Giustizia e Libertà sbarca su internet

Creare uno spazio di confronto e di esercizio del pensiero critico nel segno dei valori costituzionali: questo l’obiettivo del movimento Giustizia e Libertà, che in queste settimane sta riorganizzando le proprie attività. Come ha sottolineato il coordinatore Alessandro Monicelli in occasione della riunione dei componenti del circolo di Mantova, svoltasi martedì nella sede della circoscrizione Centro, l’associazione presieduta da Sandra Bonsanti e fondata tre anni fa, dopo aver avuto un ruolo fondamentale nell’ultima battaglia referendaria e aver lavorato alla costruzione del PD, da cui però è uscita sia a livello nazionale che locale, si pone oggi come movimento d’opinione sui temi della Costituzione. «Giustizia e Libertà non è un partito e non scenderà in campo alle prossime elezioni amministrative – ha ribadito Monicelli – il nostro obiettivo è quello di stimolare il confronto e di collaborare con altre realtà associative. Sul fronte organizzativo, sabato parteciperemo ad un incontro a Milano con i coordinatori dei circoli di tutt’Italia; tra i progetti locali c’è anche quello di un sito internet dedicato all’associazione». Il movimento ha ritrovato slancio dopo l’appello di febbraio a firma del presidente onorario Gustavo Zagrebelsky, insigne costituzionalista dell’Università di Torino e già presidente della Corte Costituzionale. Un documento forte, sottoscritto da intellettuali di spicco aderenti al movimento come Giovanni Sartori, Umberto Eco e Claudio Magris, in cui il professore ha denunciato la presenza di “segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizioni per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti”. Le linee fondamentali dell’appello sono state poi riprese dall’avvocato Sandro Somenzi, che ha analizzato in quest’ottica il caso di Eluana Englaro: «Questa vicenda umana così drammatica è stata sfruttata con molto cinismo ai fini dello scontro politico. In un momento in cui l’emotività dell’opinione pubblica era molto sollecitata il Governo ha colto l’occasione per sferrare un attacco violentissimo alle istituzioni». Potere giudiziario in primis: «Per evitare di dare esecutività alla decisione della magistratura – ha proseguito Somenzi – il Governo è ricorso a un decreto legge, attaccando poi il Presidente della Repubblica, che è organo di garanzia, per non aver apposto la firma. La vera posta in gioco nel caso Englaro non è la difesa della vita, bensì la messa in discussione della stessa Costituzione».

di Virginia Novellini (GAZZETTA DI MANTOVA, Cronaca, pg.14)

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