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Analogie! Il manifesto dei Responsabili e il manifesto Fascista

 

Pare che il Movimento di Responsabilità Nazionale abbia redatto il proprio manifesto attingendo a piene mani dal Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile.

Qui trovate le due versioni, le fonti sono il sito del MRN e il testo di Gentile tratto da Wikipedia.

Responsabilità Nazionale è il movimento recente ed antico dello spirito italiano, internamente connesso alla storia della Nazione Italiana.

Il Fascismo è un movimento recente ed antico dello spirito italiano, intimamente connesso alla storia della Nazione italiana, ma non privo di significato e interesse per tutte le altre.

Responsabilità è politica morale. Una politica che sappia coinvolgere l’individuo a un’idea in cui esso possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà, il suo futuro e ogni suo diritto.

…. un’idea in cui l’individuo possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà e ogni suo diritto

Responsabilità di Patria è la riconsacrazione delle tradizioni e degli istituti che sono la costanza della civiltà.

Codesta Patria è pure riconsacrazione delle tradizioni e degli istituti che sono la costanza della civiltà, nel flusso e nella perennità delle tradizioni.

Responsabilità è concezione austera della vita, non incline al compromesso, ma duro sforzo per esprimere i propri convincimenti facendo sì che alle parole seguano le azioni.

È concezione austera della vita, è serietà religiosa [… ] ma è duro sforzo di idealizzare la vita ed esprimere i propri convincimenti nella stessa azione o con parole che siano esse stesse azioni.

Ringrazio Antonio Scalari, autore di questa incredibile scoperta. Proprio nei giorni in cui il PDL presenta in senato un disegno di legge per abolire la norma che prevede il divieto di ricostituzione del partito fascista, è sorprendente che il proprio il MRN, gruppo parlamentare che ha permesso alla maggioranza di restare al potere, abbia scelto nel proprio manifesto fondativo di rifarsi con tanta spudoratezza al vergognoso manifesto fascista. Un documento che, oggi come allora, getta un’onta di disonore sulla qualità della politica italiana e dei suoi gregari, servi del potere, privi di libertà.

Fabio Di Benedetto per Libertà e Giustizia Mantova

«È esistito il fascismo?» E viviamo oggi in un regime neofascista?

Questo post trae nome da un libro [1] di Emilio Gentile, nel quale l’autore si chiede se fosse stata possibile un’ideologia fascista senza Mussolini. La lettura dell’appello [2] dell’associazione La Boje! all’azione antifascista contro l’attuale regime conservatore mi ha trovato d’accordo su vari punti e mi ha posto innanzi ad alcune riflessioni sulla relazione fra fascismo storico e attuale.

Il fascismo è stata un’esperienza storica, prima che un’ideologia. Non esiste una teoria generale fascista che idealizzi un modello di società sistematico e coerente. Non esiste fascismo senza la storia di Mussolini e senza l’Italia del dopoguerra. La debolezza del pensiero fascista risiede proprio nella sua incoerenza di fondo su temi assai importanti: Mussolini fu mangiapreti e rispettoso del Vaticano, socialista e padronale, monarchico e repubblicano, anticapitalista e capitalista. Il pensiero fascista manca di una teoria generale economica, di politica estera, istituzionale…

Con queste parole desidero sostenere la necessità di evitare troppo strette analogie col fascismo per comprendere il fenomeno politico attuale e poterlo contrastare con efficacia. Il sistema attuale, a differenza di quello fascista:

  • Non regge la propria economia sulla forza del latifondo, ma sul risparmio aggregato delle famiglie di diverse classi sociali.

Il fascismo nasce dalla crisi del dopoguerra e dalla cesura col sistema precedente, mentre attualmente stiamo dirigendoci verso la crisi economica (come ben sostiene Paolo Galli [3]), traghettati da una classe politica generata da una crisi politica e che non si è mai rinnovata. Vi sono molti più legami tra prima e seconda Repubblica che tra l’Italia fascista e prefascista.

  • Ha una connotazione politica conservatrice, mentre il fascismo era rivoluzionario.

La qual cosa si vede bene nella scarsa partecipazione popolare alle iniziative politiche. L’assetto più rivoluzionario attualmente è quello leghista, che pure si tratta di un partito di estetica rivoluzionaria ma di prassi conservatrice. Normalmente, non fa quel che dice [4].

  • Non ha guerre per le quali rivendicare l’orgoglio di una nazione, ma conflitti di pace per un sistema internazionale (anzi, universalistico) di valori da affermare.

