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Fausto Banzi sul bullismo nelle scuole a Mantova di Articolo3_MN

Bullismi e bulli: perché il mondo non diventi cieco

La questione del bullismo assume caratteri spesso drammatici, come rivela anche il caso del sedicenne di Piacenza finito in carcere per minacce, percosse, lesioni aggravate ed estorsione ai danni di un compagno, riportato dagli organi di informazione in questi giorni [è di oggi, 2/12, il titolo in prima pagina sulla Gazzetta di Mantova: Aggredita da tre compagne di classe delle medie, ndr]. Non sono pertanto consentite scorciatoie propagandistiche, mentre è d’obbligo assumere iniziative concrete che vedano scuola, amministrazioni pubbliche e famiglie muoversi in sinergia per affrontare il problema.

La proposta, che ho recentemente ripresentato, di accogliere presso l’Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Mantova i ragazzi colpevoli di prepotenze, se la scuola e le famiglie fossero state d’accordo, era aggiuntiva alla sospensione e aveva lo scopo di accompagnare quella punizione con un percorso educativo che altre volte abbiamo svolto, anche se con giovani di scuole medie superiori. Pensiamo che i ragazzi, in modo particolare gli adolescenti, vadano aiutati a maturare le proprie responsabilità senza criminalizzarli, e se si riuscirà in questo percorso non ci saranno recidive.

Voglio ricordare che molto spesso anche i ragazzi protagonisti di bullismo possono attuare forme di autolesionismo gravi come quelli di chi ne è vittima. Credo che occorra tutelare tutti i ragazzi protagonisti anche se con percorsi differenziati. La scuola è sempre più povera di risorse e si sta attrezzando con una specifica formazione rivolta agli insegnanti, che purtroppo continuano a calare e sarebbe bene che le politiche del Governo (e quindi anche della Lega) sulla scuola, invertissero questo orientamento. Come Provincia in realtà cerchiamo di attuare politiche di sostegno alla scuola con proposte che vedono collaborare Istituti Comprensivi, Enti Locali, Asl e Aziende Ospedaliere. Cito come esempio il progetto La scuola che Ascolta (scarica QUI la presentazione) che viene riproposto all’interno del Piano di zona del Distretto di Mantova e che vede anche la nostra partecipazione.

Per problematiche serie che possono avere anche risvolti sanitari vi sono all’interno di questo progetto anche le istituzioni sanitarie deputate. Come Provincia abbiamo anche aperto uno sportello informativo e di consulenza dedicato ai genitori, che ha lo scopo di aiutarli in presenza di problematiche che riguardano i figli, dando consigli o indirizzandoli presso gli organismi competenti. Stiamo anche predisponendo le pratiche per stipulare un protocollo d’intesa sulla mediazione penale minorile che vede collaborare il Tribunale dei Minori, con le Province di Mantova, Brescia, Bergamo e Cremona per un progetto che vede il sostegno della Regione Lombardia. Questo accordo risponde al bisogno di mettere termine ad un conflitto tra la vittima e il responsabile del reato.

Il progetto riguarda naturalmente solo i reati minori ma gli esperti considerano la mediazione penale minorile la migliore risposta a ciò che è avvenuto tra le parti, anche a quella offesa. La mediazione serve a far capire a livello culturale il disvalore della condotta del reo, che in genere si sente impunibile. Non è vero, quindi, che non pensiamo alle vittime: al contrario, in base alle nostre possibilità, cerchiamo di dare un sostegno a quelle istituzioni che sono in prima fila e hanno poche risorse nell’educare i nostri ragazzi a crescere nel rispetto degli altri. Questi sono solo alcuni dei progetti o servizi che mettiamo a disposizione del territorio per prevenire e combattere questi fenomeni mettendo sempre al centro i ragazzi con progetti educativi e formativi.

I rappresentanti politici dovrebbero dare l’esempio con i loro comportamenti pubblici a non innescare continuamente guerre tra poveri. Sono quelle che generano le condizioni ideali affinché le persone, e quindi i ragazzi, si sentano autorizzati alla prevaricazione di chi è per qualsiasi motivo diverso o più debole. Non credo si debba ragionare secondo il motto dell’ “occhio per occhio” perché il rischio è che il mondo diventi cieco, come sosteneva Gandhi.

Fausto Banzi

Assessore Provinciale Politiche Sociali e Sanitarie

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Una brutta storia di Articolo3_MN

Ci preoccupa molto che il contrasto alla clandestinità passi attraverso i bambini e la scuola: ci pare un nuovo atto di spregio alle convenzioni internazionali sulla tutela dell’infanzia che anche l’Italia, ribadiamo, ha sottoscritto (altri ne abbiamo segnalati a proposito dei ‘minori non accompagnati’ passati per il territorio della nostra Provincia).

