Categoria: Questione morale

DIPENDE DA NOI! Sostegno all’appello di Gustavo Zagrebelsky

Vi segnalo la pagina di La Repubblica di venerdì scorso con il documento “DIPENDE DA NOI” che Gustavo Zagrebelsky, a nome di tutta Libertà e Giustizia, ha scritto in occasione dei 10 anni di vita della nostra associazione.

I temi del documento, che vi invito ad andare a leggere e a sottoscrivere per adesione sul sito di Libertà e Giustizia, sono stati ripresi poi in una lunga intervista sempre su La Repubblica ieri sabato 25.

Senza alcuna concessione all’ autocelebrazione, mi pare che in questo documento siano trattate alcune questioni che in questa delicata fase politico-istituzionale si pongono quanto mai urgenti e qualificanti per lo sviluppo della democrazia.

La debolezza dei partiti è conclamata e totale e l’appiattimento pressochè unanime, quando non addirittura acritico, sulla “tecnicità” dell’attuale governo Monti e delle sue scelte pongono problemi di forte criticità riguardo la salute istituzionale e politica: “Il governo tecnico è il meglio che il tempo presente ci può offrire, ma occorre riportare in onore la politica”.

“Dissociarsi per riconciliarci” è un sottotitolo quanto mai interessante e su cui riflettere a fondo: come non perdere di vista e riconquistare il primato della politica in una fase in cui l’economia (o peggio ancora la finaziarizzazione dell’economia!) la fa da padrone assoluto e incontrastato?  Come ricondurre lo sviluppo di ogni paese allo spirito partecipativo del suo popolo quando potentati anonimi e istituzioni non elettive impongono decisioni che sconvolgono stato sociale, diritti delle persone, percorsi di democrazia?   Come recuperare, specialmente nel nostro paese, un rapporto sano con la politica a fronte di un Parlamento delegittimato e di partiti che, tradendo l’art. 49 della nostra Costituzione, non sono minimamente all’altezza del loro compito istituzionale?

“LeG è una associazione di cultura politica, ma non un’associazione politica, fiancheggiatrice di questo o quel partito”  e per questo ancora una volta si rivolge ai cittadini che vorrebbero amare la politica, la desiderano più dignitosa e rispettata e chiede loro una partecipazione attiva nell’unità di forze e di intenti.    Appunto: DIPENDE DA NOI!

BUONA SERATA A TUTTI.

Alessandro Monicelli per LeG_MN

Nuovo Governo. Dov’è la novità?

C’era bisogno dell’economista che tutto il mondo ci invidia per varare una manovra in cui si blocca l’adeguamento all’inflazione ( al 3,4 %!!!!) delle pensioni di 936 euro mese?

C’era bisogno di tutto uno staff “bocconiano” per ritoccare l’aliquota Irpef di quelli, pur fortunati, dai redditi di oltre 75.000 euro che comunque hanno sempre denunciato e pagato?

C’era bisogno di grandi studiosi per non immettere una sola norma che tentasse di colpire una volta tanto i grandi patrimoni e comunque chi più ha?

C’era bisogno di tutto sto tempo per la grande trovata di rimettere l’ICI sulla prima casa?

C’era bisogno di tutta questa “segretezza” con cui si è avvolta fino ad oggi la grande manovra per far lavorare ancora di più chi già si fa un mazzo tanto per 40 anni?

Si, c’era bisogno perchè da tempo non c’è più politica, ma solo economia, anzi, solo finanza.  E la politica ha da tempo rinunciato a guidare lo sviluppo della società in nome del progresso del PIL, del profitto che ne derivava, delle leggi del mercato che sono fatte per il più forte.

I nostri partiti non erano nemmeno in grado di metterci la loro sporca faccia e hanno preferito lasciare che fossero gli stessi economisti che sono la causa del disastro a dettare le ineludibili, inevitabili e superiori ragioni.

Ora fingeranno di stracciarsi le vesti perchè non c’è equità nella manovra e qualcuno anche a sinistra ci racconterà che “purtroppo” la situazione richiede lacrime e sangue……..

