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Occupy Piazza Mantegna

Carissimi tutti, vi allego il volantino di un numerosissimo gruppo di associazioni mantovane, tra cui LeG, con cui si organizza la manifestazione di “OCCUPAZIONE DI PIAZZA MANTEGNA”

Domenica 11 marzo , ore 15,30 in piazza Mantegna.

Con questa presenza in piazza, si vuole denunciare l’assurdo divieto che il Comune di Mantova, per non ben precisate ragioni di “ordine pubblico” e di “decoro” , vuole imporre a tutte le associazioni (volontariato, politiche, culturali, di impegno civile) non permettendo la loro presenza nei punti “storici” della città.

Vi invito caldamente a partecipare numerosi e, comunque, a passare per la piazza in quanto durante la manifestazioni verranno raccolte le firme dei cittadini da inoltrare al sindaco di Mantova invitandolo a una rilfessione che lo porti a non procedere in tale decisione: il volantino, sottoscritto da tutte le associazioni che saranno in piazza domenica, spiega bene il pensiero che ci accomuna.

“Dipende da noi”

Ricordo che lunedì 12, a Milano, LeG presenterà ufficialmente il documento “Dipende da Noi” preparato dal nostro Presidente onorario Gustavo Zagrebelski. Potete trovare sul sito di LeG e sul nostro blog il documento e, se qualcuno volesse, le coordinate per partecipare all’evento.

Vi aspetto numerosi domenica pomeriggio.

Alessandro Monicelli per LeG_MN

Parteciperanno:

Adesioni manifestazione: Centro B. Cavalletto, Coordinamento per la Pace, Tavola della Pace – MN, Cooperativa Il Mappamondo, CodiAmSa, LAV Lega Anti Vivisezione MN, Libertà e Giustizia – MN, Legambiente MN, Comitato Salviamo il Paiolo, Emergency – Gruppo di MN, Comitato “Se non ora quando” – MN, Associazione Nazionale Partgiani d’Italia – MN, Collettivo Femminista Colpo di Streghe, Coordinamento Scuola – MN, Forum Mantova, Associazione Civica Mantovana, 194 Ragioni – MN, comitato Mantova antifascista e antirazzista, Comitato Acqua Pubblica MN, Associazione Manto-Gas, Spazio Sociale La Boje!, Gruppo 7 – Donne per la Pace, Associazione Per La Sinistra, Insieme per Mantova, Comitati di Bagnolo San Vito, Curtatone e Virgilio contro l’autostrada Cremona-Mantova, Ass. Gattorandagio, Circoscrizione Locale Soci Banca Popolare Etica – MN, Amnesty International – Mn, Fiom – Mantova.

Partiti: Partito Democratico, Partito del Sud – MN, Rifondazione Comunista – Fed. Della Sinistra – MN, Sinistra Ecologia e Libertà – circolo di MN, Sinistra Critica MN, Gruppo consiliare Insieme per Brioni Sindaco, Ecologisti e reti Civiche

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Tutti in piazza domenica 11 marzo a Mantova, per il diritto all’azione civile

Care amiche e cari amici,

Vi anticipo che domenica 11 marzo nel pomeriggio, ci sarà in piazza Mantegna una manifestazioni di quasi tutte le associazioni mantovane contro la delibera comunale che vieta l’utilizzo delle piazze principali della città alle stesse associazioni relegandole in luoghi decentrati rispetto al tradizionale e centrale posizionamento di “banchetti” di promozione di iniziative, raccolta fondi benefici, raccolta firme, volantinaggi, ecc.

Dopo il divieto di accottonaggio, ora il divieto alla libera manifestazione di pensiero, propaganda, azione civile e politica: il decoro della città lo impone!   Vi manderò al più presto il volantino sottoscritto da tutte le associazioni con luogo, orario e modalità della manifestazione.    Le associazioni tutte insieme faranno regolare richiesta di autorizzazione al Comune e alla Questura E POI SCENDERANNO IN PIAZZA !

Una civilissima disobbedienza civile di tutto il volontariato, associazioni politiche, culturali per sensibilizzare la gente e chiedere all’amministrazione comunale un passo indietro!

Modifica dell’art. 18

Vi allego anche una riflessione sull’iter parlamentare che, nel silenzio genarle dei masmedia, porterà alla modifica dell’art 81 della Costituzione con l’nserimento dell’ “Obbligo del pareggio di bilancio” . Pare che tutti i partiti siano d’accordo, superando così il quorum necessario (2/3) per realizzare la modifica alle norme costituzionali senza referendum consultivo.  Ancora una volta i partiti, nel silenzio complice di tutti gli organi dell’informazione, dimostrano la loro lontananza dai “sudditi” così come stanno facendo, in modo ancora più grave e subodolo, su ben altre questioni come la legge lettorale e le modifiche costituzionali che i quattro saggi (Violante per il PD, Adornato per l’UDC, Quagliarello per il PDL, Bocchino per FLI ed un certo Pisicchio non so bene per chi) sul modello Lorenzago (ci ricordiamo tutti vero le quattro grandi “teste” – Calderoli, Buttiglione, Tremonti e Nania- che hanno partorito la riforma costituzione per fortuna bocciata con il referendum!) stanno elaborando allo scopo soprattutto di salvaguardare il potere dei partiti sbandierando l’accordo bi-partisan per il bene dell’Italia, in realtà rafforzando il potere di se stessi.

