Analisi della relazione politica 2011 del Pd mantovano

Ci può essere nulla di più avvincente dell’analisi di una relazione politica provinciale? Mentre sta per cominciare l’avventurosa ed eccitante esegesi del discorso di un contemporaneo segretario provinciale di partito, già fremo e con vaghi gesti delle mani mi libero di altre letture assai più noiose. Entro subito nel merito.

Ho conosciuto Massimiliano Fontana e sono convinto di condividere con lui una buona parte delle mie idee politiche, evidentemente non tutte poiché da tempo abbiamo scelto di far parte di dimensioni politiche differenti. Quel che si leggerà in seguito è un’analisi del solo documento scritto, certamente non dell’uomo. D’altra parte, come si giudica un uomo?

Un testo scritto invece può essere sottoposto ad analisi critica, sotto diversi approcci. Un modo interessante potrebbe essere l’approccio psicologico al discorso. Magari si potrebbe dedurre dalle questioni e dai fatti rimossi un sostanziale conflitto interiore al partito, una latenza composta di irrisolta incompletezza, un edipico assassinio del padre (il Pci), un forte desiderio di fottere la base. Ovviamente sto scherzando, mi si consenta di alleggerire un discorso di per sé forse poco accattivante. Torno al tono politico del discorso.

Tale relazione scritta (che qui allego in pdf) è stata presentata nel luglio 2011 all’assemblea provinciale del Pd mantovano e firmata dal segretario provinciale. Il documento intende condurre una sintesi della sensibilità politica del Partito democratico di Mantova, o quantomeno della sua segreteria provinciale.

ANALISI SUB-SPECIE POLITICA

Colpisce alquanto notare che l’unico riferimento di teoria politica citato nel testo si rivolge a John Locke, un filosofo britannico del Seicento.

Il Partito democratico ha assunto tale appellativo in conformità con la tendenza generale tardo-novecentesca a una de-ideologizzazione in politica, sostanziatasi in partiti assai più assimilabili a comitati elettorali che a rappresentanze di una visione coerente di una prospettiva politica. Il richiamo al termine “democratico” è inoltre un chiaro riferimento all’esperienza statunitense oltre che un frettoloso e maldestro smarcamento ideologico dalle esperienze pregresse. Che la questione ideologica giaccia irrisolta nel Pd nazionale lo si vede dalle frequenti divisioni interne sulle scelte valoriali più dibattute: diritto di famiglia, religione, guerra, scuola, federalismo, etc.. Ma non intendo digredire su quella che io ritengo la quaestio princeps del Pd italiano.

John Locke (1632 - 1704)

John Locke (1632 - 1704)

La cosa assai più rilevante, tornando al documento in analisi, è che l’unico riferimento teorico è rivolto a un filosofo inglese di quattrocento anni fa: Fontana assume Locke[1] come riferimento quando deve descrivere la società civile. Ora, mi chiedo come sia possibile parlare della società civile oggi senza considerare che essa può nascere solo da una reale consapevolezza di se stessa. Per rimanere in ambito liberale si sarebbe potuto citare più correttamente J.S. Mill, Bentham, Kant al limite! Chiedere un riferimento a Gobetti, Martin Luther King, Berlinguer o Rifkin (in rapida selezione cronologica..) sarebbe stato troppo immagino. Mi chiedo dunque cosa intenda la segreteria del Pd mantovano per società civile. Mi allarma assai leggere quanto scritto nel documento in analisi, se non altro perché si deduce la volontà di parlare di un qualcosa senza conoscerlo per davvero. Per dire, lo sa Fontana che attribuendo a Locke i prodromi della nascita del concetto che oggi si definisce come società civile la si caratterizza, e non poco, di un certo intrinseco corporativismo? La si priva del suo reale potere, la sovranità popolare? Farei molta attenzione a questo singolare passaggio della relazione politica del segretario mantovano: secondo questa visione in politica non sarebbe tanto determinante la partecipazione popolare alle decisioni politiche, quanto la concertazione fra corporazioni di rappresentanza, o fazioni politiche presenti fra gli organi decisionali.

Siamo disposti a credere che si sia trattata di una semplice svista forse, ma poi confortiamo questa preoccupante visione politica della società con altre parti del documento, dove leggiamo con frequenza di un partito che assume solo per sé il compito di rappresentanza e si arroga la facoltà di selezionare – secondo le proprie sensibilità – gli esponenti più in vista della società civile.

Secondo questa interpretazione, ci si dimentica di alcune prerogative fondamentali della società civile. Essa è apartitica, plurale, progressiva, acefala (o con mille teste, che è lo stesso). La connotazione qui afferita alla società civile si adatta meglio a una pluralità di singoli gruppi, ciascuno con un proprio referente che faccia da “ponte” fra questa e il partito.

Martin Luther King (1929 - 1968)

Martin Luther King (1929 - 1968)

Incredibilmente si descrive la società civile come portatrice di «un bisogno nuovo, una volontà riformatrice che dobbiamo interpretare[2]», più avanti ancora si accenna a «questa novità, di questa nuova presenza[3]» e a «un impegno nuovo[4]» dei cittadini. Comprendo l’enfasi data dall’allora recente successo elettorale e referendario, ma l’utilizzo di questo lessico potrebbe lasciar trapelare una sostanziale mancanza di interesse per la storia della società civile attuale, che non nasce oggi. Non è presente nessun appunto sul fatto che il referendum 2011 non era stato promosso dal Pd, nè che alle precedenti elezioni provinciali il candidato di centrosinistra prese più voti mentre il candidato di centrodestra ha ottenuto oggi diecimila voti in meno[5].

