Rinnovamento e partecipazione insieme a equità e giustizia

Lasciate dire anche a noi, in qualità di cittadini-elettori dell’Ulivo, che significato dare e che caratteristiche dovrebbe avere un eventuale futuro Partito Democratico.

Un partito in cui sia possibile far convergere le aspettative di rinnovamento morale e culturale, i bisogni di equità e giustizia, la trasparenza e partecipazione nella rappresentanza politica.

Solo corrispondendo a queste aspettative sarà possibile rompere quegli steccati, interni al centrosinistra ma anche tra gli opposti schieramenti, che sembrano rendere così difficile uscire da quella che appare ormai una generale crisi di sistema del nostro Paese.

1 – Rinnovamento morale e culturale. Non corrisponde solo a un generico bisogno di etica e di pulizia a fronte del succedersi di scandali che toccano ormai tutti i settori della vita pubblica, e sembrano avvitarci in una spirale di malcostume sempre più diffuso (”così fan tutti”, è diventata la regola della convivenza). Ma etica e morale pubblica hanno un effetto diretto anche sull’efficienza e competitività del sistema, a partire dalla politica. Come si seleziona in fatti, oggi, il personale dei partiti e degli amministratori pubblici? E’ questo primo scoglio di un Partito Democratico che voglia dare identità e slancio al rinnovamento della politica. Oggi il meccanismo del reclutamento è per lo più consegnato alla cooptazione o all’appartenenza a una consorteria. Un sistema che non premi ai migliori, ma solo i «fedeli», producendo così una distorsione nel reclutamento e nella allocazione delle risorse intellettuali. E’ premessa indispensabile alla formazione di un nuovo partito prevedere modalità di reclutamento che consentano effettivamente l’emergere di personalità, di modelli, in cui i cittadini possano riconoscersi e da cui sentirsi rappresentati. I migliori in termini di cultura e spirito di servizio, piuttosto che per l’ambizione e spregiudicatezza. E poi una decente preparazione culturale: i francesi, hanno la prestigiosa istituzione ENA (Ecole National d’Administration), gli anglosassoni un calvinistico sistema di competizione aperta ed efficiente. Noi avevamo una “Cà zoiosa”, fucina dei migliori principi umanistici del Rinascimento… ma era appunto 5 secoli fa! Oggi avremmo bisogno di un adeguamento al livello europeo del nostro personale dirigente, di avviare una sorta di Erasmus anche per amministratori e dirigenti di partito per mutuare dall’Europa quel che qui non esiste (più).

2 – Bisogno di equità e giustizia. Non è solo un’aspirazione di tipo sociale, è una necessità per un sistema Paese che voglia dar fondo a tutte le sue risorse e consentire “anche agli ultimi dei suoi cittadini di progredire in ragione delle loro qualità, del loro impegno, del loro lavoro”. Esattamente il contrario dell’orrore manifestato dal Cavaliere, quando eccepiva che il figlio di un operaio potesse avere le stesse aspirazioni del figlio di un professionista. L’Italia è penultima in Europa nella graduatoria nelle disparità di reddito e cultura, mentre ai primi posti si trovano i paesi di democrazia più matura, che hanno saputo reagire meglio alle sfide delle trasformazioni economiche e dello sviluppo. Ma è anche a partire dalle strutture interne del costituendo Partito Democratico che devono realizzarsi questi principi di equità e giustizia.

3 – Trasparenza e partecipazione. Principi sempre predicati e quasi mai praticati, proprio perché manca alla base un corretto sistema di selezione del personale politico. E la recente legge elettorale non ha fatto che peggiorare la tendenza alla gestione oligarchica dei partiti, sia a livello nazionale che locale. La tradizionale struttura-partito era in crisi già da tempo: crisi di rappresentatività e crisi di elaborazione di proposte e contenuti. Molto più ricca, variegata e dinamica è invece divenuta la realtà dell’associazionismo, del volontariato, della cultura, delle iniziative spontanee che nascono dal territorio. E’ da lì che bisogna ripartire, creando strutture di ascolto e di scambio tra il Partito e la realtà economica e sociale che si muove nel territorio.

Per concludere. Chi ha più responsabilità per avviare un simile percorso? Naturalmente chi oggi detiene più potere, e quindi ha forse più ragioni per opporvisi. Ma è pur necessario se si vuole avviare un circuito virtuoso che sostituisca il circuito perverso in cui sembriamo precipitati. Per ridare al Pese, ai cittadini (elettori) qualcosa di muovo in cui credere.

Alessandro Monicelli

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