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Come avrei potuto votare alle primarie? Lettera di un iscritto

Pubblichiamo una corrispondenza fra un iscritto LeG_MN e il Coordinatore.

Che mi chiedi? Come avrei potuto votare alle primarie? Sai che questa discussione mi appassiona. Cercherò dunque di essere breve, anche se probabilmente non mi riuscirà di trattenermi.

Ho organizzato a Virglio il Comitato per Prodi alle prime primarie del Paese. Si trattava allora dell’unico comitato per Prodi presente in tutto il territorio mantovano. Fu allora e rimane a tutt’oggi l’unico tentativo (riuscito) nel mio Comune di far cooperare (anche finanziariamente) in un unico progetto DS, Margherita e Socialisti.
Allora si trattava però di eleggere il candidato della sinistra (tutta) per il governo del Paese. Come in America. Le primarie successive sono servite a eleggere il segretario di un partito, e la cosa mi pare diversa.
Già allora ho potuto constatare in sede di votazione come ovunque le schede elettorali potessero essere fotocopiate con disinvoltura, come gli euro donati scomparissero misteriosamente dalle casse della federazione provinciale e come i dati raccolti (nome, indirizzo, telefono,…) fossero gelosamente custoditi dai DS nazionali e non venissero rivelati a nessuno nemmeno su esplicita richiesta dei partiti con i quali collaboravano (vedi gli appelli inascoltati della Margherita).
Aggiungo un altra considerazione non meno importante: le primarie per Prodi stabilivano un candidato premier e lo individuavano in colui che avesse raccolto più voti di tutti. Le primarie per Veltroni/Bersani, svolgendosi all’interno di uno stesso partito, servivano a eleggere i rappresentanti di lista, non i candidati segretario.
Vorrei essere il più chiaro possibile: chi ha votato alle ultime primarie non ha avuto la facoltà di scegliere Marini/Bersani/Franceschini, ma una delle liste disponibili. Organizzare la votazione per liste ha favorito accordi politici fra i dirigenti e disperso la sovranità (se sovranità c’era) dell’elettore.
Cerco di essere più esplicito: i votanti alle primarie a Mantova hanno eletto: Fontanili, Brioni, Bellodi, Santachiara, Forattini, Zani e Gualtieri nell’assemblea nazionale (3 bersaniani, 3 franceschiniani); inoltre hanno eletto Pavesi, Tavernari, Camocardi, Giusti, Trazzi, Gazzoni, I. Formigoni, Blasevich, Dian, Martelli, Zanella, Marconcini, Petrella, Mazali, Benaglia, Benatti, Stancari, Oselini, Galli e Salvarani all’assemblea regionale (11 Bers, 6, Franc, 3 Marini).
Come noti, nessun elettore ha scelto nè Marini, nè Bersani, nè Franceschini. Ciò vuol dire che in sede di assemblea, i nomi sopra citati potranno scegliere a proprio piacimento per chi votare. La lista di appartenenza non è infatti una discriminante.
A ciò si aggiungano alcuni giochetti. A titolo di esempio, a un franceschiniano di seconda linea conveniva candidarsi con Marino per sperare di essere eletto.
Inoltre, sai bene che se a Mantova ci sono i camocardiani e i carriani (permettimi il paradigma, cerco di chiarire il concetto in modo semplice), una volta che questi prendono parte all’assemblea nazionale non diventano franceschiniani e bersaniani ma restano camocardiani e carriani. Normale che sia così.
Non mi dilungo poi sui brogli pre, durante e post primarie perchè questa lettera rischierebbe di diventare davvero indigesta.
Perciò, no. Non ho votato alle primarie del PD. Si aggiunga inoltre che non sono un elettore del PD.
I quasi 3 milioni di voti serviranno molto, come mi chiedi tu. Sono un sacco di soldi. Purtroppo non andrà un solo euro ai circoli territoriali. Inoltre sono un grande database di dati sensibili per il controllo del voto, utilissimi anche in altre situazioni. Ci sono molte possibilità d’impiego in questo senso.
Un partito d’opposizione forte? Da quando Bersani è stato eletto (pressochè da quest’estate, ricordi? Ho pubblicato un post proprio su Leg_MN…), non lo si sente più. A tal proposito, un assise nazionale formata da camocardiani, carriani e vattelapeschiani non può essere unitaria e tantomeno può produrre una forte segreteria d’opposizione.

Non spero in questo PD, spero nella sua base.

Conosco la base e so che è disposta ai più grandi sacrifici per restare disciplinata all’interno di un grande partito. Il Partito di massa ha lasciato in eredità la consapevolezza che la forza viene dall’unione. Non abbandoneranno il PD nemmeno se questo inciuciasse apertamente con Berlusconi.
Ma l’esperienza del PCI e della DC si sta dissolvendo con l’avanzare delle generazioni. Ora è molto più concepibile l’astensione.
Da che i partiti hanno cessato di avere una prospettiva ideale, hanno estromesso l’etica dalla politica.
In tal senso, il confronto con il giudizio popolare non è più rilevante.
La reificazione del cittadino si è concretizzata nel diventare un punto percentuale di una logica di strategia politica. Si vincono le elezioni non in base a un progetto politico, ma in base alla capacità di modellare il consenso popolare attraverso i mezzi di comunicazione. Il voto è un’esperienza di marketing. Come tale, si basa sull’individuazione delle aspettative di un votante medio. Il problema della scienza statistica rimane quello di concentrarsi sulle esigenze di un cittadino medio, che nei fatti è proprio l’unico che non c’è.