Identificare il nemico nel terrorismo e nelle Forze del Male può per contrasto definire un’idea di Comunità internazionale basata sull’ONU, ma non certamente distinguere la nazione italiana dalle altre. Il fascismo era innanzitutto nazionalista e coltivava un’innata idiosincrasia per gli organismi internazionali.

  • Sostiene il valore dell’individuo prima di quello della comunità, mentre il fascismo affidava all’esercizio sociale collettivo la propria idea di Stato.

Il sistema attuale è partecipato da una società liquida [5], disgregata e individualizzante. L’istanza aggregativa fascista era fondamentale per l’apprendimento dell’etica di Stato, mentre l’esperienza collettiva più diffusa oggi è nei picchi di share delle trasmissioni televisive.

  • E’ un sistema multipartitico con una pur limitata libertà di espressione, quello fascista proprio no.

Nonostante si sia affermato che il fascismo abbia tollerato più di altri totalitarismi le critiche interne, posso affermare in piena coscienza l’assoluta repressività di quel regime. Disposto a uccidere, picchiare, capace delle cose più indicibili verso i propri cittadini. Il sistema attuale no, nonostante i sempre più frequenti manganellamenti nelle manifestazioni e le pressioni sui mezzi d’informazione. Aggiungo inoltre che nessuno dei leader politici attuali reggerebbe al governo senza un partito d’opposizione da contrastare.

Abbiamo oggi e difendiamo oggi una costituzione antifascista, è fuor di dubbio. Ritengo l’antifascismo un valore, ma un valore storicamente collocabile. Ogni volta che chiamiamo fascista un regime attuale, lo consideriamo conservatore ma gli attribuiamo sotto sotto una portata rivoluzionaria, e questo è un male.

Se oggi definiamo Berlusconi fascista, fatichiamo a individuare le categorie politiche per Fini, D’Alema, Casini e quant’altri. Umberto Eco è dovuto pervenire al concetto di Ur-fascismo [6] per poter attualizzare il termine.

Ciò che io sostengo è che la Costituzione italiana esprime dei valori ideali più attuali dell’antifascismo, che rimane un valore-guida. Io per esempio ritengo illuminante la prescrizione anti-autoritaria che segue dall’art.49 [5](vedi le considerazioni di Lelio Basso [6]), che prefigura un sistema dei partiti che debba corrispondere più direttamente alle attese dei propri elettori. Io stesso ho proposto un approccio di questo tipo alla situazione del PD mantovano [7].

Si potrebbe parlare molto sia dei legami tra regime attuale e regime fascista, sia dei valori più attuali fra quelli espressi nella nostra costituzione. Il blog è qui per questo, soprattutto se si può ricondurre il discorso alla scena mantovana.

In conclusione v’invito a partecipare al pranzo resistente organizzato da La Boje! [8], che è un bellissimo luogo di discussione (di cui ho già scritto [9]), e al dibattito su Mantova presente anche in questo sito (vedi QUI [10], per esempio..)

Fabio Di Benedetto

Come avrei potuto votare alle primarie? Lettera di un iscritto

Pubblichiamo una corrispondenza fra un iscritto LeG_MN e il Coordinatore.

Che mi chiedi? Come avrei potuto votare alle primarie? Sai che questa discussione mi appassiona. Cercherò dunque di essere breve, anche se probabilmente non mi riuscirà di trattenermi.

