Resistenza Sud-americana. A Suzzara, Asola, Viadana…

Eugenio ha scritto al nostro coordinatore, pubblichiamo il suo intervento.

Caro Alessandro,

ricevo il tuo messaggio angosciato e rileggo la lettera drammatica di Sandra Bonsanti al Presidente.

Condivido la preoccupazione, oramai assillo, di fare qualcosa, ciascuno di noi. Penso che il Presidente Napolitano sia troppo solo e non possa così com’è reggere il peso delle responsabilità che ogni giorno vengono scaricate sulle sue spalle.
Penso che che i moribondi dell’opposizione parlamentare e i morti di quella extraparlamentare costituiscano, ogni giorno di più, un impedimento alla rivolta contro il regime delle rivalse e delle vendette che governa il paese. Formano un diaframma mediatico, a loro volta, che impedisce alla base democratica del paese, che ancora crede in loro per una buona parte, di esprimersi come saprebbe. La forma-partito, svilita a clientela e da tempo assimilata alla forma-mafia, è oramai strumento improponibile.
Occorre ricominciare dalle nostre forze e dalla nostra immaginazione, di singoli. Come fu dall’8 settembre del 1944.
Mi sento estraneo all’opinione corrente, anche di opposizione. Ancora troppi ex-qualcosa, somari di ritorno che nascondono qualche cappello da porre sulle iniziative comuni; ancora scarsa propensione a rinunciare al sé (berlusconiano o dalemiano che sia). Non convinto io stesso di andare esente da questi difetti, sicuro che altri sono pronti a caricarmeli per pareggiare vecchi conti.
Ciò detto vorrei tuttavia comunicare una proposta, uno stimolo, che già ho provato a far circolare in altre sedi: un modo per cominciare da zero e farsi vedere senza nulla chiedere.
Mi piacerebbe che si cominciasse a scendere per le strade, di persona, e occuparle in parte: uno, due, cinque, dieci, cinquanta persone, in luoghi significativi, con qualche semplice scritta, a ore fisse, ogni giorno (o ogni settimana?). Non nei soliti ghetti dove si fanno rifugiare i banchetti per firmaioli. Ma dove si può dare nell’occhio, o un po’ di fastidio. Davanti al tribunale, alla prefettura, alla questura, davanti alle scuole, ai cinema, alle sale da concerto, ecc. In modo da farsi vedere; per dire che ci siamo, che siamo aperti al dialogo con tutti quelli che stanno contro, contro la menzogna fatta governo, contro l’ignoranza divenuta egemone per mezzo della televisione e della pubblicità commerciale, per far finire l’insolenza della peggiore destra europea. Il modello, come capisci, è quello della resistenza sud-americana.
Non sono forse il più adatto a far proposte di questo genere; ho poche energie da spendere, sono poco propenso agli entusiasmi, poco aperto.
Consegno a te la proposta che credo non bisognosa di approvazioni superiori o di intese ampie. Basterebbe cominciare, come e dove si può, mi pare, e passar parola (a Suzzara, a Asola, a Viadana, ecc.).
Con qualche illusione ancora, ti ringrazio per quel che fai e ti saluto con vivissima cordialità.
Eugenio Camerlenghi
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