Etichettato: Ballottaggio 2010

Non ci sto. Il Patto Nuovo a Mantova non può sostenere la PDL.

Vi rendo nota la risposta che ho ritenuto di inviare ad Antonino Zaniboni, Il patto Nuovo per Mantova, come riflessione sul documento[1] che mi ha gentilmente inviato e nel quale motiva la posizione del suo gruppo in occasione del ballottaggio per il sindaco di Mantova. Mi farebbe piacere avere qualche vostro commento sia al documento e alla situazione mantovana, sia alla mia risposta. Un caro saluto.

Alessandro Monicelli

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Contrariamente a quanto fatto finora rispetto ai messaggi che mi inviavi, colgo l’occasione, nel ringraziarti, per un breve commento. Non tanto sulla decisione di non appoggiare alcuna lista, che a questo punto era la sola possibile dignitosa soluzione (dopo una campagna di reciproca denigrazione e dopo soprattutto aver imbarcato “tanti” non so se più interessati a un disegno politico alternativo o alla vendetta personale), quanto sulle motivazioni che hai addotto. Per me ne manca una clamorosa e fondamentale, che avrei desiderato leggere e che ancora una volta segna il discrimine fra i nostri modi di guardare alla politica, che hanno fermato l’esperienza di “Rete Democratica” [2]che doveva segnare l”inizio di un nuovo partito e che alla fine ci ha visto entrambi, pur con strade opposte, non parteciparvi.
Alcune volte mi hai fatto  sapere che “non avevi capito” il nostro contendere (politico, intendi bene, mai personale!): cercherò di dirtelo in riferimento a quest’ultimo tuo documento.
Io diffido profondamente (e ne ho grande rifiuto) delle mille liste civiche che nascono all’insegna “dell’apolitica”, del non essere “nè di destra, nè di sinistra”, di non fare riferimento ad alcuna “ideologia” e di cercare solo il “bene e i bisogni dei cittadini” attraverso il mitico “programma”. Proprio perchè sono profondamente convinto che il fatto di fare politica e quindi dell’amministrare la cosa pubblica prima di tutto sia la grande arte del costruire una comunità civile, sono di coseguenza convinto che qualunque programma non può prescindere da alcuni “valori non contrattabili” che vengono prima e che costituiscono un discrimine netto, ancora e a maggior ragione in questa povera Italia di oggi, fra una parte e l’altra. Sono la partecipazione e non il populismo, sono la laicità e non il falso clericalismo, sono la difesa di tutti i diritti di tutti e non la discriminazione e l’ingiustizia, sono l’osservanza delle regole e non l’interpretazione di comodo, sono l’affermazione dei principi democratici scaturiti dalla vittoria sul fascismo (la nostra è una Costituzione “antifascista”), sono il rispetto delle istituzioni che consentono l’esercizio della democrazia e non la loro delegittimazione.
Oggi il centro sinistra nel suo insieme balbetta su tutte queste cose, non sa esprimere valori identitari forti e chiari e anch’io non so bene dove potrei collocarmi.
Ma so di certo, però, con chi non mi metterei mai.
Allora, per tornare a noi e al tuo documento, voglio dire chiaro che non me ne può fregare più di tanto che si possa avere lo stesso programma di dove fare i parcheggi, dove edificare o non edificare, quale economia sviluppare… Se il fine ultimo della politica è la costruzione di una società (nazione, regione, comune) dove ciascun individuo trovi la sua piena e completa realizzazione, la mia scelta non può che avvenire a monte dei programmi che concretamente potrebbero addirittura materialmente coincidere. In questa logica allora ritengo che tu abbia fatto un passaggio non dovuto scegliendo di contattare la PDL (ma in politica, tu mi insegni, non ci possono essere “mai” – ma anche questo è un elemento che ci divide -), ma, una volta fatto, avrei voluto leggere che un democratico e cattolico come te non poteva fare accordi con chi non rappresenta quei valori che prima richiamavo, che fra te e loro c’è un divario insormontabile etico, morale, civico e democratico. Non c’è tutto questo: mi rammarico e mi preoccupa il solo pensiero che in qualche modo si sia anche solo pensato di poter favorire o contribuire all’ascesa al potere di una forza che a livello nazionale sta facendo quello che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno e che localmente attraverso  sue componenti addirittura xenofobe, ci fa convivere con assurdi tagli di panchine[3], con ordinanze sui barboni o sui diversi[4], che paghi (mentre si tagliano i fondi alle forze dell’ordine) qualche povero cristo fallito perchè con pettorina sgargiante e telefonino passeggi per le strade e i giardini a garantire la nostra sicurezza[5], che discrimini i bambini fin dalle scuole materne[6], etc, etc..

Se la politica è questo “mercato delle vacche” dove non ci sono più  elementi identitari e valoriali (non ideologismi preconcetti !!!) capisci perchè non ci sono stato, perchè non ci sto e perchè non ci starò?

Lo  capiamo che sono in gioco i fondamenti della convivenza civile e i percorsi della vita democratica?   Ciao.  Con cordialità.

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