Un parlamento di nominati finirà comunque, in nome del bene supremo, con il votare, loro che vanno in pensione dopo un mandato di 5 anni, l’aumento dell’età pensionabile di noi tutti, loro, che si sono dati mille privilegi, voteranno il blocco delle pensioni, degli stipendi e dei salari, loro, così attaccati alla loro carega, troveranno normale fare leggi che rendono più facili i licenziamenti raccontandoci che così si favoriscono le assunzioni dei giovani, loro, a cui non vogliono sia tolto alcun “diritto acquisito”, hanno il coraggio di chiamare chi ha lavorato 40 anni “privilegiati” e che, dopo tanta fatica e versamenti,  vorrebbero riconosciuti i “loro” diritti.

Qualcuno ci vede novità, equità, solidarietà, partecipazione, democrazia?

Me lo aspettavo, ma sono profondamente indignato lo stesso. 

Alla caduta dell’impresentabile precedente governo ho mandato un messaggio in cui dicevo “per un giorno possiamo gioire”.   Si, è stato solo un giorno perchè non basta la misura nei gesti e nelle parole: il famoso ombrello delle vignette di Altan è sempre attuale e ce lo stanno infilando nello stesso posto!

Alessandro Monicelli

Analogie! Il manifesto dei Responsabili e il manifesto Fascista

 

Pare che il Movimento di Responsabilità Nazionale abbia redatto il proprio manifesto attingendo a piene mani dal Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile.

Qui trovate le due versioni, le fonti sono il sito del MRN e il testo di Gentile tratto da Wikipedia.

Responsabilità Nazionale è il movimento recente ed antico dello spirito italiano, internamente connesso alla storia della Nazione Italiana.

Il Fascismo è un movimento recente ed antico dello spirito italiano, intimamente connesso alla storia della Nazione italiana, ma non privo di significato e interesse per tutte le altre.

Responsabilità è politica morale. Una politica che sappia coinvolgere l’individuo a un’idea in cui esso possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà, il suo futuro e ogni suo diritto.

…. un’idea in cui l’individuo possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà e ogni suo diritto

Responsabilità di Patria è la riconsacrazione delle tradizioni e degli istituti che sono la costanza della civiltà.

Codesta Patria è pure riconsacrazione delle tradizioni e degli istituti che sono la costanza della civiltà, nel flusso e nella perennità delle tradizioni.

Responsabilità è concezione austera della vita, non incline al compromesso, ma duro sforzo per esprimere i propri convincimenti facendo sì che alle parole seguano le azioni.

È concezione austera della vita, è serietà religiosa [… ] ma è duro sforzo di idealizzare la vita ed esprimere i propri convincimenti nella stessa azione o con parole che siano esse stesse azioni.

Ringrazio Antonio Scalari, autore di questa incredibile scoperta. Proprio nei giorni in cui il PDL presenta in senato un disegno di legge per abolire la norma che prevede il divieto di ricostituzione del partito fascista, è sorprendente che il proprio il MRN, gruppo parlamentare che ha permesso alla maggioranza di restare al potere, abbia scelto nel proprio manifesto fondativo di rifarsi con tanta spudoratezza al vergognoso manifesto fascista. Un documento che, oggi come allora, getta un’onta di disonore sulla qualità della politica italiana e dei suoi gregari, servi del potere, privi di libertà.