Una brutta storia (di Articolo 3_MN)

C’era una volta una scuola lontana lontana, ma non lontanissima in fondo, da noi di Articolo3. Lì c’era una classe di ragazzine e ragazzini, piccoli ma non troppo piccoli, con i loro due maestri. Come in ogni classe di quella città, la maggioranza dei bambini era nata in Italia da genitori italiani; altri, però, avevano genitori nati in paesi lontani e anche i bimbi stessi qualche volta erano nati in quei luoghi remoti. Uno di questi, una bimba che chiameremo Consuelo, veniva da oltreoceano, da un paese pieno di sole. Ma era contenta anche qui: la sua mamma lavorava e andava ogni giorno a prenderla a scuola; aveva un cagnolino, tanti amici e due maestri che le volevano davvero bene.

Una mattina bussò alla porta dell’aula un signore; uno dei maestri uscì con lui in corridoio e gli chiese chi fosse; l’uomo, in borghese e con fare un tantino arrogante, si presentò come un rappresentante delle Forze dell’Ordine e disse che voleva avere informazioni da Consuelo sulla sua famiglia. Guardando la fotografia della classe appesa alla porta dell’aula, chiese al maestro di indicare quale fosse Consuelo. Il maestro, un po’ preoccupato ma deciso a proteggere la bambina, disse a quel signore di andarsene subito e, se mai, di chiedere informazioni al Direttore della scuola. Il rappresentante delle Forze dell’Ordine allora andò dal Direttore che, poco dopo, telefonò ai maestri ordinando loro di dare all’Uomo in Divisa tutte le informazioni che voleva, dato che dietro c’era una brutta storia di traffico di droga e di clandestini nascosti in casa. Ancor meno convinti, i due coraggiosi maestri depistarono l’Uomo dell’Ordine per tenerlo lontano da Consuelo. Passò un po’ di tempo, poi i due maestri vennero convocati in un ufficio delle Forze dell’Ordine. Il Comandante e il Direttore erano lì ad attenderli. Come il lupo e la volpe della nota favola di Collodi, alternarono gentilezze e durezze: «Siete stati troppo apprensivi, nessuno voleva far niente di male alla piccola. E poi, oggi come oggi, chiunque può parlare con un bambino. Potremmo forse incriminare un signore che al supermercato, si fa per dire, chiedesse: “Bel bambino dove abiti? E la tua mamma come si chiama?”. Sono domande che chiunque può fare; e voi dovreste imparare a obbedire al vostro Direttore». Il fatto strano è che qualche giorno prima quando, molto preoccupati, i maestri erano andati di loro iniziativa in uno di quegli uffici dell’Ordine per chiedere informazioni su quella strana visita, un altro Comandante aveva detto che no, che quello che gli raccontavano non sarebbe dovuto accadere e che nessuno poteva aver dato quell’ordine.

In uno dei colloqui per tentare di tranquillizzarli (o di intimorirli?) qualcuno disse che non di droga si trattava, ma della notifica di un foglio di via per un giovane zio di Consuelo, uno di quelli che oggi si chiamano clandestini. Come i passeggeri non paganti della navi di un tempo. Una notifica attraverso una bimba? O solo la richiesta di indirizzi e numeri di telefono per notificare, appunto, la notifica?

Sarà venuta a conoscenza la mamma di Consuelo di questa brutta faccenda? Non lo sappiamo. Ma deve essersi comunque preoccupata per il futuro della sua bambina in questo Paese dove in qualche scuola cominciano a entrare gli Uomini dell’Ordine per interrogare i bambini sui loro parenti, e dove sui muri di certi villaggi compaiono manifesti che incoraggiano i cittadini a denunciare i clandestini. Così, prima di Natale, Consuelo, verrà affidata a una hostess che le farà fare un lungo viaggio su un aereo e, sorvolando l’oceano, tornerà in quel Paese lontano dal quale la sua famiglia era partita in cerca di una vita migliore. Forse questa notizia piacerà agli Uomini dell’Ordine e anche a certi Direttori che dicono che quelli lì, gli ‘stranieri’, sono troppi e che dovrebbero tornarsene là da dove vengono. Come farà la bambina Consuelo, alla quale nessuno ha mai notificato un foglio di via.

Questa storia non ha nomi veri, né protagonisti facilmente identificabili, dato che in questo clima tanta gente è intimorita e non ha voglia di guastarsi i rapporti con le Autorità Scolastiche o, tantomeno, con gli Uomini dell’Ordine.


Chi lavora con i bambini e le bambine, con le ragazze e i ragazzi è bene che sappia però, dal momento che cose di questo genere possono accadere ancora, come deve comportarsi nel rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali che anche l’Italia ha sottoscritto. Leggi che valgono per tutti, anche per i Direttori e per i Tutori dell’Ordine; in questo caso sarebbe stata necessaria l’autorizzazione di un tribunale e/o la nomina di un garante.

Se la ‘favola’ che vi abbiamo raccontato fosse basata su fatti veri, e guardate che potrebbe proprio essere così, la potremmo leggere come un ennesimo ‘effetto collaterale’ del cosiddetto Pacchetto Sicurezza. Uno dei più spregevoli, forse, dato che colpisce bambini e adolescenti.

Maria Bacchi