Ho organizzato a Virglio il Comitato per Prodi alle prime primarie del Paese. Si trattava allora dell’unico comitato per Prodi presente in tutto il territorio mantovano. Fu allora e rimane a tutt’oggi l’unico tentativo (riuscito) nel mio Comune di far cooperare (anche finanziariamente) in un unico progetto DS, Margherita e Socialisti.
Allora si trattava però di eleggere il candidato della sinistra (tutta) per il governo del Paese. Come in America. Le primarie successive sono servite a eleggere il segretario di un partito, e la cosa mi pare diversa.
Già allora ho potuto constatare in sede di votazione come ovunque le schede elettorali potessero essere fotocopiate con disinvoltura, come gli euro donati scomparissero misteriosamente dalle casse della federazione provinciale e come i dati raccolti (nome, indirizzo, telefono,…) fossero gelosamente custoditi dai DS nazionali e non venissero rivelati a nessuno nemmeno su esplicita richiesta dei partiti con i quali collaboravano (vedi gli appelli inascoltati della Margherita).
Aggiungo un altra considerazione non meno importante: le primarie per Prodi stabilivano un candidato premier e lo individuavano in colui che avesse raccolto più voti di tutti. Le primarie per Veltroni/Bersani, svolgendosi all’interno di uno stesso partito, servivano a eleggere i rappresentanti di lista, non i candidati segretario.
Vorrei essere il più chiaro possibile: chi ha votato alle ultime primarie non ha avuto la facoltà di scegliere Marini/Bersani/Franceschini, ma una delle liste disponibili. Organizzare la votazione per liste ha favorito accordi politici fra i dirigenti e disperso la sovranità (se sovranità c’era) dell’elettore.
Cerco di essere più esplicito: i votanti alle primarie a Mantova hanno eletto: Fontanili, Brioni, Bellodi, Santachiara, Forattini, Zani e Gualtieri nell’assemblea nazionale (3 bersaniani, 3 franceschiniani); inoltre hanno eletto Pavesi, Tavernari, Camocardi, Giusti, Trazzi, Gazzoni, I. Formigoni, Blasevich, Dian, Martelli, Zanella, Marconcini, Petrella, Mazali, Benaglia, Benatti, Stancari, Oselini, Galli e Salvarani all’assemblea regionale (11 Bers, 6, Franc, 3 Marini).
Come noti, nessun elettore ha scelto nè Marini, nè Bersani, nè Franceschini. Ciò vuol dire che in sede di assemblea, i nomi sopra citati potranno scegliere a proprio piacimento per chi votare. La lista di appartenenza non è infatti una discriminante.
A ciò si aggiungano alcuni giochetti. A titolo di esempio, a un franceschiniano di seconda linea conveniva candidarsi con Marino per sperare di essere eletto.
Inoltre, sai bene che se a Mantova ci sono i camocardiani e i carriani (permettimi il paradigma, cerco di chiarire il concetto in modo semplice), una volta che questi prendono parte all’assemblea nazionale non diventano franceschiniani e bersaniani ma restano camocardiani e carriani. Normale che sia così.
Non mi dilungo poi sui brogli pre, durante e post primarie perchè questa lettera rischierebbe di diventare davvero indigesta.
Perciò, no. Non ho votato alle primarie del PD. Si aggiunga inoltre che non sono un elettore del PD.
I quasi 3 milioni di voti serviranno molto, come mi chiedi tu. Sono un sacco di soldi. Purtroppo non andrà un solo euro ai circoli territoriali. Inoltre sono un grande database di dati sensibili per il controllo del voto, utilissimi anche in altre situazioni. Ci sono molte possibilità d’impiego in questo senso.
Un partito d’opposizione forte? Da quando Bersani è stato eletto (pressochè da quest’estate, ricordi? Ho pubblicato un post proprio su Leg_MN…), non lo si sente più. A tal proposito, un assise nazionale formata da camocardiani, carriani e vattelapeschiani non può essere unitaria e tantomeno può produrre una forte segreteria d’opposizione.

Non spero in questo PD, spero nella sua base.

Conosco la base e so che è disposta ai più grandi sacrifici per restare disciplinata all’interno di un grande partito. Il Partito di massa ha lasciato in eredità la consapevolezza che la forza viene dall’unione. Non abbandoneranno il PD nemmeno se questo inciuciasse apertamente con Berlusconi.
Ma l’esperienza del PCI e della DC si sta dissolvendo con l’avanzare delle generazioni. Ora è molto più concepibile l’astensione.
Da che i partiti hanno cessato di avere una prospettiva ideale, hanno estromesso l’etica dalla politica.
In tal senso, il confronto con il giudizio popolare non è più rilevante.
La reificazione del cittadino si è concretizzata nel diventare un punto percentuale di una logica di strategia politica. Si vincono le elezioni non in base a un progetto politico, ma in base alla capacità di modellare il consenso popolare attraverso i mezzi di comunicazione. Il voto è un’esperienza di marketing. Come tale, si basa sull’individuazione delle aspettative di un votante medio. Il problema della scienza statistica rimane quello di concentrarsi sulle esigenze di un cittadino medio, che nei fatti è proprio l’unico che non c’è.

Anche chi crede che la politica abbia una natura realista e cinica, dovrebbe comprendere che il modo migliore per vincere è partire da un partito unito e forte. In alternativa, ci terremo un Paese ingovernabile dove non è possibile promuovere alcuna stabile riforma.
Concludo qui, anche perchè sono stato non prolisso ma torrenziale direi.
I miei più cari saluti,
a presto,
grazie ancora per quel che fai.
Fabio Di Benedetto