Fabio Di Benedetto per Libertà e Giustizia Mantova

Primarie di coalizione a Mantova per condividere la politica

Alba rossa o tramonto rosso: dipende, dipende da ognuno di noi. Libertà e Giustizia ha accettato volentieri di farsi promotrice, assieme ad Associazione per la Sinistra, di questo incontro “a sinistra” così come ha accolto l’invito di sabato scorso proveniente da altre voci della sinistra e più in generale progressiste. Lo abbiamo fatto non perché non abbiamo le nostre idee, le nostre convinzioni, le nostre visioni e anche i nostri giudizi sulle mille sfaccettature in cui si è scomposta la politica, ma perché siamo convinti che debba tornare a prevalere la necessità di cercare disperatamente, a ogni costo, con tutti gli strumenti possibili a disposizione e con il massimo di apertura, di provare a ritrovare la strada dell’unità e a intraprendere un percorso diverso e opposto a quello che è stato vissuto in questi anni in cui appunto la frammentazione della sinistra ha prodotto non solo le pesanti sconfitte elettorali (nazionale e locale), ma soprattutto il disastro culturale di cui è figlio mostruoso la disaffezione alla politica, il segnale più pericoloso nel percorso democratico di una società. Quella dell’unità è una meta che tutti, o quasi, dicono di volere ma che pochi poi nei fatti la coniugano con il loro comportamento e le loro reali scelte politiche. LeG c’era sabato e c’è questa sera e se, necessario e utile, ci sarà altre volte perché a noi preme la strada che si può fare insieme, preme il percorso, preme il progetto di una società diversa, premono parole e comportamenti nuovi, preme un approccio rinnovato e aperto: non ci preme fare o avere un posto in una lista. Nel mio intervento di sabato, facevo notare questa contraddizione profonda e l’assurdità di fronte alla quale ci veniamo a trovare: alcuni lodevolmente hanno inteso organizzare sabato un incontro di gruppi e sigle a cui molti altri gruppi e sigle o non sono state invitate e non hanno ritenuto di partecipare, questa sera altri ancora hanno organizzato e molti questa sera non ci sono. E finora non ci sono stati i partiti, o quello che sono diventati oggi i partiti. LeG è nata non contro qualcuno e men che meno contro i partiti, ma per essere luogo di riflessione politica alta e consapevole dove ancora prima dei progetti deve emergere la consapevolezza che essa debba essere intesa e praticata prima di tutto come servizio del bene comune e quindi per essere stimolo a chi da partito si è fatto partitocrazia autoreferenziale snaturando lo stesso dettato costituzionale.

Al titolo IV, Rapporti politici, art. 49, la Costituzione recita: “ tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” Dunque un compito e un ruolo fondamentale per la costruzione della convivenza sociale e il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche dello Stato. Dove è andata la politica oggi? Dove sta andando? “L’utopia è all’orizzonte, quando faccio due passi lei si allontana di due passi, faccio dieci passi e l’utopia si è spostata avanti di altri dieci….ma allora cosa serve l’utopia? Serve a questo: a camminare!”. Vorrei che chi fa di mestiere il politico, cercasse per un momento almeno di abbandonare la propria visione “professionale” e lasciarsi portare, diciamo così…. dalla “poesia” che si dice sia tutt’altra cosa rispetto alla vita dura di ogni giorno e quindi anche alla durezza del fare politica, al doversi “sporcare le mani” come si usa dire con una espressione che mi è sempre parsa perlomeno molto infelice. E in questo momento di poesia mettersi davanti, liberi da ogni infrastruttura ideologica, al famoso quadro, il cui poster c’era o c’è ancora in molte sedi sindacali e di partito: il “Quarto stato” di Pellizza da Volpedo. Quel popolo in cammino non va verso quello che per te che guardi rappresenta il tuo orizzonte, ma viene verso di te a significarti che sei tu che stai voltando le spalle alla loro meta e se non sei svelto a girarti e a riprendere con loro la strada quel popolo ti sommerge e ti travolge.

Fuori di metafora e di poesia se la politica non ritrova il senso profondo della sua missione, non riprende a essere portatrice di valori forti capaci di produrre coesione sociale, non si pone come momento di sintesi delle diversità e degli individualismi, non ritorna a essere luogo di ascolto, di confronto, di dialogo…. non può che lasciare spazio all’antipolitica che è l’anticamera di una società illiberale, egoista e ingiusta. Sono certo che molti politici di oggi giudicano questo ragionare un volare sulle nuvole inutile e stucchevole, ma mi pare che cominci a farsi strada anche fra gli addetti ai lavori una preoccupata analisi dello stato di salute della nostra democrazia e che si avverta di aver perduto il contatto con la gente. Come mai quando nascono dentro la cosiddetta società civile gruppi, comitati, associazioni, ecc. la prima cosa che ritengono di dover precisare, spesso prima ancora del loro scopo specifico per cui sono nate, ci tengono a dire che “non vogliono fare politica” e che non sono “né di destra, ne di sinistra” quasi queste connotazioni fossero la lebbra. Cosa è stato combinato perchè tanta gente (troppa gente!) si senta di negare la propria appartenenza alla politica, a ciò che dovrebbe invece rappresentare e che ha rappresentato per decenni il punto di più alta elaborazione dell’interesse di tutti e quindi strumento di speranza di una società più giusta e solidale?

