto non risicata, ha visto un incremento dei voti del centrodestra  significativo, ma non clamoroso. Il fatto nuovo è, invece, il numero dei consensi ricevuti dal sindaco uscente  Fiorenza Brioni, che sono diminuiti rispetto al ballottaggio del 2005 di quasi 3mila unità. Questo significa che una parte consistente dell’elettorato del centrosinistra non è andato a votare”.

Le cause riguardano le divisioni profonde che negli ultimi anni hanno caratterizzato la vita del centrosinistra mantovano e, nello specifico, dei partiti  maggiori di questo schieramento poi confluiti nel Pd..

Tutto parte da molto lontano, dalle vicende interne ai Ds con la conquista  nel 1997 del controllo del partito da parte di un nucleo di funzionari  provenienti dal Pci a danno di Giovanni Zavattini,  primo candidato non funzionario a segretario dei Ds. Questo avveniva nel congresso del 1997 perso da Zavattini per un pugno di voti. Da allora la storia di questo partito, poi confluito nel Pd, è stata caratterizzata  quasi esclusivamente dalle intese o dai conflitti di questo ristretto gruppo dirigente che aveva assunto il potere interno.

Nel corso di questi anni sono stati sottovalutati, colpevolmente, i numerosi segnali di disagio dell’elettorato di centrosinistra che si sono espressi nella nostra provincia attraverso le sconfitte che si sono susseguite in alcune storiche roccaforti della sinistra che sembravano inattaccabili.

C’è stato un gravissimo errore di valutazione.

Il gruppo dirigente sembrava ritenere che, sulla scorta della  contrapposizione tra centrosinistra e centrodestra a livello nazionale e del pericolo impersonato da Berlusconi,  il popolo del centrosinistra avrebbe comunque votato anche a Mantova per il proprio schieramento. E’ avvenuto invece che l’astensionismo che nelle consultazioni locali aveva da sempre penalizzato il centrodestra, soprattutto nelle tornate elettorali per la Provincia, ha colpito pesantemente il centrosinistra mantovano. D’altra parte quando per troppe volte si i costringono i propri elettori a votare turandosi il naso alla lunga si viene puniti.

Anche le candidature hanno avuto il loro peso nella vicenda.

A Sodano è riuscito il miracolo di essere il candidato di tutto il centrodestra, mentre la Brioni era la candidata solo di una parte del centrosinistra… Quasi la metà del Pd cittadino era contraria e strati importanti della cittadinanza mantovana erano critici nei confronti della loro amministrazione. Nella vicenda sono stati fatti errori gravissimi dal gruppo dirigente non solo mantovano del Pd, non so se per incapacità o impotenza. Resta il fatto di una direzione politica del tutto inadeguata.

Il Patto Nuovo di Zaniboni

[L’opinione che la causa della sconfitta sia da attribuire all’operazione di Antonino Zaniboni e del Patto Nuovo] è una spiegazione semplicistica e non convincente, comunque ricorrente nel centrosinistra.  Il problema è che non ci si è resi conto che indipendentemente dal giudizio che possiamo dare sulla persona o sulla storia politica di Zaniboni, lui e i suoi sostenitori hanno interpretato un disagio reale  e un giudizio critico piuttosto diffuso nei confronti del Pd da una parte e dell’Amministrazione Brioni dall’altra. E’ troppo comodo affermare che si è perso per le patetiche ambizioni di qualche vecchio politico che si sono tradotte poi in una iniziativa di rottura. D’altra parte si tratta di un atteggiamento non nuovo. Ricordo che nel 2000 quando mi presentai contro Burchiellaro fui oggetto di una pesantissima campagna di denigrazione da parte del gruppo dirigente in questione, con la complicità compiacente, peraltro, della Gazzetta di Mantova del direttore Baraldi. Tranne poi procedere da parte dello stesso gruppo dirigente  senza alcuna autocritica  alla stroncatura di quella esperienza amministrativa e alla demolizione sul piano personale dello stesso Burchiellaro. Ma allora chi aveva ragione nel 2000? C’è comunque dell’altro nella  sconfitta odierna: non sono stati solo gli scontri interni tra fazioni concorrenti a determinarla.

