Sfruttamento del Lavoro irregolare a Mantova e Reggio Emilia

Sabato 11 Luglio a Reggio Emilia sfila il corteo di Città Migrante contro il pacchetto sicurezza in discussione in Parlamento. Questa volta a sfilare saranno i lavoratori immigrati, supportati dal movimento cittadino IO NON HO PAURA.

Normalmente gl’irregolari (il 16% sul totale degli immigrati) non si occupano di proteste civili ma pensano solo a lavorare e guadagnare. A Reggio Emilia però non solo sono costretti a lavorare con paghe da fame ma non sono neppure pagati. Obbligati a lavorare gratis e in condizioni precarie sotto la minaccia del datore di lavoro.

L’immigrato in Italia diventa irregolare dopo 6 mesi poiché scade il permesso di soggiorno ed è impossibile rinnovarlo. Per restare in Italia è necessario ricorrere a metodi illegali, spesso proposti dalle stesse ditte italiane. Nel nostro Paese abbiamo mezzo milione di persone costrette a lavorare nell’illegalità e sotto ricatto di aziende italiane che non esitano a:

  • pagare salari da 1,70 euro l’ora (o non pagare affatto);
  • negare assistenza medica in caso d’infortunio (o abbandonare il cadavere come a MANTOVA);
  • corrompere funzionari della Polizia e amministratori pubblici (come a MANTOVA).

Lo Stato nega agli immigrati il diritto alla casa popolare (è necessaria la presenza regolare sul suolo italiano per almeno due anni) e altre normali procedure civili per cui è richiesto il permesso di soggiorno. Che però non viene rilasciato. Con questo disegno di legge sulla Sicurezza, che critichiamo duramente, saranno sottratti i figli alle badanti irregolari, aumenterà il lavoro nero e la capacità di ricatto degli schiavisti italiani, saranno vietati i matrimoni fra italiani e irregolari e altre nefandezze ancora…

Capirsi sui termini.

La parola irregolare suggerisce l’idea che vi sia la possibilità di essere immigrato regolare ad alcune condizioni. Invece tale status è negato A TUTTI a causa della sclerotica lentezza della procedura per ottenere il permesso di soggiorno. Tale situazione, manco a dirlo, è funzionale solo all’incremento del lavoro nero.

Chi ci guadagna è la famigliola che evita di pagare le tasse sulla badante (magari costringendola a turni massacranti o negandole assistenza in caso d’infortunio per non aver problemi con la Guardia di Finanza. In Italia 6 badanti su 10 sono in nero), le mafie e le ditte che guadagnano manodopera succube e a basso costo (capita pure che non paghi affatto, come a Reggio Emilia).

Si capisce che il fenomeno dello sfruttamento dei clandestini è generalizzato in tutto il Paese (539.000 in Italia, MANTOVA è la seconda città per rapporto clandestino/cittadino dopo Brescia). Si tratta soprattutto di migranti provenienti dall’est-europeo, molti dei quali nel settore edile e agricolo.

La EDILNORD di Reggio Emilia è (era) un’azienda edile che riceveva appalti da Comuni e Province. Costruiva grazie alle concessioni dei nostri amministratori e scambiava oneri di urbanizzazione con nuovi terreni edificabili. Per fare case sfruttava lavoratori irregolari costringendoli a vivere in nove in 30m/q, pagandoli 1,70 l’ora, lasciando a casa 300 di loro senza alcun stipendio o liquidazione. Il tutto avveniva anche grazie alla connivenza di alcuni uomini della Questura di Reggio Emilia.

A Mantova hanno appena arrestato Don Alfonso Filosa perché riceveva mazzette dagli imprenditori perché non verificasse le situazioni d’irregolarità nelle loro aziende.

A Mantova abbiamo un reale problema di sfruttamento del lavoro irregolare, nei campi agricoli e nelle aziende in subappalto soprattutto.

La situazione è molto grave. Spesso gli schiavisti del nostro territorio campano grazie a fondi pubblici. E’ precisa responsabilità dei nostri amministratori il controllo delle aziende in appalto, oltre alla normale verifica della regolarità dei cantieri in generale. La mia casa, la mia scuola non voglio nasca dallo sfruttamento d’immigrati e dalla violazione dei diritti umani.

Sabato 11 Luglio, ore 18.00 in Porta Santa Croce (RE), per chiedere l’attenzione della Società civile e delle Istituzioni.

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