A queste osservazioni che vorrei rappresentassero (e spererei che così fossero intese dagli addetti ai lavori che mi ascoltano) più dei punti interrogativi e degli argomenti di riflessione e di analisi comune che non dei banali e inutili atti di accusa, vorrei aggiungere alcuni elementi che riguardano quella che poco fa ho volutamente definito “cosiddetta società civile”. Non mi piace questa distinzione che non dovrebbe esserci, ma se sempre più spesso è andata affermandosi vuol dire che in qualche modo si è di fatto creata una “frattura”, un’alterità fra queste due componenti che dovrebbero invece essere una la continuità dell’altra. Se abbiamo intravisto le responsabilità indubbiamente pesanti e i limiti di una classe dirigente inadeguata, dobbiamo anche dover vedere i problemi e le debolezze della società civile nel suo complesso e delle diverse forme di associazionismo che dentro di essa si sono formate e si formano continuamente. C’è una fioritura di iniziative, di gruppi, di associazioni in Italia, ma anche sul nostro territorio davvero molto vasta, molto più di quello che si possa immaginare e molto più di quello che in termini complessivi riesce a esprimere. Qui si incontrano le due debolezze dell’Italia di oggi: da una parte l’inadeguatezza della classe dirigente nel rappresentare valori forti e le istanze più profonde della vita sociale e dall’altra l’incapacità della società civile di una visione “ampia” che, superando lo specifico di ciascuna associazione e gruppo, dia forza capace di incidere sugli indirizzi generali, sui meccanismi decisionali, in una parola, sulla politica.

Pensiamo a quante manifestazioni si sono succedute in questi anni (quelle per la pace di qualche anno fa, i girotondi e più recentemente il popolo viola, la Fiom, ecc,) e di quale spessore numerico e varietà di componenti eppure, tanta mobilitazione per tanti versi straordinaria e variegata della società civile non è riuscita a impedire il decadimento sociale, etico e valoriale e a contrastare l’instaurarsi di un regime osceno. Ѐ questo il tragico paradosso alla cui origine stanno appunto due perché : perché le classi dirigenti dei partiti di opposizione si sono mostrate incapaci di cogliere le istanze che emergevano e farle diventare strumento e forza politica e perché tutti quei movimenti che testimoniano la passione e la vitalità democratica che ancora percorrono la società italiana non sono riusciti a diventare a loro volta opposizione: sono rimasti divisi, estranei l’uno all’altro, autonomi nel senso pre-politico del termine.

In questo ultimo anno, LeG si è spesa molto nel tentativo di costituirsi, con altre associazioni, gruppi e singole persone, in una “rete”, di dare vita cioè a un percorso condiviso che fosse in grado di far emergere questo grande patrimonio sommerso e dispiegare, sulla base di valori e contenuti comuni, un progetto unitario rispettoso delle mille diversità delle sue componenti, ma in grado di dare loro una voce politica che non è più “delega” a qualcuno (tanto più che oggi purtroppo non ci sono soggetti politici in grado di rappresentare compiutamente le istanze dei movimenti), ma assunzione di responsabilità. Il cammino è andato avanti tra alti e bassi, ma sull’apertura verso la “politica ufficiale” le posizioni sono molto controverse, incerte, irte di diffidenze, sospetti, delusioni… Credo però che come vogliamo porci come fermento culturale e valoriale dentro la società civile, così non possiamo non farci carico di rompere l’autoreferenzialità della politica, proporre altri percorsi, altre parole, altri toni, altri temi, aprire quelle finestre di stanze troppo sorde all’aria, alle voci, agli odori, agli umori che nascono, vivono, mutano in continuazione dentro la società, costringerli a ripensare idee e strategie, a lasciare spazi reali ai giovani, alle sensibilità di genere, alle altre e diverse culture che un mondo sempre più globalizzato a dispetto di ogni resistenza si vanno affermando, farci i conti fino in fondo con tutte queste istanze nuove ed emergenti che vanno a costituire il prossimo futuro di tutti. Ci sono voluti gli studenti e i precari sui monumenti e sui binari per far emergere il dramma della scuola pubblica e l’andare sui tetti dei segretari di partito è l’ammissione di un grave ritardo e un faticoso tentativo di rincorrere gli eventi…. gli immigrati sulle gru e sulle torri sono la denuncia della loro disperata solitudine e dell’abbandono da parte anche di chi dovrebbe essere loro vicino (penso, per esempio, all’assurdo della scorsa settimana a Mantova quando il giovedì mattina i sindacati hanno fatto una manifestazione davanti alla Prefettura praticamente presenti gli addetti ai lavori, mentre non erano al corteo di sabato pomeriggio dove gruppi di immigrati di vari paesi del mantovano hanno avuto la forza di sfilare…). E così restano senza voce i giovani che non trovano lavoro (20% e 30% al sud) , quelli che ce l’hanno un lavoricchio con contratti cosiddetti “flessibili” che non creano futuro, i cassaintegrati senza speranza di essere reintegrati, i disoccupati..