Separazione Pd – Società civile.

In realtà il Pd e le Amministrazioni che ha espresso scontano un progressivo isolamento rispetto alle forze più vive e dinamiche della società mantovana. Mi sembra che siano andate perdute  relazioni importanti e la capacità di rappresentare  realtà significative, sociali, economiche e culturali, della città e del territorio. Ad esempio c’è ormai una separazione tra partito e mondo intellettuale, e lo stesso vale per altri settori della società mantovana. C’è stata una chiusura autoreferenziale al proprio interno e i problemi reali della città e della gente sono rimasti sullo sfondo. Nei loro dibattiti  si è quasi sempre parlato d’altro. C’è stato anche un abbandono, talvolta polemico tralaltro silenzioso di personalità e pezzi importanti della società locale indotti  ad  allontanarsi. Devo dire con grande soddisfazione degli attuali dirigenti, perchè tanti possibili concorrenti che potevano insidiare le loro ambizioni se ne andavano. Ma è soprattutto  una povertà di elaborazione  culturale a caratterizzare il Pd mantovano, che si traduce poi in una azione politica inefficace o assente. Così bisogni e interessi importanti rimangono senza risposte, senza  interventi concreti che non siano di generica propaganda. La sanità ne è un esempio, ma ce ne sono molti altri.

Il dibattito che si è sviluppato sulla sconfitta all’interno del Pd mi sembra molto deludente perché, oltre al rimpallo delle responsabilità, non c’è stata un’analisi all’altezza di quello che è avvenuto. Chi non è andato a votare o chi addirittura ha votato per altri candidati e altre liste, diverse da quelle del centrosinistra ufficiale, non l’ha fatto per ragioni “ignobili”, ma aveva delle motivazioni importanti che esigono rispetto e considerazione. Se i dirigenti del Pd non capiscono questo e pensano, come sempre hanno fatto, di imputare al “tradimento” degli altri la loro sconfitta, se non cercano di comprendere le ragioni di chi si è dissociato rispetto alle loro scelte, io credo che il processo di ricomposizione del centrosinistra mantovano non sarà possibile e che le divisioni che si sono determinate continueranno ad approfondirsi, o comunque  a non essere ricomposte.

Settis lascia il Centro Te

Credo che sia legittimo che una nuova Amministrazione possa scegliere di collocare nei posti strategici le  personalità che meglio interpretano i propri progetti e i propri programmi. Tuttavia nella vicenda  Settis è il modo con cui si è arrivati alle sue dimissioni che lascia sconcertati e perplessi. Una personalità come l’ex-presidente del Comitato scientifico del Centro Te non può essere licenziato per interposta persona. Si poteva agire in modo più civile e rispettoso delle persone. Penso poi che nella vicenda qualcuno abbia travalicato le proprie funzioni, e non mi riferisco al Sindaco. Anche gli “amici” troppo zelanti possono far danni.

Annunci

Dopo elezioni a Mantova. L’impegno volontario attende l’apertura dei partiti.

Il Pd di Mantova e il Pd di Virgilio, interpellati, non hanno voluto rispondere a questo articolo.

Sentinella, a che punto è la notte?“[v.]

 

E’ passato circa un mese dalla sconfitta elettorale di Mantova e dalle prime considerazioni “a caldo” che anche noi abbiamo  fatto sul blog e via mail prendendo spunto dalla mia lettera aperta al Patto Nuovo. Mi pare, osservando i semplici fatti con fredda concretezza e senza alcun spirito (ormai stanco e improduttivo anche questo) polemico che nulla di nuovo si stia concretizzando, sui due fronti su cui si può giocare il possibile (e auspicabile) cambiamento e cioè quello della politica ufficiale e quello della cosiddetta società civile.

