La spartizione delle poltrone e il nuovo Pd

Tanti cittadini sono in attesa di qualche segnale forte e chiaro di questa politica che dice a parole di volersi rinnovare, organizza incontri, magari con personaggi interessanti, ma a cui finisce col partecipare la solita platea degli iscritti, gestita dai soliti noti (magari con il nuovo stile Mediaset – è arrivato il sindaco, un applauso…. è fra noi il presidente della Provincia, un applauso… -) e dove la grande novità sta nell’invertire l’ordine di chi parla: prima gli esterni e poi i professionisti della politica.

Nella pratica quotidiana intanto si continua imperterriti a battere le solite strade dell’occupazione di ogni potere piccolo o grande che sia e si manca qualsiasi accenno ad una sana autocritica e concreta ricerca di una partecipazione diversa ed attiva. Ma vediamo di essere «concreti» e di chiamare le cose con il loro nome. Prendiamo ad esempio le nomine di alcuni importanti enti pubblici mantovani che avverranno in questi giorni. Il nuovo Pd in fieri, strumento di un nuovo modo di fare politica, avrebbe alcune buone occasioni per dimostrare discontinuità col passato, inaugurare nuovi metodi, privilegiare competenze e capacità manageriali, aprirsi alla ricchezza del panorama della società civile. «La presidenza della Tea spetta alla Margherita» leggo sulla Gazzetta. Di grazia, in base a cosa, a quale diritto, a quale norma, a quale logica economica e manageriale? Il cittadino comune pensa che una società che deve erogare beni o servizi alla comunità debba avere una dirigenza competente in materia e capace di gestire e far funzionare l’impresa in modo da garantire il miglior servizio al minor prezzo possibile. I politici hanno un’altra logica e ce la spiega con chiarezza lo stesso segretario della Margherita sulla Gazzetta: riassumo con parole mie «siccome la Tea ha la fortuna di avere un buon direttore generale che già sa far funzionare l’impresa, non c’è bisogno di un tecnico alla presidenza, ma bensì di un politico». Cosa vuol dire? Quale funzione dovrebbe avere? Tradotto in volgare qualunquismo da bar significa che ci può andare il più emerito degli incapaci basta che abbia la tessera giusta? Restiamo in vigile attesa di capire.

Ma la cosa migliore sta accadendo all’Apam, senza che alcuno sollevi il ben che minimo dubbio sul davvero indecoroso balletto che si è messo in scena alla luce del sole, come fosse la cosa più normale. Se ho capito bene le cose sono le seguenti:

  1. l’Apam si appresta ad approvare l’ennesimo bilancio in pesante passivo (ahi per noi che con i nostri soldi dovrà essere ripianato il deficit);
  2. esiste una legge dello Stato (intendo quello Italiano!) che dice che gli amministratori di enti e società pubbliche che approvano bilanci in passivo per il terzo anno, non possono più ricoprire quelle cariche (mi sembra logico ed il minimo!);
  3. il cda in carica pensa di dimettersi prima dell’approvazione di detto bilancio;
  4. alcuni amici compiacenti li sostituiscono «provvisoriamente» (un favore dato oggi apre la speranza di un favore domani) e si prestano alle bisogna assumendosi il compito di firmare il bilancio passivo;
  5. gli stessi amici si fanno subito dopo da parte ed il vecchio cda è pronto a tornare in sella (purtroppo per loro non ci sarà posto per tutti perché nel frattempo un’altra legge dello Stato – sempre quello italiano- ha imposto un numero inferiore di componenti!) garantendosi così ancora un ulteriore mandato triennale dove poter gestire altri bilanci… in perdita.

Nessuno ha niente da dire? Che differenza c’è con i furbetti del quartierino? O non è addirittura peggio se gli stessi che fanno le leggi trovano normale aggirarle furbescamente come si sta facendo? Forse mi si dirà che non c’è «niente di penalmente illecito» cosa questa che pare diventata il metro su cui si misura oggi la liceità o meno dei comportamenti politici. A me, ancora evidentemente prigioniero di vecchi moralismi e di una concezione etica della politica, mi fa semplicemente schifo! Sarebbe questo il nuovo modo di fare politica, di suscitare speranze nuove e rinnovato entusiasmo nella gente sempre più stanca, demotivata ed incazzata, di privilegiare il metodo della trasparenza e della partecipazione? Sono certo che nessuno vi fermerà e queste parole, come quelle di tanti altri con più capacità ed autorevolezza delle mie, ancora una volta resteranno lettera morta.

Ho una proposta che completa la richiesta di rendere note le «consulenze» di cui i nostri amministratori hanno avuto bisogno per ben amministrarci: pubblicate anche un elenco delle società, enti e quant’altro c’è in essere con tanto di nomi e cognomi, con accanto la tessera di riferimento ed il titolo di competenza (in qualche caso – come per Mantova Parking – sarebbe utile anche il grado di parentela, ma non esageriamo in questi moralismi qualunquistici) così che il cittadino possa conoscere da chi è amministrato e valutare se almeno c’è la persona giusta al posto giusto. Un partito nuovo? Temo che a Mantova non avremo nemmeno un nostro piccolo Veltroni su cui riporre qualche speranza.

di Alessandro Monicelli

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