Elezioni provinciali a Mantova  – 2011

La nostra classe dirigente teme sostanzialmente la piazza, non sa più interpretarla e non ha nemmeno l’autorevolezza di guidarla come succedeva una volta. Si preferisce parlare di giovani che lasciare che siano loro a parlare, parlare delle diversità che lasciare che si dispieghino liberamente… Non sto parlando d’altro: sto parlando anche delle prossime provinciali! Perchè la sinistra e tutta l’area progressista più in generale o ha in testa un progetto complessivamente “diverso” della società che vuole costruire o sarà ancora una volta perdente. Ma un progetto va costruito e va annunciato con forza ed efficacia: non ha certo aiutato questo cammino l’atteggiamento di chiusura, di silenzi, di preclusioni e malcelata sopportazione dei partiti in genere: in questi mesi non uno che abbia accennato ad aprire il benché minimo dialogo e confronto pubblico! Già qualcuno, tra le tante anime (anche se in certi casi chiamarle anime è un po’ troppo lusinghiero), diciamo in modo neutrale frammentazioni della sinistra, si è già auto proclamato candidato presidente e correrà a prendersi il suo zero, virgola per cento. Bella politica! Pura, democratica, dialettica.. soprattutto utile e vincente! Ogni settimana abbiamo la sparata di un nome di candidato: non giudico le singole persone, tutte rispettabilissime, ma come e dove nascono e chi rappresentano? Quale fetta di società o quale corrente interna? Per quale progetto o per quale interesse? A quattro mesi dal voto un vero percorso democratico non è cominciato e in una situazione come quella della nostra Provincia, già di suo assai incerta, è un fattore molto preoccupante. Il rischio che si ripeta lo schema che ha prodotto la sconfitta in città è altissimo. Le regole che pur il maggior partito di opposizione, prescindere dal quale è sbagliato e suicida, non sembrano aver creato, soprattutto nei suoi dirigenti, la consapevolezza di dover creare le reali condizioni del confronto democratico e di non possedere lo spirito giusto per radicare sul territorio e fra la gente i programmi e i candidati che quel confronto dovrebbe produrre. Dopo la Puglia, anche a Milano (dove finalmente tre persone di grande spessore civile e sociale hanno accettato di metterci la faccia) sono riusciti a perdere le primarie! E stanno succedendo cose simili a Bologna, forse a Torino……ma noi a Mantova, nel nostro piccolo, non abbiamo niente da imparare: siamo riusciti nell’impresa di consegnare alla destra, a trazione leghista, la città. Forse si è ancora in tempo per tentare di riannodare i fili di diverse componenti partitiche e della società civile attorno a cinque/sei punti fondamentali di un possibile programma provinciale e lanciare su e con questi temi una campagna per primarie di coalizione che vedano “alla pari” concorrere possibili diversi canditati presidenti e alla fine trovare il modo (non sono un tecnico di procedure elettorali e mi astengo da indicazioni che mi interessano anche relativamente) di andare uniti al voto sul nome del canditato risultato vincitore. Credo che questo sia il più consono dei percorsi possibili e auspicabili, come sono convinto che a esso sia legata la possibilità di vittoria elettorale. Non penso però, lo dico con franchezza, che chi ha ancora in mano, o crede avere, le redini del gioco accetti di incamminarsi su questa strada.