La Costituzione si cambia alla luce del sole, nella sede appropriata che è il Parlamento (e non certamente in questo, fatto di nominati e di “venduti”), da persone preparate, che non ha interessi di parte se non quello del bene comune della nazione, che non “tratta” compromessi perchè la legge fondamentale dello stato non è un mercato, ma la garanzia dell’esercizio della democrazia, della partecipazione, della giustizia.

Ma di questo parleremo e LeG ne farà una sua battaglia precisa e decisa come annunciato con il documento predisposto da Gustavo Zagrebelski che sarà presentato ufficialmente a Milano, lunedì 12 marzo.

A presto.

Alessandro Monicelli per LeG_MN

Mantova nella rete di potere del Governo

Dopo i numerosi commenti alla lettera di Alessandro Monicelli al Patto Nuovo per Mantova, si è aperta una grave discussione sul futuro di Mantova in un contesto politico governato da questo centrodestra. Paolo Galli ci invia un prezioso contributo personale.

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Ci siamo sentiti dire, da qualche leader nazionale piovuto in città, che le elezioni a Mantova avevano un valore politico [1]. L’’espressione suona piuttosto banale, ma si può dire che non sia mai stata tanto vera come stavolta.

Lo scontro politico nazionale è a un punto cruciale, e si sviluppa a tutto campo. E’ decisivo conquistare fette di territorio, perché questo significa tessere una trama di riferimenti locali per una politica che si svilupperà sempre più sul tema delle riforme istituzionali. Mantova entrerà a far parte di quel sistema di “relazioni particolari” e privilegiate che il governo centrale dichiara apertamente di voler favorire: un sistema di favori e di prebende per la propria parte politica, l’’uso di strumenti e risorse dello Stato a vantaggio dei propri sodali e referenti locali. Lo hanno detto chiaramente.

Così funziona già oggi: una cinghia di trasmissione tra un potere locale, che si radica nel territorio attraverso incarichi politici, tecnici, istituzionali (aziende, servizi, cultura, associazioni, fondazioni bancarie …), e un governo nazionale che non perde occasione per attaccare gli attuali equilibri tra poteri: sempre più insofferente delle funzioni esercitate da Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, Corte dei Conti, magistratura e… finanche dal Parlamento, assemblea legislativa in gran parte nominata da Lui.

Mantova entra da oggi a far parte di questa rete di potere, di questo nuovo Leviatano teso a eliminare tutti gli altri poteri. Una esagerazione? Non credo. Per capire basta guardare ai dati economici di medio periodo (GDP, Gross Domestic Product è il PIL).

Autorevoli studi internazionali e nazionali (Confindustria) prevedono che nei prossimi cinque anni scenderemo di altri 5 punti di Pil [2] nei confronti della media dei Paesi europei. Una media europea che, fatta 100 nel 1991, vedeva il Pil italiano a quota 106. Nel 2009 era sceso a 95, e nel 2014 arriverà al 90 (su 23 anni, 16 saranno stati a quel punto di governi Berlusconi!).

Non solo, il nostro apparato produttivo manifatturiero vedrà ridurre la propria quota di commercio internazionale (dal 3,1 all’1,5 del 2020) mentre già oggi registriamo una sovracapacità produttiva del 50 % [3]. Con tali prospettive gli ammortizzatori sociali come li conosciamo (cassa integrazione e mobilità) non potranno durare a lungo. Di fronte ai sussulti sociali che una tale regressione del sistema produttivo del Paese produrrebbe, il Governo centrale deve blindarsi: con riforme costituzionali che rendano inattaccabile il potere di governo (presidenzialismo spinto [4]) e un controllo interno che non lasci spazio ad alcuna voce di dissenso (perfino a Sky-Murdoch vengono negate le reti in chiaro [5]).

Si spiega così come mai, all’’incalzare della Marcegaglia – che nell’’assemblea di Confindustria denunciava il “Paese in declino, basta promesse” e lamentava la mancanza di una politica industriale – , il Premier rispondeva di avere pochi poteri, e riproponeva ancora una volta il suo progetto di riforme costituzionali, che gli consegneranno una sorta di enorme Protezione Civile: poteri in deroga senza controlli e bilanciamenti.

Ecco perché anche la scelta del sindaco di Mantova rafforza un disegno politico più ampio.

Non abbiamo designato solo un sindaco, ma anche un padrone a Roma.

Paolo Galli

Non ci sto. Il Patto Nuovo a Mantova non può sostenere la PDL.