Politica ufficiale

Sul fronte della politica ufficiale, stando alle notizie delle cronache locali, si sono registrate le dimissioni del segretario provinciale PD Massimiliano Fontana subito respinte da tutte le componenti interne del partito che così possono continuare a scontrarsi fra loro in un dibattito surreale (di fronte alla gravità della pesantissima sconfitta elettorale) fra chi cerca “il colpevole” rimpallandosi le responsabilità, chi vuole il cammino della riflessione verso un congresso straordinario e chi vorrebbe la convocazione degli “stati generali” di cui, ma qui è forse colpa mia, non ho colto bene  l’ubi consistam – vedete, anch’io come Zaniboni, posso permettermi citazioni latine! –
La lista il Patto Nuovo per Mantova continua imperterrita a ritenersi il nuovo che avanza e sproloquia con lettere sempre più astruse, sostanziate soprattutto da un politichese che più vecchio e doroteo non potrebbe essere (non per niente ha avuto l’appoggio dell’UDC).

Per quanto riguarda il maggior partito (ora solo di opposizione), la prima e ovvia impressione che si coglie dall’esterno è che ancora una volta nulla cambi, che chi porta la totale resposabilità politica di questa situazione si riproponga come fautore di una diversa quanto non ben precisata stagione politica, che ancora una volta più che un dibattito aperto e franco si sia reinnescato l’ennesimo regolamento di conti fra le correnti, che “il radicamento sul territorio e l’apertura alle istanze diverse della società” restino un puro slogan senza contenuto, non verificandosi di fatto alcuna vera apertura del partito a nulla di diverso da sè, senza alcuna attenzione a quanto nonostante tutto gli lievita attorno e mantenendolo così ben vincolato alle logiche correntizie e personali che lo hanno fin qui guidato e contraddistinto. Non sembra proprio che si sia in grado di cogliere la profondità delle cause di queste sconfitte ripetute, che affondano le sue radici nella profonda debolezza culturale che ha portato la sinistra a una perdita grave di identità, allo smarrimento di valori chiari, certi e condivisi, al rapporto vivo con le speranze delle persone, a rappresentare uno sguardo sul futuro verso cui indirizzare il cammino della società. Sembra piuttosto che la dirigenza e il personale politico viva una “coazione a ripetersi” in ogni circostanza (ormai purtroppo numerosissime): mantenere le proprie posizioni.

VIRGILIO

Prendo ad esempio la situazione a Virgilio (ci abito), dopo la durissima sconfitta alle comunali dello scorso anno: è passato quasi un anno e se ne può quindi vedere il suo sviluppo temporale.
L’essere passati da 1.500 voti di vantaggio nel 1999, ai soli 50 (!) di vantaggio del 2004 grazie a una operazione “clientelare” che ha “comprato” un piccolo ma sufficiente pacchetto di voti sul tema della protezione civile, ai 1.500 voti di svantaggio del 2009 mi pare un trend agghiacciante di fronte al quale una forza politica non può non porsi degli interrogativi seri, cercare di capire cosa c’è stato e immaginare cosa possa esserci domani come risposta diversa e più adeguata… e il primo passo, direi obbligato, mi pareva dovesse essere quello di aprire un confronto a tutto campo, cercando un coinvolgimento il più ampio possibile, l’apertura di un dibattito senza preclusioni e tatticismi, l’individuazione di uno scenario complessivamente diverso dentro il quale collocarsi e muoversi… Personalmente avevo lanciato “messaggi” per qualche incontro “aperto” ( e qualcuno mi aveva pure assicurato che “certamente” ci sarebbero stati.). Nulla si è mosso. L’autunno poi vide il PD impegnato nei congressi e anche questa (ma sono proprio ingenuo!) pensavo potesse diventare un’occasione importante, ma la dirigenza si schierò – ovviamente – con Bersani e ciò costitui, per i soliti addetti ai lavori, la sostanza del percorso che portò il partito alle primarie.
Vi furono comunque oltre 400 votanti: vi andai anch’io non perchè fossi particolarmente interessato alla battaglia per il segretario, ma (come molti altri amici) perchè ritenni importante dover contribuire alla visibilità di una massa numericamente consistente che fosse un segnale politico generale. In un momento di già grande debolezza, vi immaginate cosa avrebbe potuto significare un numero scarso di votanti alle primarie del maggior partito di “opposizione”? Soprattutto perchè ancora una volta ci fosse un segnale forte alla dirigenza per imprimere quella svolta capace di dare finalmente una casa “comune” a tanti che ancora erano disposti a concedere credito e, magari, anche a impegnarsi. Non successe nulla: non si tentò di agganciare con qualche iniziativa chi aveva dimostrato di poter tornare o diventare un patrimonio da valorizzare e non si ritenne ancora una volta di dare voce ad alcuno. A gennaio arrivò solo una lettera un po’ sgangherata in cui si annunciava che era aperto il tesseramento e che la sezione (no scusate, il circolo) era aperta… che la politica costa… In tutti questi mesi quindi, oltre a una politica di opposizione debole e inadeguata in Consiglio comunale e nei fatti mediaticamente, non è partita nessuna iniziativa, nessun percorso programmatico alternativo, nessuna proposta culturale, nessuna ricerca di apertura. E’ di questi giorni (finalmente) la notizia di una iniziativa: gita al Gargano!