(intervento di Alessandro Monicelli letto all’incontro “Alba rossa o tramonto rosso”, il 2.12.2010)

Il libro sul Governo? Rispediamolo al mittente

Cari tutti, si legge sui giornali di oggi di 10 milioni di copie di un libro che B. sta per inviare agli italiani con descritte le meraviglie del suo governo… A spese di chi? Libertà e Giustizia di Mantova lancia immediatamente una campagna

“rispediamolo al mittente”

che mi auguro superi i confini della nostra associazione e anche di quelle amiche che ci leggono: potrebbe diventare nazionale! L’idea di intasare le Poste italiane, ma soprattutto di inondare Palazzo Chigi di qualche milione di libri “di ritorno” mi sembra un buon e necessario segnale.

La resistenza e l’opposizione della società civile deve trovare sempre nuovi strumenti per dare voce al proprio dissenso e alla propria preoccupazione democratica: facciamo ciascuno uno sforzo che ci costa solo qualche euro e qualche minuto in fila alle Poste, ma diamo questo segnale! Non potendo per ora spedire a casa il nano malefico, sommergiamolo almeno delle sue stesse bugie.

Alessandro Monicelli per Libertà e Giustizia_MN

Cultura per capire: dopo il Festivaletteratura, incontriamoci all’Altrofestival

Carissimi tutti, riprendiamo il nostro sforzo di testimonianza con un evento a cui ci ha invitato, come l’anno scorso, l’Altrofestival che si tiene nell’alto mantovano (e bassa bresciana) . Credo tutti sappiate cosa è tale evento, ma per riassumerlo basta quello che è stato messo come sottotitolo: “ viaggio alla scoperta delle culture, un tuffo nelle diversità alla ricerca di reciprocità, un ponte per costruire diritti e solidarietà“. Noi saremo, assieme a tante altre associazioni, in piazza Dallò, a Castiglione delle Stiviere,dalle ore 17 di domenica prossima 26 settembre e lo saremo gestendo un nostro spazio sotto il motto “LeG per la Costituzione” perchè dentro questo patrimonio di valori ci sta dentro tutto: i mali che ci affliggono per la sua mancata applicazione, i beni che ancora ci permette di godere, la speranza che, con impegno tenace e lotta appassionata, possiamo tenere viva. Distribuiremo il testo della Costituzione, raccoglieremo le firme sul documento ultimo del nostro Presidente onorario Zagrebelsky sulla necessità di cambiare subito almeno questa legge elettorale, installeremo un computer per consentire l’accesso al nostro sito nazionale e al nostro blog mantovano.

La Società civile comincia ad aprire gli occhi

Come al solito c’è penuria di “gente disposta a regalare qualche ora del suo tempo”: qualche volta, un po’ amareggiato, penso che stiamo ancora troppo dietro la recriminazione e ci mandiamo forse troppe mail, usiamo tanta energia e sfoghiamo le nostre frustazioni rincorrendoci a vicenda, mentre è tempo di “uscire”, di “tornare in piazza”, di rompere il cerchio e farci sentire dala gente. La riuscita della manifestazione sui gradini di S. Andrea del luglio scorso, pur con il caldo e il periodo estivo, ha avuto un grande risultato, certamente molto al di là di quanto anche il miglior ottimista di noi poteva prevedere e si augurava: lo è stato per numero, per qualità e quantità di interventi anche spontanei. Se la gente si fa sentire, ha ancora voce sufficiente per fermare decisioni che sembrava impossibile contrastare: pensiamo alla legge bavaglio di cui si sono perse le tracce, pensiamo alla vicenda di questi giorni della scuola di Adro ( lettera dei 185 genitori, ritiro dei bambini dalla scuola, la manifestazione con il “tricolore”). Pur nella confusione e nell’incertezza generale di cui sono ben colpevoli – ancora una volta – le forze politiche di opposizione, colte largamente impreparate a gestire una situazione esplosiva ma anche potenzialmente pregna di opportunità di rottura di quello che sembrava un blocco impenetrabile, mi pare si avverta una maggior attenzione e sensibilità nell’opinione pubblica, che comincia a riaprire gli occhi ( sono segnali importanti il calo di ascolti del TG1 diventato il megafono del governo e la contemporanea crescita di altre trasmissioni che non sono nulla di eccezionale, ma che cercano di fare normale giornalismo, significativo il “fastidio” che molta gente avverte in comportamenti e discorsi – la visita di Gheddafi con le sue amazzoni e i cavalli berberi, la spudorata compravendita di parlamentari, gli scontri con i”finiani”, le giravolte elezioni subito, mai elezioni, Putin dono di Dio, le figuracce del nostro premier all’estero. Occorre che tutto questo non diventi rifiuto della politica e pericoloso qualunquismo: noi dobbiamo contribuire a far crescere questo risveglio della società civile, abbiamo i valori ( la Costituzione) e le idee per un cambiamento. Ci manca ancora la convinzione di poter essere determinanti e anche la forza dei numeri e di capacità di una rappresentanza politica che non troviamo e che forse in questo momento non c’è.