Evitare di fare accenno alla storia della società civile mantovana e presentarla solo nelle sue più recenti espressioni non è una buona prassi per chi desideri comprenderla per davvero. Speriamo allora che non sia così, e che la società civile non sia intesa dal Pd mantovano come un sistema locale di bacini elettorali da soddisfare con «snodi fondamentali delle istituzioni mantovane[6]».

Senza fare alcuna polemica, e rimanendo in ambito politico generale, dalla lettura del documento pare si evinca una sostanziale separazione fra partito e società civile, con contiguità occasionali denominate «connessioni[7]». Possibile che non si comprenda che anche i partiti sono società civile? Se così non fosse, i partiti sarebbero formati solo dai dirigenti.

Questa società civile, poiché nasce da un’esperienza post-illuminista (e dunque può dirsi più modernamente democratica) desidera rappresentanza e non cooptazione. Ciò dovrebbe avvenire assolutamente dentro ai partiti (art. 49 della Costituzione, citato nel documento e non approfondito) oltre che fuori da essi.

Fabio Di Benedetto


[1] Cfr. M. Fontana, Relazione politica. Assemblea provinciale del 22 luglio 2011, Mantova, p. 3.

[2] Cfr. Ivi, p. 2.

[3] Cfr. Ivi, p. 3.

[4] Cfr. Ivi, p. 5.

[5]Cfr. Dati elettorali sul sito del Ministero dell’Interno: http://provinciali.interno.it/provinciali/amm110515/retro/P045.htm

[6] Cfr. M. Fontana, Relazione politica, p. 3.

[7] Cfr. Ivi, p. 5.

Annunci

  1. Elio Manfredini

    DA ORRORE QUOTIDIANO
    Anche a me capitò rifiutare di capire. Per quanto ingiustificabile l’agire stupidamente, fu per x immensa umiltà. Anche Mario Potecchi CON ingegno a spiegarmi che avevano paura di me. Mario, ancora vive. Deceduto in incidente stradale 24 anni fa il 25 Aprile.. Perciò la federazione di Mantova, non mi stupiva quando alla festa del PD vietava a Sergio Staino di parlare con la gente. Per paura. Non ancora vinta. Non potrà aver dignità alcuna fino a quando è esserci con il coraggio. PD senza guida. Ad un convegno con il tutto presente, usciva la intera mandria. Facevo finta di parlare alle persone, ma erano sedie soltanto. Leggevo la mia relazione scritta pensando che non si divertivano e non erano, non potevano divertirsi, logico non emozionato. ma immensamente mi divertivo sereno, mi parve averli feriti. Poiché fatico considerarli fascisti, cioè persone che ad esserci in essi il “me ne frego” è fascista, frase insieme a “M’importa è antifascista” davanti la scuole di Barbiana. Qualche persona dentro il centro sinistra saprà spiegare vari significanti con coraggio? Qualche donna impegnata in “Se non ora quando?” saprà vincerne la paura? La federazione di Mantova mi rifiuta un posto a Suzzara in corriera per sabato a Roma. Con il il PD di Catanzaro andrò alla manifestazione a Roma. Sapere esserci semplici e volgari arricchisce. Complimenti. Forse saper parlare con il tutto rasserena come non diverte il rifiutare. Povero PD Volgari similitudini in tutto il centro sinistra locale:-) Se parli con essi lo negano ma la logica fa giustizia, poiché se il mio posto esiste ci vado. Giusto esista a Suzzara soltanto.

  2. Elio Manfredini

    DA IL PECCATO DEL COMPROMESSO-Le belle bandiere, conosciute da quando bambino. “ormai l’inorme maggioranza dei cattolici, specialmente giovani, non è + fascista, anzi, è antifascista. Giovanni ventitreesimo lo sapeva, e quindi” “non aver bisogno di alcun compromesso con i cardinali reazionari..tutto il vangalo risulta che il più grande peccato è il compromesso.

  3. Elio Manfredini

    DA L’ANNIVERSARIO UN PENSIERO
    “Le belle Bandiere” di Pier Paolo Pasolini, risposte a lettere di sua Rubrica iniziata il 1960 su il settimanale Vie Nuove. Onestà, precisione e intelligenza rappresentava ciò che era giusto dire di “Le belle bandiere” . Poiché completa di infiniti colori. Nel 4 febbraio 1965, una Magda Righi gli si rivolgeva dicendo che “ho ammirato molto le risposte e i chiarimenti che lei ha dato sulla Sua recente opera. Ma per la verità, ho fatto fatica a seguire i ragionamenti dei suoi interlocutori e i suoi, soprattutto per la ricercatezza delle parole…..non è possibile esporre i problemi e le critiche che riguardano l’arte con un linguaggio accessibile a tutti?…. desidererei che lei esprimesse un suo parere.” La risposta di Pier Paolo è “ Certo, ogni problema, anche il più arduo, può essere semplificato o volgarizzato. Le varie riviste di selezione lo stanno a dimostrare. Ma la semplificazione e la volgarizzazione sono profondamente diseducative… Tale informazione non aggiunge” produzione “ alla cultura di chi la legge: aggiunge solo l’illusione di sapere qualcosa di più …. il mio linguaggio, anche qui in questa rubrica, si presenta come un nemico da vincere, per quanto io mi sforzi di renderlo chiaro.”
    Su il corriere della sera scrisse della difficoltà non ha farsi capire, ma che l’abitudine alla volgarizzare, portava al rifiuto a capire.

  4. Magda Righi

    Sono la Magda Righi del libro di Pasolini (ora sono su Facebook) e mi ha fatto molto piacere che quelle mie parole, ma, sopratutto, la risposta di quel grande intellettuale, siano state rilette con tanta attenzione per una migliore comprensione della realtà attuale.

  5. Pingback: DIPENDE DA NOI! Sostegno all’appello di Gustavo Zagrebelsky « Libertà e Giustizia – Mantova

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...