Dopo elezioni a Mantova. L’impegno volontario attende l’apertura dei partiti.

Il Pd di Mantova e il Pd di Virgilio, interpellati, non hanno voluto rispondere a questo articolo.

Sentinella, a che punto è la notte?“[v.]

 

E’ passato circa un mese dalla sconfitta elettorale di Mantova e dalle prime considerazioni “a caldo” che anche noi abbiamo  fatto sul blog e via mail prendendo spunto dalla mia lettera aperta al Patto Nuovo. Mi pare, osservando i semplici fatti con fredda concretezza e senza alcun spirito (ormai stanco e improduttivo anche questo) polemico che nulla di nuovo si stia concretizzando, sui due fronti su cui si può giocare il possibile (e auspicabile) cambiamento e cioè quello della politica ufficiale e quello della cosiddetta società civile.

Politica ufficiale

Sul fronte della politica ufficiale, stando alle notizie delle cronache locali, si sono registrate le dimissioni del segretario provinciale PD Massimiliano Fontana subito respinte da tutte le componenti interne del partito che così possono continuare a scontrarsi fra loro in un dibattito surreale (di fronte alla gravità della pesantissima sconfitta elettorale) fra chi cerca “il colpevole” rimpallandosi le responsabilità, chi vuole il cammino della riflessione verso un congresso straordinario e chi vorrebbe la convocazione degli “stati generali” di cui, ma qui è forse colpa mia, non ho colto bene  l’ubi consistam – vedete, anch’io come Zaniboni, posso permettermi citazioni latine! –
La lista il Patto Nuovo per Mantova continua imperterrita a ritenersi il nuovo che avanza e sproloquia con lettere sempre più astruse, sostanziate soprattutto da un politichese che più vecchio e doroteo non potrebbe essere (non per niente ha avuto l’appoggio dell’UDC).

Per quanto riguarda il maggior partito (ora solo di opposizione), la prima e ovvia impressione che si coglie dall’esterno è che ancora una volta nulla cambi, che chi porta la totale resposabilità politica di questa situazione si riproponga come fautore di una diversa quanto non ben precisata stagione politica, che ancora una volta più che un dibattito aperto e franco si sia reinnescato l’ennesimo regolamento di conti fra le correnti, che “il radicamento sul territorio e l’apertura alle istanze diverse della società” restino un puro slogan senza contenuto, non verificandosi di fatto alcuna vera apertura del partito a nulla di diverso da sè, senza alcuna attenzione a quanto nonostante tutto gli lievita attorno e mantenendolo così ben vincolato alle logiche correntizie e personali che lo hanno fin qui guidato e contraddistinto. Non sembra proprio che si sia in grado di cogliere la profondità delle cause di queste sconfitte ripetute, che affondano le sue radici nella profonda debolezza culturale che ha portato la sinistra a una perdita grave di identità, allo smarrimento di valori chiari, certi e condivisi, al rapporto vivo con le speranze delle persone, a rappresentare uno sguardo sul futuro verso cui indirizzare il cammino della società. Sembra piuttosto che la dirigenza e il personale politico viva una “coazione a ripetersi” in ogni circostanza (ormai purtroppo numerosissime): mantenere le proprie posizioni.