Elezioni provinciali a Mantova

Torna allora forte più che mai in questo contesto di movimento, l’idea di doverci impegnare a trovare volontà, strumenti e modi per far sì che le tante esperienze che vivono, lavorano e testimoniano dentro la società civile mantovana diventino un patrimonio ben più visibile, percepibile e quindi spendibile sia in termini di crescita culturale sul territorio, sia in termini di forza e capacità per creare le condizioni di una rappresentanza politica. Stiamo pensando all’opportunità che la società civile mantovana, attraverso le sue innumerevoli espressioni, trovi la capacità di esprimere un documento di intenti e di progetto da lanciare alle forze politiche mantovane che si apprestano alle prossime elezioni provinciali per le quali non si capisce ancora bene dove si voglia andare a parare, ma dove molti segnali paiono portarci a quelle logiche che alcuni mesi fa hanno siginificato la sconfitta delle comunali. Avremo noi la forza di avanzare proposte credibili e unitarie? E chissà se le forze politiche (qualcuna era venuta in piazza durante la manifestazione sulla delibera “antiaccattoni”) avranno finalmente la capacità di aprire un dialogo costruttivo, che rompa con le solite e logore logiche interne e innesti processi decisionali diversi?

La Cultura e il Festivaletteratura

Un’ultima osservazione che viene dal Festivaletteratura appena concluso: la Cultura, quella alta che ha sempre rappresentato la salvezza di ogni società, sta da tutt’altra parte rispetto alle bassezze che ci mostra quotidianamente, purtroppo da anni, questa miseranda accozzaglia di potere che ci governa a livello nazionale come – spesso – locale: non si tratta di destra o di sinistra, ma di visioni fondanti i principi su cui si deve basare la convivenza civile di questo mondo globalizzato (una economia a servizio del bene comune, il rispetto dell’ambiente e dell’uso delle risorse, la solidarietà tra i popoli, l’eliminazione delle disuguaglianze economiche e dei diritti, ecc:) in cui ciascuno possa costruire la propria identità soggettiva. Un rigraziamento da parte di LeG va rivolto a Gustavo Zagrebesky, nostro presidente onorario per i due interventi al Festivaletteratura, nonchè al prof. Paul Ginsborg per la sua lezione su Cattaneo che ha smascherato l’uso improprio che la Lega ne fa (Ah! la cultura e la conoscenza delle cose quanto sarebbe utile alla gente…), per le sue parole su LeG (che si era fatta promotrice presso il Festival per questo evento) che ha voluto spendere all’inizio del suo incontro e per la sensibilità e piacevolezza della serata che con sua moglie Eyse abbiamo passato insieme impegnati in buone discussioni e… altrettanti buoni piatti della cucina mantovana. Riprenderemo a discutere di tutto in un prossimo incontro. Per adesso, attendo amici per domenica 26!

Un caro saluto a tutti, Alessandro Monicelli x LeG Mantova

Non ci sto. Il Patto Nuovo a Mantova non può sostenere la PDL.

Vi rendo nota la risposta che ho ritenuto di inviare ad Antonino Zaniboni, Il patto Nuovo per Mantova, come riflessione sul documento[1] che mi ha gentilmente inviato e nel quale motiva la posizione del suo gruppo in occasione del ballottaggio per il sindaco di Mantova. Mi farebbe piacere avere qualche vostro commento sia al documento e alla situazione mantovana, sia alla mia risposta. Un caro saluto.