Società civile

Anche la società civile però è in grande difficoltà.  Ne sono la conferma e l’immagine locale le reazioni al nostro intervento dopo i risultati elettorali: ho raccolto voci di rabbia, indignazione, delusione, sconforto…ma un po’ impotenti. I contatti che ho cercato e avuto con altri gruppi e associazioni mantovane testimoniano il comune smarrimento e il rimpallarsi della domanda “che fare?”. Molte sono le persone e i gruppi che stanno facendo grandi cose sul territorio, ma restano “sacche di resistenza e di testimonianza” che non trovano alcun ascolto dalla politica ufficiale che da una parte non sa molto probabilmente cosa farsene (dovrebbero essere capaci di un salto culturale che probabilmente non è nel loro dna) e dall’altra sono seriamente “temute” perchè senza dubbio rischierebbero di far saltare le logiche dei consolidati poteri interni.  Nè ciascuna di queste associazioni ha ancora la forza di imporsi, di farsi sentire, di riuscire a condizionare il dibattito politico, a indirizzarlo su altre strade e verso altri orizzonti.

Conclusioni

Vaga nell’aria questa idea di costituirsi “in rete” (oggi si usa dire così: ci sembra di essere più moderni), cioè di tentare di unire gli sforzi perchè le identità e le specificità di ciascun gruppo e associazione non solo diventino patrimonio di tutti, ma soprattutto trovino la forza di rompere il cerchio della nostra autoreferenzialità e di aggredire le logiche di una cultura – senza dubbio putroppo oggi divenuta maggioritaria – di assai basso profilo, appiattita  sulle “paure” della gente e sugli “istinti” che questa cultura produce nella pura logica della ricerca del consenso.
E’ un compito arduo che spetta a tutti quelli (e per fortuna sono ancora tanti) che non si vogliono rassegnare al decadimento della nostra vita sociale, all’abbattimento delle conquiste democratiche, al venire meno dei diritti di uguaglianza e di libertà della persona. Ma è un impegno che dobbiamo assumerci per imbastire una nuova e approfondita riflessione comune e per metterci nelle condizioni di svolgere una conseguente azione efficace sul nostro territorio.

Alessandro Monicelli, coordinatore Circolo Mantovano di Libertà e Giustizia
(lettera pubblicata il 12/05/10 sulla Gazzetta di Mantova, pg. 33)

Non ci sto. Il Patto Nuovo a Mantova non può sostenere la PDL.

Vi rendo nota la risposta che ho ritenuto di inviare ad Antonino Zaniboni, Il patto Nuovo per Mantova, come riflessione sul documento[1] che mi ha gentilmente inviato e nel quale motiva la posizione del suo gruppo in occasione del ballottaggio per il sindaco di Mantova. Mi farebbe piacere avere qualche vostro commento sia al documento e alla situazione mantovana, sia alla mia risposta. Un caro saluto.