VIRGILIO

Prendo ad esempio la situazione a Virgilio (ci abito), dopo la durissima sconfitta alle comunali dello scorso anno: è passato quasi un anno e se ne può quindi vedere il suo sviluppo temporale.
L’essere passati da 1.500 voti di vantaggio nel 1999, ai soli 50 (!) di vantaggio del 2004 grazie a una operazione “clientelare” che ha “comprato” un piccolo ma sufficiente pacchetto di voti sul tema della protezione civile, ai 1.500 voti di svantaggio del 2009 mi pare un trend agghiacciante di fronte al quale una forza politica non può non porsi degli interrogativi seri, cercare di capire cosa c’è stato e immaginare cosa possa esserci domani come risposta diversa e più adeguata… e il primo passo, direi obbligato, mi pareva dovesse essere quello di aprire un confronto a tutto campo, cercando un coinvolgimento il più ampio possibile, l’apertura di un dibattito senza preclusioni e tatticismi, l’individuazione di uno scenario complessivamente diverso dentro il quale collocarsi e muoversi… Personalmente avevo lanciato “messaggi” per qualche incontro “aperto” ( e qualcuno mi aveva pure assicurato che “certamente” ci sarebbero stati.). Nulla si è mosso. L’autunno poi vide il PD impegnato nei congressi e anche questa (ma sono proprio ingenuo!) pensavo potesse diventare un’occasione importante, ma la dirigenza si schierò – ovviamente – con Bersani e ciò costitui, per i soliti addetti ai lavori, la sostanza del percorso che portò il partito alle primarie.
Vi furono comunque oltre 400 votanti: vi andai anch’io non perchè fossi particolarmente interessato alla battaglia per il segretario, ma (come molti altri amici) perchè ritenni importante dover contribuire alla visibilità di una massa numericamente consistente che fosse un segnale politico generale. In un momento di già grande debolezza, vi immaginate cosa avrebbe potuto significare un numero scarso di votanti alle primarie del maggior partito di “opposizione”? Soprattutto perchè ancora una volta ci fosse un segnale forte alla dirigenza per imprimere quella svolta capace di dare finalmente una casa “comune” a tanti che ancora erano disposti a concedere credito e, magari, anche a impegnarsi. Non successe nulla: non si tentò di agganciare con qualche iniziativa chi aveva dimostrato di poter tornare o diventare un patrimonio da valorizzare e non si ritenne ancora una volta di dare voce ad alcuno. A gennaio arrivò solo una lettera un po’ sgangherata in cui si annunciava che era aperto il tesseramento e che la sezione (no scusate, il circolo) era aperta… che la politica costa… In tutti questi mesi quindi, oltre a una politica di opposizione debole e inadeguata in Consiglio comunale e nei fatti mediaticamente, non è partita nessuna iniziativa, nessun percorso programmatico alternativo, nessuna proposta culturale, nessuna ricerca di apertura. E’ di questi giorni (finalmente) la notizia di una iniziativa: gita al Gargano!

Società civile

Anche la società civile però è in grande difficoltà.  Ne sono la conferma e l’immagine locale le reazioni al nostro intervento dopo i risultati elettorali: ho raccolto voci di rabbia, indignazione, delusione, sconforto…ma un po’ impotenti. I contatti che ho cercato e avuto con altri gruppi e associazioni mantovane testimoniano il comune smarrimento e il rimpallarsi della domanda “che fare?”. Molte sono le persone e i gruppi che stanno facendo grandi cose sul territorio, ma restano “sacche di resistenza e di testimonianza” che non trovano alcun ascolto dalla politica ufficiale che da una parte non sa molto probabilmente cosa farsene (dovrebbero essere capaci di un salto culturale che probabilmente non è nel loro dna) e dall’altra sono seriamente “temute” perchè senza dubbio rischierebbero di far saltare le logiche dei consolidati poteri interni.  Nè ciascuna di queste associazioni ha ancora la forza di imporsi, di farsi sentire, di riuscire a condizionare il dibattito politico, a indirizzarlo su altre strade e verso altri orizzonti.

Conclusioni

Vaga nell’aria questa idea di costituirsi “in rete” (oggi si usa dire così: ci sembra di essere più moderni), cioè di tentare di unire gli sforzi perchè le identità e le specificità di ciascun gruppo e associazione non solo diventino patrimonio di tutti, ma soprattutto trovino la forza di rompere il cerchio della nostra autoreferenzialità e di aggredire le logiche di una cultura – senza dubbio putroppo oggi divenuta maggioritaria – di assai basso profilo, appiattita  sulle “paure” della gente e sugli “istinti” che questa cultura produce nella pura logica della ricerca del consenso.
E’ un compito arduo che spetta a tutti quelli (e per fortuna sono ancora tanti) che non si vogliono rassegnare al decadimento della nostra vita sociale, all’abbattimento delle conquiste democratiche, al venire meno dei diritti di uguaglianza e di libertà della persona. Ma è un impegno che dobbiamo assumerci per imbastire una nuova e approfondita riflessione comune e per metterci nelle condizioni di svolgere una conseguente azione efficace sul nostro territorio.

Alessandro Monicelli, coordinatore Circolo Mantovano di Libertà e Giustizia
(lettera pubblicata il 12/05/10 sulla Gazzetta di Mantova, pg. 33)
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