Anche chi crede che la politica abbia una natura realista e cinica, dovrebbe comprendere che il modo migliore per vincere è partire da un partito unito e forte. In alternativa, ci terremo un Paese ingovernabile dove non è possibile promuovere alcuna stabile riforma.
Concludo qui, anche perchè sono stato non prolisso ma torrenziale direi.
I miei più cari saluti,
a presto,
grazie ancora per quel che fai.
Fabio Di Benedetto

Il PD a Mantova. Un problema di struttura.

Poichè deve vincere Bersani, non credo che la richiesta di Paolo Flores D’Arcais possa essere utile. Egli sostiene la nascita della lista girotondi per Marino per contrastare la nomenklatura.Brioni logoMN

  • In primo luogo, il sistema elettorale adottato per l’Assemblea nazionale sarebbe spietato nei confronti di una lista tanto piccola e poco diffusa sul territorio.
  • In secondo luogo, l’Assemblea nazionale non conta un fico secco. Come il Parlamento europeo, solo che non si riunisce nemmeno.
  • Terzo, chi indice le primarie ha sia il pieno controllo delle operazioni di voto, sia il netto interesse a mantenere il potere.

Credo dunque che la proposta di Micromega sarà un buco nell’acqua. Mantova avrà 4-5 candidati all’assise nazionale, che avrà la responsabilità di scegliere il segretario PD nel caso le primarie non indichino un vincitore col 50% dei voti. L’Assemblea nazionale degli iscritti non si divide in tre grossi gruppi (Mariniani, Bersaniani, Franceschiniani) ma in sotto-correnti, disposte a mercanteggiare la propria quota.

Anche a Mantova, i dirigenti politici locali si comportano come consuetudine: salgono tutti sul carro del vincitore Bersani. “Ti piace vincere facile…”.

La suddivisione in piccole correnti politiche ha sempre reso il dibattito interno al centrosinistra mantovano molto fumoso e riservato a pochi. Caso lampante sono le lettere al direttore della Gazzetta: esercizio quotidiano di mistica interpretazione sia dei reali contenuti delle lettere, sia dei reali firmatari. La chiave per interpretare le logiche correntizie mantovane non è in mano né agli iscritti, né a molti amministratori e dirigenti. Solo una parte del partito, segretamente, ha l’effettiva capacità di deliberare le politiche locali.

Non è una questione di persone, ma un problema strutturale.

Come osserva Antonio Floridia (in questo interessante documento), è la struttura di un partito a incentivare l’atteggiamento del gruppo dirigente. Nel caso del PD, abbiamo un partito elitistico-elettoralistico e dunque il rischio della deriva plebiscitaria: le assemblee degli iscritti avrebbero la sola funzione elettiva e non deliberativa.

A Mantova da anni sta accadendo questo: segretari eletti col 100% dei voti, congressi non convocati, segreterie chiuse, assenza di gruppi tematici interni e in generale l’annichilimento degli iscritti. Non è opera di perfidi funzionari, ma si tratta in prevalenza di una questione strutturale a mio parere.

Lo statuto del PD, dopo un anno e mezzo, è ancora incompleto nella sua parte attuativa. Ciò non consente di applicare misure di diffusione del dibattito interno e d’informazione e garanzia per gli iscritti PD. Si capisce che per i dirigenti sia inusuale cedere proprio motu possibilità deliberative agli iscritti.

Patrizia Rettori ha letto i programmi dei tre candidati PD, trovando tre discriminanti fondamentali: laicità, alleanze, forma partito. Su quest’ultimo punto Marino è vago, Franceschini è per il PD “liquido”, Bersani per il PD “solido”. Ciò che sappiamo già da ora è che nelle democrazie moderne il partito ha una struttura snella e uno sfumato contenuto valoriale. A Mantova c’è ancora gente che crede sia possibile tornare al sistema delle sezioni di venti e più anni fa..

Ora il sindaco di Mantova Fiorenza Brioni chiede il sostegno delle associazioni di volontariato per il nuovo mandato, offrendo cariche in giunta. Il proprio partito, il PD, anziché aprirsi alla società civile conserva il sistema di correnti interne e di assenza informativa, proseguendo da oltre un decennio la ripida discesa verso il baratro elettorale.

Si potrebbe cominciare non oscurando il sito pdmantova.it, non aggiornato da (guarda caso) le ultime primarie, un anno e mezzo fa. Promuovendo forum tematici con pubblico dibattito. Garantendo più trasparenza nella gestione delle Feste, delle Primarie, del tesseramento. Pur mantenendo la struttura di un partito moderno.

FdB