Alessandro Monicelli

——————————————-

Contrariamente a quanto fatto finora rispetto ai messaggi che mi inviavi, colgo l’occasione, nel ringraziarti, per un breve commento. Non tanto sulla decisione di non appoggiare alcuna lista, che a questo punto era la sola possibile dignitosa soluzione (dopo una campagna di reciproca denigrazione e dopo soprattutto aver imbarcato “tanti” non so se più interessati a un disegno politico alternativo o alla vendetta personale), quanto sulle motivazioni che hai addotto. Per me ne manca una clamorosa e fondamentale, che avrei desiderato leggere e che ancora una volta segna il discrimine fra i nostri modi di guardare alla politica, che hanno fermato l’esperienza di “Rete Democratica” [2]che doveva segnare l”inizio di un nuovo partito e che alla fine ci ha visto entrambi, pur con strade opposte, non parteciparvi.
Alcune volte mi hai fatto  sapere che “non avevi capito” il nostro contendere (politico, intendi bene, mai personale!): cercherò di dirtelo in riferimento a quest’ultimo tuo documento.
Io diffido profondamente (e ne ho grande rifiuto) delle mille liste civiche che nascono all’insegna “dell’apolitica”, del non essere “nè di destra, nè di sinistra”, di non fare riferimento ad alcuna “ideologia” e di cercare solo il “bene e i bisogni dei cittadini” attraverso il mitico “programma”. Proprio perchè sono profondamente convinto che il fatto di fare politica e quindi dell’amministrare la cosa pubblica prima di tutto sia la grande arte del costruire una comunità civile, sono di coseguenza convinto che qualunque programma non può prescindere da alcuni “valori non contrattabili” che vengono prima e che costituiscono un discrimine netto, ancora e a maggior ragione in questa povera Italia di oggi, fra una parte e l’altra. Sono la partecipazione e non il populismo, sono la laicità e non il falso clericalismo, sono la difesa di tutti i diritti di tutti e non la discriminazione e l’ingiustizia, sono l’osservanza delle regole e non l’interpretazione di comodo, sono l’affermazione dei principi democratici scaturiti dalla vittoria sul fascismo (la nostra è una Costituzione “antifascista”), sono il rispetto delle istituzioni che consentono l’esercizio della democrazia e non la loro delegittimazione.
Oggi il centro sinistra nel suo insieme balbetta su tutte queste cose, non sa esprimere valori identitari forti e chiari e anch’io non so bene dove potrei collocarmi.
Ma so di certo, però, con chi non mi metterei mai.
Allora, per tornare a noi e al tuo documento, voglio dire chiaro che non me ne può fregare più di tanto che si possa avere lo stesso programma di dove fare i parcheggi, dove edificare o non edificare, quale economia sviluppare… Se il fine ultimo della politica è la costruzione di una società (nazione, regione, comune) dove ciascun individuo trovi la sua piena e completa realizzazione, la mia scelta non può che avvenire a monte dei programmi che concretamente potrebbero addirittura materialmente coincidere. In questa logica allora ritengo che tu abbia fatto un passaggio non dovuto scegliendo di contattare la PDL (ma in politica, tu mi insegni, non ci possono essere “mai” – ma anche questo è un elemento che ci divide -), ma, una volta fatto, avrei voluto leggere che un democratico e cattolico come te non poteva fare accordi con chi non rappresenta quei valori che prima richiamavo, che fra te e loro c’è un divario insormontabile etico, morale, civico e democratico. Non c’è tutto questo: mi rammarico e mi preoccupa il solo pensiero che in qualche modo si sia anche solo pensato di poter favorire o contribuire all’ascesa al potere di una forza che a livello nazionale sta facendo quello che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno e che localmente attraverso  sue componenti addirittura xenofobe, ci fa convivere con assurdi tagli di panchine[3], con ordinanze sui barboni o sui diversi[4], che paghi (mentre si tagliano i fondi alle forze dell’ordine) qualche povero cristo fallito perchè con pettorina sgargiante e telefonino passeggi per le strade e i giardini a garantire la nostra sicurezza[5], che discrimini i bambini fin dalle scuole materne[6], etc, etc..

Se la politica è questo “mercato delle vacche” dove non ci sono più  elementi identitari e valoriali (non ideologismi preconcetti !!!) capisci perchè non ci sono stato, perchè non ci sto e perchè non ci starò?

Lo  capiamo che sono in gioco i fondamenti della convivenza civile e i percorsi della vita democratica?   Ciao.  Con cordialità.