Rompiamo il silenzio, insieme con LeG-MN

Credo che il documento «Rompiamo il silenzio» con cui Libertà e Giustizia è tornata a farsi sentire a livello nazionale rappresenti qualcosa che trascende l’associazione stessa e coglie tutta la drammaticità acuta di una situazione politica, culturale e sociale che attanaglia il paese.  La cultura politica che esprime la classe dirigente che ci governa, l’assenza di un’opposizione in grado di proporre temi e valori capaci di contrastare questa deriva e l’acquiescenza, l’indifferenza, il qualunquismo e la ricerca dell’interesse personale fuori da ogni contesto del bene comune che prevale nella maggioranza dei cittadini, innescano non solo un corto circuito della vita sociale del paese, ma mettono anche in gioco le stesse istituzioni, le regole e i contrappesi che ne assicurano il funzionamento e, in definitiva, la democrazia.  Il quadro può essere sconfortante, ma è questo e occorre guardarlo in faccia: il populismo sempre più demagogico che rincorre e solletica la «pancia» della gente, la concezione «padronale» dello Stato e dei suoi organismi che si giustifica con l’avere avuto la maggioranza, una delegittimazione di ogni altro organismo di garanzia (presidente della Repubblica, Parlamento, Corte Costituzionale, magistratura), l’occupazione e il controllo dell’informazione, la destrutturazione (tagli di fondi e di servizi) degli elementi chiave che costituiscono e fondano la socialità e l’eguaglianza quali la scuola e la sanità in favore del privato, l’indebolimento della capacità sindacale del cittadino attraverso contratti di lavoro sempre meno tutelanti, il mantenimento del precariato diffuso, l’affossamento della class-action, le leggi in favore dell’alta finanza e delle imprese (si pensi a quella sugli infortuni sul lavoro), il bene comune del territorio sempre più asservito agli interessi economici di pochi e dei più forti, gli interventi di regolazione dei flussi migratori sempre più con espliciti connotati di razzismo, gli interventi di stampo neo clericale sui temi etici (testamento biologico, fecondazione assistita, coppie di fatto, ecc.) che vanno a intaccare i diritti fondamentali di ciascuna persona.  Di fatto la Costituzione, le regole a garanzia dei diritti di ciascuno di noi e della convivenza sociale, viene, senza nemmeno più dirlo esplicitamente come lo fu nel caso della proposta di riforma costituzionale fermata con il referendum, non applicata, svuotata, distorta, snaturata. Quando riemergerà finalmente un briciolo di sana indignazione di fronte a quanto avviene nel nostro povero paese? E «se non ora, quando?» si domandava Primo Levi ripensando ai giorni tragici del 1943 quando «un muto bisogno di decenza» sconfisse la rassegnazione che regnava nell’animo della maggior parte degli italiani e portato al riscatto dal fascismo.  Libertà e Giustizia vuole farsi punto di raccolta di quanti si sentono «dispersi e smarriti», vuole impegnarsi a divenire osservatorio attento e puntuale di quanto avviene ogni giorno e soprattutto vorrebbe riuscire a farsi «voce» che denuncia, fa conoscere, aiuta a riflettere, costruisce una controinformazione e se è possibile, una opposizione. Da soli non abbiamo le forze e le possibilità di fare molto. Sappiamo bene che altre molte persone e altri gruppi da tempo già lavorano su temi specifici e sono impegnati sul territorio. Con la proposta di costituire i «Comitati per la democrazia» vorremmo metterci in rete con loro per far conoscere meglio e di più il lavoro di ciascuno e avere così più voce per farci sentite e più forza per provare a cambiare la rotta.  Questo appello lo abbiamo lanciato nella lettera del 29 marzo, lo ribadiamo con questo intervento e lo vogliamo cominciare a concretizzare nell’incontro pubblico che si terrà a Mantova giovedì 7 maggio, alle 21, presso la sala degli Stemmi con la nostra Presidente Sandra Bonsanti. Già alcune associazioni, oltre che singoli cittadini, hanno fatto sapere il loro interesse e la loro disponibilità a parlarne ed a ricercarne le modalità per realizzarlo: l’incontro del 7 può quindi divenire il primo momento di incontro.  Si deve porre mano a ricostruire una cultura civica che è stata già pesantemente intaccata ed che ogni giorno risulta oggetto di nuovi attacchi: insieme possiamo farcela.

Alessandro Monicelli

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