Alessandro Monicelli

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Contrariamente a quanto fatto finora rispetto ai messaggi che mi inviavi, colgo l’occasione, nel ringraziarti, per un breve commento. Non tanto sulla decisione di non appoggiare alcuna lista, che a questo punto era la sola possibile dignitosa soluzione (dopo una campagna di reciproca denigrazione e dopo soprattutto aver imbarcato “tanti” non so se più interessati a un disegno politico alternativo o alla vendetta personale), quanto sulle motivazioni che hai addotto. Per me ne manca una clamorosa e fondamentale, che avrei desiderato leggere e che ancora una volta segna il discrimine fra i nostri modi di guardare alla politica, che hanno fermato l’esperienza di “Rete Democratica” [2]che doveva segnare l”inizio di un nuovo partito e che alla fine ci ha visto entrambi, pur con strade opposte, non parteciparvi.
Alcune volte mi hai fatto  sapere che “non avevi capito” il nostro contendere (politico, intendi bene, mai personale!): cercherò di dirtelo in riferimento a quest’ultimo tuo documento.
Io diffido profondamente (e ne ho grande rifiuto) delle mille liste civiche che nascono all’insegna “dell’apolitica”, del non essere “nè di destra, nè di sinistra”, di non fare riferimento ad alcuna “ideologia” e di cercare solo il “bene e i bisogni dei cittadini” attraverso il mitico “programma”. Proprio perchè sono profondamente convinto che il fatto di fare politica e quindi dell’amministrare la cosa pubblica prima di tutto sia la grande arte del costruire una comunità civile, sono di coseguenza convinto che qualunque programma non può prescindere da alcuni “valori non contrattabili” che vengono prima e che costituiscono un discrimine netto, ancora e a maggior ragione in questa povera Italia di oggi, fra una parte e l’altra. Sono la partecipazione e non il populismo, sono la laicità e non il falso clericalismo, sono la difesa di tutti i diritti di tutti e non la discriminazione e l’ingiustizia, sono l’osservanza delle regole e non l’interpretazione di comodo, sono l’affermazione dei principi democratici scaturiti dalla vittoria sul fascismo (la nostra è una Costituzione “antifascista”), sono il rispetto delle istituzioni che consentono l’esercizio della democrazia e non la loro delegittimazione.
Oggi il centro sinistra nel suo insieme balbetta su tutte queste cose, non sa esprimere valori identitari forti e chiari e anch’io non so bene dove potrei collocarmi.
Ma so di certo, però, con chi non mi metterei mai.
Allora, per tornare a noi e al tuo documento, voglio dire chiaro che non me ne può fregare più di tanto che si possa avere lo stesso programma di dove fare i parcheggi, dove edificare o non edificare, quale economia sviluppare… Se il fine ultimo della politica è la costruzione di una società (nazione, regione, comune) dove ciascun individuo trovi la sua piena e completa realizzazione, la mia scelta non può che avvenire a monte dei programmi che concretamente potrebbero addirittura materialmente coincidere. In questa logica allora ritengo che tu abbia fatto un passaggio non dovuto scegliendo di contattare la PDL (ma in politica, tu mi insegni, non ci possono essere “mai” – ma anche questo è un elemento che ci divide -), ma, una volta fatto, avrei voluto leggere che un democratico e cattolico come te non poteva fare accordi con chi non rappresenta quei valori che prima richiamavo, che fra te e loro c’è un divario insormontabile etico, morale, civico e democratico. Non c’è tutto questo: mi rammarico e mi preoccupa il solo pensiero che in qualche modo si sia anche solo pensato di poter favorire o contribuire all’ascesa al potere di una forza che a livello nazionale sta facendo quello che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno e che localmente attraverso  sue componenti addirittura xenofobe, ci fa convivere con assurdi tagli di panchine[3], con ordinanze sui barboni o sui diversi[4], che paghi (mentre si tagliano i fondi alle forze dell’ordine) qualche povero cristo fallito perchè con pettorina sgargiante e telefonino passeggi per le strade e i giardini a garantire la nostra sicurezza[5], che discrimini i bambini fin dalle scuole materne[6], etc, etc..

Se la politica è questo “mercato delle vacche” dove non ci sono più  elementi identitari e valoriali (non ideologismi preconcetti !!!) capisci perchè non ci sono stato, perchè non ci sto e perchè non ci starò?

Lo  capiamo che sono in gioco i fondamenti della convivenza civile e i percorsi della vita democratica?   Ciao.  Con cordialità.