Vi rendo nota la risposta che ho ritenuto di inviare ad Antonino Zaniboni, Il patto Nuovo per Mantova, come riflessione sul documento[1] che mi ha gentilmente inviato e nel quale motiva la posizione del suo gruppo in occasione del ballottaggio per il sindaco di Mantova. Mi farebbe piacere avere qualche vostro commento sia al documento e alla situazione mantovana, sia alla mia risposta. Un caro saluto.

Alessandro Monicelli

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Contrariamente a quanto fatto finora rispetto ai messaggi che mi inviavi, colgo l’occasione, nel ringraziarti, per un breve commento. Non tanto sulla decisione di non appoggiare alcuna lista, che a questo punto era la sola possibile dignitosa soluzione (dopo una campagna di reciproca denigrazione e dopo soprattutto aver imbarcato “tanti” non so se più interessati a un disegno politico alternativo o alla vendetta personale), quanto sulle motivazioni che hai addotto. Per me ne manca una clamorosa e fondamentale, che avrei desiderato leggere e che ancora una volta segna il discrimine fra i nostri modi di guardare alla politica, che hanno fermato l’esperienza di “Rete Democratica” [2]che doveva segnare l”inizio di un nuovo partito e che alla fine ci ha visto entrambi, pur con strade opposte, non parteciparvi.
Alcune volte mi hai fatto  sapere che “non avevi capito” il nostro contendere (politico, intendi bene, mai personale!): cercherò di dirtelo in riferimento a quest’ultimo tuo documento.
Io diffido profondamente (e ne ho grande rifiuto) delle mille liste civiche che nascono all’insegna “dell’apolitica”, del non essere “nè di destra, nè di sinistra”, di non fare riferimento ad alcuna “ideologia” e di cercare solo il “bene e i bisogni dei cittadini” attraverso il mitico “programma”. Proprio perchè sono profondamente convinto che il fatto di fare politica e quindi dell’amministrare la cosa pubblica prima di tutto sia la grande arte del costruire una comunità civile, sono di coseguenza convinto che qualunque programma non può prescindere da alcuni “valori non contrattabili” che vengono prima e che costituiscono un discrimine netto, ancora e a maggior ragione in questa povera Italia di oggi, fra una parte e l’altra. Sono la partecipazione e non il populismo, sono la laicità e non il falso clericalismo, sono la difesa di tutti i diritti di tutti e non la discriminazione e l’ingiustizia, sono l’osservanza delle regole e non l’interpretazione di comodo, sono l’affermazione dei principi democratici scaturiti dalla vittoria sul fascismo (la nostra è una Costituzione “antifascista”), sono il rispetto delle istituzioni che consentono l’esercizio della democrazia e non la loro delegittimazione.
Oggi il centro sinistra nel suo insieme balbetta su tutte queste cose, non sa esprimere valori identitari forti e chiari e anch’io non so bene dove potrei collocarmi.
Ma so di certo, però, con chi non mi metterei mai.
Allora, per tornare a noi e al tuo documento, voglio dire chiaro che non me ne può fregare più di tanto che si possa avere lo stesso programma di dove fare i parcheggi, dove edificare o non edificare, quale economia sviluppare… Se il fine ultimo della politica è la costruzione di una società (nazione, regione, comune) dove ciascun individuo trovi la sua piena e completa realizzazione, la mia scelta non può che avvenire a monte dei programmi che concretamente potrebbero addirittura materialmente coincidere. In questa logica allora ritengo che tu abbia fatto un passaggio non dovuto scegliendo di contattare la PDL (ma in politica, tu mi insegni, non ci possono essere “mai” – ma anche questo è un elemento che ci divide -), ma, una volta fatto, avrei voluto leggere che un democratico e cattolico come te non poteva fare accordi con chi non rappresenta quei valori che prima richiamavo, che fra te e loro c’è un divario insormontabile etico, morale, civico e democratico. Non c’è tutto questo: mi rammarico e mi preoccupa il solo pensiero che in qualche modo si sia anche solo pensato di poter favorire o contribuire all’ascesa al potere di una forza che a livello nazionale sta facendo quello che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno e che localmente attraverso  sue componenti addirittura xenofobe, ci fa convivere con assurdi tagli di panchine[3], con ordinanze sui barboni o sui diversi[4], che paghi (mentre si tagliano i fondi alle forze dell’ordine) qualche povero cristo fallito perchè con pettorina sgargiante e telefonino passeggi per le strade e i giardini a garantire la nostra sicurezza[5], che discrimini i bambini fin dalle scuole materne[6], etc, etc..

Se la politica è questo “mercato delle vacche” dove non ci sono più  elementi identitari e valoriali (non ideologismi preconcetti !!!) capisci perchè non ci sono stato, perchè non ci sto e perchè non ci starò?

Lo  capiamo che sono in gioco i fondamenti della convivenza civile e i percorsi della vita democratica?   Ciao.  Con cordialità.